Via libera al decreto aiuti quater. Ecco cosa prevede

11 Novembre 2022, di Alessandra Caparello

Con un tesoretto di 9,1 miliardi di euro arriva il primo provvedimento targato Meloni. Il Cdm guidato dalla premier ha dato il via libero al decreto aiuti quater. Tra bollette e Superbonus 110%, vediamo da vicino le misure.

Decreto aiuti quater: le misure

In primis il provvedimento introduce la proroga fino alla fine dell’anno dei crediti di imposta per le imprese (con aliquote potenziate al 40% per le imprese energivore e gasivore e al 30% per piccole che usano energia con potenza a partire dai 4,5 kW).

Via libera anche al taglio delle accise della benzina (sarebbe scaduto il 18 novembre, viene spostato al 31 dicembre).

Introdotta anche la possibilità di chiedere un pagamento a rate, una misura, finanziata attraverso un fondo del Mef che passa da 2 a 5 miliardi, destinata alle “imprese residenti in Italia” e che concede la possibilità di rateizzare (con un massimo di 36 rate mensili) le somme eccedenti l’importo medio contabilizzato nell’intero 2021 per i consumi effettuati dal primo ottobre 2022 al 31 marzo 2023 e fatturati entro il 30 settembre 2023. La bozza del decreto in circolazione prevede che la rateizzazione decade in caso di inadempimento di due rate anche non consecutive ed è possibile ottenere la garanzia di Sace (a condizione che l’impresa non abbia approvato la distribuzione di dividendi o il riacquisto di azioni).

Innalzata da 600 a 3 mila euro la soglia dei premi esentasse che le imprese potranno concedere ai dipendenti come fringe benefit per pagare le bollette.

Inoltre arriva anche il già annunciato aumento del tetto al contante, che dal 2023 passa dall’attuale soglia di 2 mila a 5 mila euro.

Tra le altre misure anche lo stanziamento di 80 milioni per il 2023 per aiutare i commercianti obbligati alla trasmissione telematica dei corrispettivi all’Agenzia delle Entrate con un credito di imposta al 100% della spesa sostenuta e fino a 50 euro per ogni registratore di cassa telematico acquistato.

Via libera all’esenzione Imu (la seconda rata, a condizione che i proprietari siano anche i gestori) per gli immobili del settore dello spettacolo (cinema, teatri, sale per concerti) e l’esenzione dall’imposta di bollo per la richiesta di contributi, aiuti o sovvenzioni a favore delle popolazioni colpite da eventi calamitosi.

Tra le altre misure si segnala l’estensione dei crediti di imposta per le imprese energivore, gasivore ed altre aziende fino alla fine di dicembre, gli sconti sui carburanti e riduzione dell’Iva al 5% sul gas sempre a fine dicembre e l’estensione della norma sblocca trivelle, il cui gas aggiuntivo sarà destinato alle aziende energivore a prezzo calmierato.

Come cambia il Superbonus

Il decreto aiuti bis inoltre introduce importanti novità per il Superbonus: dal 2023 la percentuale dello sconto passa dal 110% al 90%, un decalage che vale sia per i condomini che per le villette, che sarebbero altrimenti rimaste del tutto escluse dal bonus, ma purché siano abitazione principale e purché il proprietario abbia un reddito inferiore ai 15 mila euro (soglia variabile in base al quoziente familiare). Per chi però ha già iniziato i lavori portandone a termine il 30% entro settembre di quest’anno, il bonus resta super al 110% fino al 31 marzo 2023.

Sul 110% “difendo la scelta di intervenire con decreto perché per colpa nostra, magari con il contributo dei media, è un argomento di grandissimo interesse e prima si fa chiarezza normativa meglio è per tutti”. Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in conferenza stampa. Poi ha aggiunto:

“La decisione di concentrare in modo selettivo a favore dei redditi medio bassi è una scelta politica: non si è mai visto nella storia una misura che costasse così tanto a beneficio di così pochi, lo ribadisco. Questa decisione è a favore di chi non si può permettere di ristrutturare. Le cose cambiano da oggi […] sulla cessione dei crediti “cercheremo di intervenire perché è un problema reale di molte imprese, rispetto allo stock esistente cercheremo e stiamo definendo una via di uscita rispetto alla situazione attuale […] la cessione del credito è una possibilità, non un diritto e tutti coloro che da ora ne vogliono usufruire hanno la certezza di poterli detrarre dai redditi ma non possono avere la certezza che si trovi una banca o istituzione che accetti i crediti.  […] E’ passata l’idea che il credito d’imposta sia sostanzialmente moneta ma non è così, quindi chi deve fare un investimento deve valutare se l’impresa costruttrice o la banca sia disponibile a riconoscere il credito d’imposta perché se non è così devono calcolare il progetto d’investimento in diverso modo. [….] Stiamo cercando di creare spazio ulteriore per le aziende di credito che hanno manifestato disagio rispetto a una situazione insostenibile che noi cercheremo di correggere, ma il sistema non può continuare così”.