Venezuela in ginocchio. E ora è razionamento energetico

26 Aprile 2016, di Alberto Battaglia

Si fanno sentire gli effetti del razionamento energetico annunciato quattro giorni fa dal governo venezuelano: quattro ore senza energia, collocate nella fascia compresa fra mezzogiorno e le venti di sera, per 40 giorni.

Già flagellata da una durissima crisi economica innescata dal calo del prezzo del petrolio, che ha comportato la forte svalutazione della moneta nazionale e una elevatissima inflazione, ora il Venezuela deve fronteggiare le conseguenze atmosferiche del Nino: la produzione di energia idroelettrica, infatti, è scesa drasticamente.

O, almeno,questa è la versione fornita dal presidente Nicolas Maduro, mentre i critici sostengono che la crisi energetica altro non sia che il risultato di una pessima gestione economica e del network del settore. “Un guerra economica dei capitalisti” tuona, invece, il presidente Maduro, continuando a dare voce alla narrativa del socialismo sudamericano.

France Press racconta cosa possa significare per la popolazione vedersi staccata la luce improvvisamente, con i frigoriferi dei negozi d’alimentari pieni di viveri, o con i dispositivi per le carte di credito che s’interrompono un attimo prima che i clienti possano pagare il conto.
Tra le misure emergenziali del governo non c’è solo il razionamento della fornitura energetica: le lancette degli orologi saranno spostate avanti di 30 minuti extra per per sfruttare al meglio la luce naturale; i dipendenti governativi, inoltre, godranno di un giorno libero in più per i prossimi due mesi. Maduro ha addirittura inviato le signore a non usare l’asciugacapelli.
Secondo Capital Economics questa crisi energetica aggraverà ulteriormente la crisi del Venezuela erodendo il Pil circa dell’1,5% quest’anno, per un calo complessivo che dovrebbe aggirarsi intorno al 10%.