Usa: Dollaro ancora forte rispetto a yen ed euro

14 Giugno 2007, di Redazione Wall Street Italia

Continua il momento di debolezza della moneta unica nei confronti del dollaro, con il raggiungimento di un nuovo minimo a 1,326, livello più basso da undici settimane. La rottura della media mobile semplice a 100 giorni, evento che non avveniva dall’ottobre 2006, ha creato i presupposti tecnici per un’ulteriore discesa del cross prima in area 1,3285 e successivamente a 1,326, rimbalzando sul supporto statico. Il movimento si è poi esaurito e il dollaro non ne ha approfittato per allungare ulteriormente, nonostante il dato molto favorevole relativo alle vendite al dettaglio di maggio, in aumento dell’1,4 per cento rispetto a un atteso 0,6 per cento. Evidentemente le ragioni di natura tecnica hanno prevalso e il mercato aveva già scontato con i prezzi della mattinata il recupero del greenback. Ricordiamo, a riguardo, il nuovo aumento dei rendimenti del treasuries Usa, che durante la sessione asiatica hanno raggiunto il top da marzo 2002 al 5,3 per cento. La forza del dollaro si è fatta sentire anche nei confronti delle altre valute, soprattutto contro lo yen, con il raggiungimento di un nuovo massimo a 122,48. La debolezza intrinseca della valuta nipponica ha permesso la rottura di quota 122,35, riportando il cross su valori mai visti da quattro anni a questa parte, aprendo un nuovo scenario rialzista con target addirittura in area 125. Saliscendi sul cable, con la sterlina che nel pomeriggio si è riportata in area 1,973 dopo il rimbalzo sul supporto statico a 1,967 che, dopo la rottura della scorsa settimana, continua a dimostrarsi un buon punto d’ingresso per andare lunghi di sterlina. Trading range abbastanza stretto sul cross euro/sterlina dopo il superamento del supporto rigido a 0,675 di due giorni fa con il raggiungimento di 0,674: i guadagni medi in Inghilterra sono cresciuti del 4 per cento nel primo trimestre 2007, al di sotto del consensus fissato al 4,5 per cento, raffreddando in parte le spinte inflative che con l’aumento dei salari portano al rialzo dell’indice dei prezzi al consumo. Le aspettative del mercato rimangono comunque per un ulteriore stretta nei prossimi mesi. La debolezza della moneta unica, infine, sconta il rischio di una revisione al ribasso del Pil in Eurolandia dopo la lettura della produzione industriale che in aprile è calata dello 0,8 per cento, in parte dovuto dai dati soft di Germania, Francia e Italia. Domani la pubblicazione dei dati dell’inflazione americana.

di Lorenzo Daglio ed Emanuele Furlan*