Usa: Pil II trimestre rivisto al rialzo, +1,3%

29 Settembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

New York – Il prodotto interno lordo degli Stati Uniti relativo al secondo trimestre del 2011 è stato rivisto al rialzo a +1,3%, meglio delle stime. Gli analisti avevano previsto infatti una crescita dell’1,2%, contro il +1% del dato precedentemente reso noto e il +0,4% registrato nei primi tre mesi dell’anno. Si tratta dell’ultima revisione del prodotto interno lordo del secondo trimestre. E’ quanto ha reso noto il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti.

Il deflatore del Pil si è attestato al +2,5%, contro il +2,4% atteso dal consensus e il +2,4% precedente.

La revisione al rialzo del prodotto interno lordo americano è stata dovuta principalmente alla ripresa delle spese per le costruzioni e al miglioramento della componente della spesa per consumi; quest’ultima è cresciuta a un tasso annuo dello 0,7%, contro il +0,4% inizialmente riportato.

Rivisti al rialzo anche i profitti societari al lordo delle tasse, che sono saliti nel trimestre dello 0,7%, più del +0,5% riportato in precedenza. Gli investimenti aziendali in attrezzature e software sono stati rivisti però al ribasso, visto che la crescita è stata del 6,2% su base annua, contro la precedente stima del 7,9% e dopo il +8,7% dei primi tre mesi dell’anno.

Le scorte hanno inoltre sottratto alla crescita del Pil del secondo trimestre più di quanto affermato nella prima revisione: esattamente lo 0,28%, contro lo 0,23% reso noto lo scorso mese.

I prezzi che la Fed prende in considerazione per decidere le future mosse di politica monetaria, legati alla spesa per consumi e depurati dalle componenti dei beni alimentari ed energetici, sono saliti inoltre al 2,3% su base annua, contro il +2,2% della prima revisione.

Nel commentare il dato, alcuni analisti hanno fatto notare che molte sono le difficoltà a cui l’economia continua a far fronte. Paul Ballew, responsabile economista presso Nationwide Mutual Insurance, a Columbus, in Ohio, ha affermato prima del dato che l’economia si sta espandendo a “un ritmo che non si tradurrà nell’aumento dell’occupazione e dei redditi”.