Vittoria della “Primavera algerina”: Bouteflika non si ricandida

12 Marzo 2019, di Alessandra Caparello

Dopo vent’anni di potere in Algeria, l’ottantaduenne presidente Abdelaziz Bouteflika rinuncia alle elezioni e ha deciso di non presentarsi alle elezioni per un quinto mandato e ha rinviato il voto del 18 aprile.

Una vittoria dei manifestanti anti governativi della “primavera algerina”, che nei giorni scorsi sono scesi in piazza in maniera pacifica in segno di protesta contro la quinta ricandidatura dell’attuale Capo di Stato. Ma a spingere Bouteflika, rientrato ieri nel Paese, sarebbe stato l’esercito. Colpito da un’ischemia nel 2013, l’anziano presidente algerino, a detta dei critici, sarebbe in realtà una “marionetta” nelle mani del suo stesso entourage.

Condividiamo le stesse aspirazioni e valori del popolo per una visione comune del futuro dell’Algeria.

Così il capo di Stato maggiore, Ahmed Ghaid Salah, parlando agli studenti delle scuole militari. Dopo la decisione di ritirarsi, Bouteflika ha rinviato il voto del 18 aprile e ha fatto dimettere il premier, Ahmed Ouyahia, sostituendolo con l’attuale ministro dell’Interno algerino, Noureddine Bedoui.

La mia situazione, la mia età mi permettono soltanto di compiere il mio ultimo dovere.

Bouteflika ha poi promesso una struttura di leadership ad interim per pianificare nuove elezioni presidenziali, che si terranno «nel prolungamento» di una Conferenza nazionale per la riforma politica e costituzionale, che dovrebbe terminare i lavori entro la fine dell’anno.

Il nuovo presidente sarà liberamente eletto, la Conferenza stabilirà la data delle nuove elezioni e io non sarò candidato (…) il progetto di Costituzione sarà sottoposto a referendum popolare.

Così ha affermato Bouteflika in un messaggio al Paese ma le opposizioni sono divise. Dopo l’annuncio di Bouteflika, il leader del partito islamico dell’Unione per la giustizia e la costruzione, Hassan Aribi, ha parlato di “una vittoria per la nazione”. Meno entusiasmo ha dimostrato invece Djilali Djadid, presidente del partito Djilid secondo cui si tratta sì della “prima vittoria del popolo” ma non basta.