Mercati

Venture capital, perché è un’opportunità per gli HNWI

Questa notizia è stata scritta più di un anno fa old news

di Umberto Bottesini, managing partner di BlackSheep

Il venture capital è una forma di investimento di medio-lungo termine in imprese non quotate ad alto potenziale di crescita effettuata da investitori di diversa natura attraverso l’iniezione di risorse finanziarie necessarie a sostenerne e accelerarne la crescita, con l’obiettivo di ottenere elevati guadagni derivanti dalla vendita delle partecipazioni acquisite o dalla quotazione in borsa. Si differenzia da altre asset class in quanto individua e scommette in aziende generalmente caratterizzate da componenti di elevata innovazione, che si trovino nella fase di start-up o in quella più matura di scale-up.

Il venture capital è una forma di investimento giovane, nata in Italia circa 20 anni fa attraverso operazioni che hanno inizialmente faticato ad imporsi come case history di successo. È negli ultimi cinque anni che il venture capital è maturato, fino ad affermarsi come una riconosciuta asset class su cui investire, tanto che oggi alcune grandi reti di gestione patrimoniale e taluni istituti bancari hanno iniziato a proporre alla clientela retail investimenti in economia reale tramite appositi veicoli.

Il settore ha dimostrato di attrarre l’interesse del grande pubblico nell’ultimo biennio quando, in seguito alla crisi legata alla pandemia prima e alla crisi geopolitica poi, si è mostrato in controtendenza rispetto ad esempio ai forti cali ed alla conseguente volatilità dei mercati finanziari. Secondo il VeM (Venture Capital Monitor), nei primi sei mesi del 2022 le operazioni in venture capital in Italia hanno sfiorato il miliardo, attestandosi a 957 milioni di euro, più che raddoppiate rispetto allo stesso periodo 2021. Sono numeri sorprendenti se si considerano gli scenari economici e politici del primo semestre e dimostrano che l’innovazione è considerata un elemento su cui puntare per vincere le crisi.

Gli operatori di venture capital si dividono sostanzialmente in fondi istituzionali e operatori privati. A differenza dei veicoli di investimento privati, in cui un operatore decide autonomamente dove destinare i propri risparmi, assumendosi pienamente i rischi dell’investimento, i fondi istituzionali sono regolati da Banca d’Italia e devono essere gestiti tramite una sgr che funge da piattaforma con funzioni di garanzia e controllo. Il fondo, vero protagonista del venture capital, individua le società in cui investire e realizza due diligence per approfondirne tutti gli aspetti, dal business e dal prodotto, fino al modo in cui tale prodotto si adatta alle esigenze di mercato e alla sua scalabilità a livello globale. In genere il lifetime di un fondo di venture capital è di 10 anni. Periodo che in alcuni casi può variare a seconda dell’andamento del mercato in cui si opera. Per fare un esempio pratico, BlackSheep, che investe in società del MadTech, ovvero tecnologie software applicate all’automazione e alla gestione intelligente delle attività di marketing e advertising, ha promesso ai suoi investitori un periodo di investimento di circa 3 anni, ed uno di pari durata di disinvestimento, con un Irr finale del 20%. In termini pratici questo significa promettere la restituzione di un guadagno pari a 3 volte il capitale investito. La scelta di un simile posizionamento deriva dalla profonda conoscenza delle dinamiche di questa industry, derivante dall’esperienza manageriale e imprenditoriale che i partner di BlackSheep hanno avuto nel settore. Questo, aggiunto al fatto che il fondo investe in società mid-stage, dove il tasso di fallimento è molto ridotto, permette di dare ai propri investitori una prospettiva di crescita più ampia in un periodo di tempo relativamente breve.

Venture capital per HNWI

Considerando i rischi, questa asset class risulta perfetta per soggetti che hanno patrimoni molto ampi, i cosiddetti high net worth individuals (HNWI). Bisogna considerare però che i rendimenti attesi sono direttamente proporzionali al rischio, dunque più alto è il rischio connesso a un investimento maggiore sarà la possibilità di aumentare i guadagni, con moltiplicatori che vanno da 3 a 10 volte il capitale investito.

Gli HNWI sanno che bisogna considerare il patrimonio come una piramide e suddividerlo in stage: la base della piramide è destinata a scelte d’investimento meno rischiose e quindi meno redditizie, in genere pacchetti obbligazionari. A salire, c’è un asset class centrale a medio rischio/rendimento e infine la punta della piramide, ovvero quel 10-15% del patrimonio destinato a investimenti ad alto rischio. È qui che si posiziona il venture capital. Chi investe sa che bisogna arrivare in cima per moltiplicare in maniera importante il proprio patrimonio e, considerati i rischi, i HNWI sono i soggetti meglio predisposti a questa asset class. In termini di cultura finanziaria questa strategia è sdoganata, in Italia come nel resto d’Europa.

