Venezuela, capitale mondiale di inflazione e omicidi

26 Febbraio 2014, di Redazione Wall Street Italia

CARACAS (WSI) – Il livello di povertà in Venezuela non è così grave come in alcuni Paesi dell’Africa. I conflitti armati non sono così sanguinolenti come in certe zone dell’Asia e non si vedono atti terroristi come in Medioriente.

Ma la tragedia che metà della popolazione è costretta a vivere non è da sottovalutare.

Le immagini delle repressioni delle forze di sicurezza durante le manifestazioni anti governative nelle strade di Caracas sono impressionanti, più anche di quelle viste nello stesso periodo a Kiev, che hanno ricevuto una maggiore copertura da parte dei media e attenzione da parte delle autorità politiche europee, per ovvie ragioni di vicinanza geografica.

Tuttavia, anche se il bilancio dei morti è stato più alto a Kiev, rimane il fatto che 13 persone hanno perso la vita negli scontri e proteste più violenti degli ultimi dieci anni in Venezueal.

Decine di persone sono state uccise in manifestazioni studentesche. Gli ultimi sondaggi mostrano che circa metà della gente si oppone al presidente Nicolàs Maduro, successore di Chavez.

Non si parla solo, quindi, della cosiddetta classe media venezuelana, che la crisi economica ha ristretto ulteriormente. Non bisogna dimenticare che nelle elezioni del 2013 Maduro ha vinto le elezioni per un soffio, con 1,5% di margine.

Conti alla mano, tra gli oppositori ci sono anche milioni di poveri che Maduro sostiene di rappresentare. A dichiararlo è in un articolo su The Atlantic Julie Beck l’ex ministro dell’Industria e del Commercio nonché direttore della Banca centrale del Paese dal 1989 al 1990.

I giovani cono meno di 30 anni considerano il “Chavismo” appartenente al passato. Le conseguenze del socialismo alla Chavez sono impossibili da mascherare per un Paese che rimane il quarto esportatore di petrolio al mondo.

Gli effetti concreti dei 15 anni di dominio del leader sudamericano, ex generale, sono visibili a occhio nudo: basta guardare gli scaffarli vuoti dei supermercati.

L’inflazione è alle stelle e i giovani si sono probabilmente resi conto che se non fanno nulla ora dovranno rassegnarsi a un futuro di scarsità e povertà. E hanno sfidato un Governo che fa di tutto per suscitare timore e paura nella gente.