Vitalizio: per 608 parlamentari assegno dopo 4 anni e mezzo di lavoro

15 Settembre 2017, di Alessandra Caparello

Da oggi, 15 settembre, 608 parlamentari incasseranno il vitalizio, una rendita da mille euro al mese dopo soli quattro anni, sei mesi e un giorno dall’avvio della legislatura. Un diritto per i diretti interessati, dopo quattro anni e sei mesi di legislatura dalle ultime elezioni del 2013, un privilegio ingiusto per gli italiani.

Sul vitalizio, un assegno pensionistico da mille euro al mese che spetta a 417 deputati e 191 senatori di prima nomina, nei mesi scorsi i Cinque Stelle hanno aperto una lunga battaglia per cambiarlo ma alla fine, scontri e polemiche non servono servite a nulla e tutto è rimasto com’era.

Si chiama ancora vitalizio ma nel 2012 è stato di fatto abolito in favore di un assegno pensionistico calcolato col metodo contributivo, legato a quanto l’onorevole ha versato durante gli anni del mandato. Il vitalizio veniva calcolato col metodo retributivo ed era molto più consistente: dopo solo cinque anni di legislatura si potevano incassare ben 3.108 euro lordi al mese una volta compiuti i 65 anni.

Ora tutto rimane così com’è, solo la platea dei beneficiari cambia e viene ampliata con 209 deputati del Partito democratico, una quarantina dei 54 eletti di quella che fu Scelta Civica fino a 153 eletti con il Movimento 5 stelle (compresi quelli che poi sono usciti dal M5s).

Da qui le accuse mosse ai parlamentari del Movimento 5 Stelle di far tanto rumore per nulla – o meglio per fini populisti in campagna elettorale – e poi prendersi anch’essi il vitalizio. Tuttavia i pentastellati alzano le barricate e affermano che chiederanno alla presidenza di Camera e Senato di intervenire sul regolamento.

“Chiederemo di dirottare i nostri contributi alle casse di appartenenza di ogni singolo parlamentare o all’Inps per chi non aveva aperta una posizione previdenziale prima di entrare in Parlamento”, hanno fatto sapere dal M5S.

Il Capogruppo alla Camera del M5S si è spinto persino oltre. Simone Valente ha infatti annunciato “un impegno sottoscritto” dei parlamentari del suo partito per “rinunciare alla pensione privilegiata” allo scoccare dei 65 anni.

E mentre 608 parlamentari incassano l’assegno, a puntare il dito contro i vitalizi è il presidente dell’Inps Tito Boeri, che in un’intervista al Corriere della Sera afferma:

“Trovo davvero grave che il Parlamento non abbia reso pubbliche le cifre sui contributi versati dai diversi parlamentari. Solo le Camere le hanno e non vengono date neanche all’Inps. Volessimo fare ricalcoli precisi sui contributi versati, non potremmo.