Citi venderà oro Venezuela a garanzia di 1 miliardo di prestito

21 Marzo 2019, di Alberto Battaglia

Citibank è pronta a prendere possesso dell’oro che il Venezuela aveva offerto come garanzia per l’erogazione di un prestito da 1,6 miliardi di dollari, risalente al 2015. Lo affermano due fonti riservate all’agenzia Reuters. La notizia non ha avuto conferme ufficiali né dall’istituto dell’orbita Citi, né da parte della banca centrale del Paese sudamericano.

Il Venezuela in passato è ricorso più volte ai gold swap per accedere a prestiti in valuta pregiata, di cui il Paese ha avuto crescente bisogno dopo la crisi dei prezzi petroliferi e l’introduzione di aspre sanzioni economiche che hanno messo in ginocchio l’economia nazionale. Secondo le fonti, le possibilità che la banca centrale paghi la prima tranche del prestito, pari a 1,1 miliardi di dollari sono scarse. Infatti, un precedente rimborso di 700 milioni di dollari a beneficio di Deutsche Bank, finalizzato al recupero dell’oro collateralizzato nell’ambito di un finanziamento analogo a quello erogato da Citibank, non ha consentito alla banca centrale di rimpatriare il suo oro. Quest’ultimo resta bloccato in custodia alla Bank of England.

Si tratta di un precedente che non incentiverà il Venezuela a pagare quanto dovuto, dal momento che difficilmente potrà riavere fisicamente l’oro dato in garanzia, sostengono le fonti. I termini di pagamento della prima porzione del prestito erogato da Citibank sono scaduti l’11 marzo; la banca procederà dunque alla vendita dell’oro, il cui valore è stiamto a 1,358 miliardi di dollari. I 258 milioni in eccesso rispetto alla somma dovuta verranno depositati in un conto bancario basato a New York, hanno aggiunto gli informatori.

“A Citibank è stato detto che c’era un evento di forza maggiore in Venezuela” ed è stata chiesta una proroga sui termini del prestito, “ma non l’hanno concessa”, ha affermato la fonte vicina al leader dell’opposizione Juan Guaidò. Il governo, dunque, avrebbe si sarebbe dunque astenuto dal pagare l’importo dovuto, ha confermato un altro informatore, interno all’esecutivo.