Caro “fai da te”

9 Settembre 2019, di Redazione Wall Street Italia

di Marco Mattei, consulente finanziario di Venezia

Spesso nella vita quotidiana e nei film assistiamo a comiche scene sul “fai da te”, ad esempio, quando pensiamo di poter aggiustare il lavandino di casa rischiando di trasformare la casa in Atlantide.

Investire funziona esattamente nello stesso modo. Quante volte noi consulenti assistiamo a veri e propri disastri fatti sul loro patrimonio da parte di clienti che pensano di poter dare una svolta alla loro ricchezza acquistando le giuste azioni? Questo si chiama scommettere, non investire, tanto vale puntare sui cavalli.

 

Chiamale se vuoi…”reazioni emotive”

Ovviamente questo vale quando il “fai da te” è fatto a caso, senza cognizione e soprattutto quando è governato dal peggior nemico dell’investitore: l’emotività. Più volte ho detto che la principale difficoltà nell’investire è proprio la gestione della propria emotività, che si declina in vari “bias comportamentali” (overconfidence, home bias, coping, ancoraggi ecc ecc…).

Perciò si aprono due scenari, che sarà il risparmiatore stesso a dover scegliere:

  • Studiare e apprendere i principi base dell’investimento (le c.d. regole del gioco) e applicarli
  • Affidarsi a un professionista che ti insegnerà anche a diventare un investitore virtuoso

Il portafoglio degli italiani

Parliamo ora delle caratteristiche del tipico portafoglio del risparmiatore medio italiano, scelto senza solidi criteri: totale assenza di titoli “oltre confine” (solo titoli italiani: home bias), notevole presenza di “blue chip” ormai in decadenza, forte correlazione tra titoli in portafoglio, scarsa diversificazione, società ad alto dividendo e abbondanza di titoli bancari.
Aspettative su questo portafoglio? Altissime (overconfidence) !

Passiamo all’atto pratico, quanto valore ha portato questo portafoglio al nostro investitore?

Eccolo qua: 3 linee per 3 portafogli, in modo da semplificare tutto, backtestati in 5 anni (2014-2019):

  1. Linea rossa: portafoglio “fai da te” carico di titoli “di casa”, minima diversificazione, notevole presenza di titoli bancari e blue chip;
  2. Linea blu: portafoglio che replica il mercato italiano nel suo complesso (FTSEMIB);
  3. Linea verde: portafoglio di mercato, replicabile con un ETF sull’MSCI ACWI.

I risultati?

  1. +14,59% (2,9% all’anno) per il portafoglio fai da te;
  2. + 21,40% (4,28% all’anno) per il portafoglio sul mercato italiano;
  3.  + 29,44% (5,88% all’anno) per il portafoglio di mercato.

Secondo le regole di mercato, logica vuole che il portafoglio più rischioso sia proprio quello che ha reso maggiormente. I dati invece ci portano ad una conclusione ben diversa: il portafoglio più rischioso (in termini di volatilità e di VaR) è proprio quello in linea rossa, ovvero il portafoglio “fai da te”.

Le motivazioni tecniche sono molteplici, si parte dalla correlazione fino alla diversificazione, ma il principio è uno solo: o sai come farlo oppure stai solo facendo una grossa scommessa.

Voi potreste giustamente controbattere “si però il portafoglio fai da te ha battuto il mercato per parecchio tempo!! “.

Si, è vero. Col senno di poi (consapevolezza tardiva), chiunque avrebbe preso profitto all’apice del valore del portafoglio! Ma mentre sei in navigazione, caro investitore, sei in grado di decidere con certezza quando “uscire”? E poi quando “rientrare”?

Il mercato non fa sconti e non regala pasti gratis: l’unico pasto gratis è la diversificazione, che effettivamente, ad oggi, senza tanti “senno di poi”, ha portato più valore rispetto alla tua emotività.

 

Questo articolo fa parte di una nuova rubrica di Wall Street Italia dedicata ai consulenti finanziari che vogliono raccontare le loro esperienze e iniziative professionali. Se siete interessati a pubblicare una vostra storia scriveteci a: social.brown@triboo.it


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