Unione Europea: un 2015 orribile con ben quattro crisi gravi

21 Dicembre 2015, di Alberto Battaglia

ROMA (WSI) – Un anno orribile per l’Europa sta volgendo al termine: impressionante è la quantità di crisi scoppiate durante questi mesi e che hanno costretto l’Unione Europea a trovare soluzioni nuove e vari compromessi, con alterni e traballanti risultati. Ripercorrendo per punti le crisi del 2015 si nota che, a ben vedere, nessuno di esse può dirsi davvero risolta: non sarà facile, dunque, accogliere con ottimismo quanto ci aspetta l’anno prossimo.

  1. La crisi dei migranti. La scelta politica della cancelliera tedesca, Angela Merkel, di accogliere oltre un milione di richiedenti asilo in transito sulla rotta balcanica è stata politicamente costosa. Adesso la sopravvivenza della sua leadership si gioca sul capacità di gestire e amministrare i flussi nel 2016. Questa crisi nell’Unione Europea ha già appallottolato il trattato di Dublino, che dovrebbe regolare l’ingresso dei richiedenti asilo, così come ha messo in forte dubbio la capacità di mantenimento dell’Area Schengen. Sul tavolo europeo c’è già la proposta per una polizia di frontiera europea autonoma dai governi nazionali che dovrebbe subentrare a Frontex: è il tentativo di assicurare un controllo effettivo dei confini esterni.
  2. Gli attacchi terroristici. Prima Charlie Hebdo, poi il Bataclan: i tragici attentati di Parigi hanno complicato la posizione europea in tema di sicurezza e politica estera. Nel primo caso è ancora la libera circolazione fra i paesi membri di Schengen ad aver subito una necessaria involuzione in nome della sicurezza. La questione poi s’intreccia con i flussi migratori, attraverso i quali sono transitati, è emerso, anche combattenti fondamentalisti nell’Unione Europea. Il fronte della politica estera ha poi visto il rinforzo degli interventi militari in Siria, da parte di Francia e Regno Unito in primo luogo, ma anche di Italia e Germania in funzione di supporto.
  3. La Grexit evitata per un soffio. Mai è stato così vicino il punto di non ritorno per un Paese membro dell’area euro: con il referendum il popolo greco aveva detto ‘no’ al piano di salvataggio della troika. La maggioranza degli analisti vedeva già la Grecia virtualmente fuori dall’euro; poi, a sorpresa, il governo Tsipras ritorna sui suoi passi e non compie il suo salto spericolato. Un nuovo accordo umiliante è stato dunque imposto al popolo greco; beninteso: nell’assenza di migliori alternative, sostiene Alexis Tsipras. Il danno d’immagine di un’Unione Europea che infligge questo smacco al pronunciamento del popolo, però, è stato grande. E il futuro della Grecia, in queste condizioni d’indebitamento, restano tutto fuorché scontate.
  4. Incubo Brexit. Le trattative sono già in atto fra i leader dell’Unione Europea e David Cameron: l’obiettivo è trovare una serie di nuove concessioni al Regno Unito, soprattutto in tema d’immigrazione per salvare la faccia del premier conservatore e calmare un elettorato che vira sempre più verso l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea in vista del referendum del 2017. Se Cameron non otterrà abbastanza al tavolo dei negoziati, dicono i sondaggi, la Brexit sarà più probabile. Se essa dovesse verificarsi più che rafforzare i paesi rimanenti in vista di un’unione federale è facile che altri paesi a trazione nazionalista seguano l’esempio britannico.