UniCredit: per aumento di capitale seguirà orme Mps

27 Ottobre 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Anche Unicredit, come Mps, vorrebbe che i suoi bond siano convertiti volontariamente in azioni della banca. Tra le possibilità al vaglio della squadra di dirigenti di UniCredit capitanata da Jean-Pierre Mustier per rafforzare la situazione finanziaria della banca, ci sono difatti piani di ottimizzazione del capitale, come per esempio la conversione o il riacquisto di bond subordinati, i più rischiosi. Il tutto dovrà essere tuttavia finalizzato alla sottoscrizione dell’aumento.

È questo quanto risulta al Sole 24 Ore che in un articolo a firma Marco Ferrando cita fonti a conoscenza delle analisi avviate dall’Ad Mustier. Tra le carte in tavolo ci sono i 3 miliardi di euro di bond convertibili ‘cash’ emessi a inizio 2009. Questi “assi nella manica” sono in mano, particolare non da poco, ai principali azionisti della banca milanese, come le Fondazioni, Allianz e la banca centrale e i fondi libici.

Nonostante ci sia anche chi ha detto no al tempo, come il più grande azionista di UniCredit, CariVerona, alla sottoscrizione dei bond convertibili cash hanno partecipato numerosi soci. Alcuni di loro, come CrTorino, hanno già venduto una quota di capitale, ma i bond convertibili, sebbene più sicuri dei famigerati CoCo di Deutsche Bank – titoli obbligazionari contingenti convertibili che pagano un tasso di interesse piuttosto appetibile, ma che verrebbero trasformati in azioni nel caso in cui la banca si trovasse a fronteggiare problemi – scambiano al 35-36% del loro book value,

Il piano è quello di trovare una soluzione accomodante per la banca e per i suoi obbligazionisti, senza fare arrabbiare gli azionisti. Secondo le fonti citate dal quotidiano di Confindustria, gli aspetti tecnici dei bond convertibili cash non consentono di determinare con anticipo il prezzo dell’eventuale conversione.

Ecco spiegato il motivo per cui, per assicurare un aumento di capitale a UniCredit (si calcola che ci vogliano fino a 7-8 miliardi di denaro fresco in più), è spuntata l’opzione alternativa del buyback. Il programma di acquisto di bond della banca sarà vincolante alla sottoscrizione da parte dei soci azionisti dell’aumento di capitale della medesima taglia.

La strada è in salita e ricorda da vicino quella già seguita in precedenza dal Ceo di Mps Marco Morelli. I titoli che possono essere convertiti in cash, pari al 5,354% del capitale, sono detenuti da Mediobanca con un diritto di usufrutto in favore di UniCredit e senza diritto di voto prima della conversione.

La questione cruciale riguarda il prezzo del piano di buyback. Se si parte da una valutazione di 70, per esempio, spiega Ferrando sul Sole, “gli obbligazionisti avrebbero un capital gain e la banca trarrebbe un vantaggio dal programma scontato di acquisto di titoli”.

È invece più difficile valutare con precisione l’impatto effettivo che il programma avrebbe sul capitale. In particolare se si tiene conto che i bond valgono l’80% in termini di indice patrimoniale CET 1. L’emissione di bond convertendo è una misura preziosa per un istituto di credito, perché offre l’opportunità di contabilizzare gli effetti sul rapporto patrimoniale Cet1 e di spalmare nel tempo l’aumento di capitale.

Una cosa è certa: in tutti i casi le misure di ottimizzazione del capitale avranno conseguenze non da poco sui soci azionisti.