Le 3 strategie per investire in startup o pmi innovative

Oggi generalmente si utilizzano tre strategie per investire in startup o pmi innovative. La prima, attraverso un veicolo proprietario, quindi senza il supporto di due diligence adeguate va da sé che è una strategia molto rischiosa. Oppure partecipando a un club deal, che in genere è la strategia di chi si avvicina per la prima volta a questa asset class. In questo caso, operatori professionali raccolgono opportunità di investimento e propongono ai partecipanti di investire anche con ticket piccoli. In ultimo, chi ha disponibilità più ampie, come gli HNWI, può investire ticket importanti in fondi di venture capital, con il vantaggio di ampie possibilità di guadagno e massimo livello di tutela, godendo del supporto di operatori finanziari esperti, che si occupano di valutare l’investimento attraverso analisi mirate, approfondite e regolate dagli istituti di vigilanza preposti.

Inoltre bisogna tener presente che il rischio connesso a investimenti con possibilità di guadagno così elevate è mitigato dall’importante vantaggio fiscale di cui si beneficia in Unione Europea, in cui i soggetti che investono in startup o pmi innovative godono di una detrazione Irpef tra il 30 e il 50% del capitale investito. Il che rappresenta un ulteriore stimolo a questa forma di investimento per gli HNWI e clienti del private banking se consideriamo anche che nello scenario economico attuale non esiste assenza di rischio e che l’incertezza generale condiziona anche mercati considerati a medio/basso rischio come l’azionario o l’obbligazionario.

Gli stati europei, compresa l’Italia anche se in ritardo, stanno imparando a considerare l’investimento in startup al pari di un tradizionale strumento finanziario, come ad esempio un Btp o un Etf, agevolando gli investimenti in innovazione e tecnologia. È sempre maggiore infatti la consapevolezza che da queste attività dipenda il futuro di tutti i Paesi. Restare attaccati a settori tradizionali come manifattura o turismo non è più sufficiente. Innovazione e tecnologia hanno già rivoluzionato interi settori, sono in grado di creare occupazione, nuove professioni e nuove economie. Se anche l’Italia non percorrerà questa strada con decisione sarà destinata ad essere un Paese di serie B.

In Italia negli ultimi anni lo Stato sta investendo, attraverso fondi istituzionali come Cdp, insieme ai fondi di venture capital per accelerare lo sviluppo delle imprese innovative, che beneficiano quindi del doppio impegno degli investitori pubblici e privati e di quelle risorse necessarie per accelerare la crescita. Una tendenza che sembra trasversale a diversi governi, compreso il nuovo esecutivo guidato da Giorgia Meloni. L’impegno dello Stato a sostegno delle imprese innovative è evidente nel fatto che recentemente Cdp Venture Capital, nel definire la progettualità per gli interventi futuri, ha disposto di arrivare a investimenti fino a 5,3 miliardi entro il 2024 (dagli attuali 1,8 miliardi) per potenziare l’infrastruttura indiretta del venture capital. Parte delle risorse saranno destinate anche a investimenti in fondi di venture capital, perché possano crescere e competere o fare accordi con fondi internazionali. Cdp Venture è infatti già azionista di BlackSheep.

Affinchè il venture capital dimostri tutte le proprie potenzialità bisogna comprendere i meccanismi per mitigare il rischio e assicurarsi prospettive di guadagno ampie. È indispensabile quindi capire qual è lo spazio di maggiore efficacia dell’asset class: il venture capital ha davvero successo quando opera in una settore ricco. Ad esempio, il settore MadTech dove BlackSheep è attivo, vale 1.600 miliardi di dollari a livello globale. Operare in un mercato che investe così tanto vuol dire ampliare le possibilità di realizzare exit di successo e le opportunità di avere maggiori rendimenti. Il suggerimento quindi per poter partecipare a deal di successo è investire in un fondo di venture capital, godendo di due diligence e norme rigorose, che opera in un settore ricco di investimenti rilevanti e di operazioni di M&A.

In ultima istanza il venture capital è un treno in corsa verso il futuro, un viaggio che non si può più rimandare. Chi sale a bordo non è un viaggiatore qualunque ma avrà un ruolo attivo nella definizione del mondo di domani, contribuendo attivamente allo sviluppo dell’intero sistema-Paese.