UniCredit, Orcel non esclude dietrofront su Banco BPM: “Probabile stop all’operazione”
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UniCredit non esclude una marcia indietro sull’offerta per Banco BPM. Lo ha dichiarato l’amministratore delegato Andrea Orcel in un’intervista rilasciata al quotidiano la Repubblica, segnalando che le condizioni poste dal governo italiano, nell’ambito dell’applicazione del cosiddetto golden power, rendono sempre più difficile portare a termine l’operazione.
“Abbiamo fatto e continuiamo a fare di tutto, ma se non riusciremo a risolvere, come probabile, ci ritireremo” ha affermato Orcel,
La banca milanese ha avviato una trattativa per una possibile aggregazione con Banco BPM, già autorizzata in via condizionata dall’Antitrust europeo, ma lo scenario regolatorio interno resta complesso.
Nel caso in cui l’istituto di Piazza Gae Aulenti non dovesse chiudere le operazioni di M&A, “UniCredit continuerà a eseguire con disciplina la propria strategia e a sovraperformare il settore. Non si basa su fusioni e acquisizioni, bensì su un piano di continua trasformazione che porteremo a termine – ha spiegato Orcel – il futuro per noi è molto luminoso con o senza M&A”.
Il nodo Russia
Quanto all’accusa di continuare ad operare in Russia nonostante le sanzioni, Orcel ha ribadito che UniCredit ha già ridotto le attività nel Paese in misura superiore a quanto richiesto: i prestiti alle imprese locali si sono ridotti dell’86%, mentre quelli transfrontalieri sono calati del 94%. “Nessun’altra banca ha ridotto la propria esposizione in Russia quanto noi”, ha sottolineato il CEO.
Tuttavia, la vendita delle attività è ancora bloccata dalla mancanza di un acquirente che sia ritenuto accettabile sia da Mosca sia dalle autorità occidentali. Per cautelarsi, UniCredit ha accantonato circa 69 punti base di capitale per coprire eventuali perdite in caso di nazionalizzazione.
Monte dei Paschi, Commerzbank e il ruolo della politica
Nell’intervista a la Repubblica, Orcel ha anche spiegato di aver provato a partecipare, lo scorso novembre, al collocamento di una quota del 15% Mps del Tesoro organizzato da Banca Akros e finito sotto inchiesta della magistratura.
“Abbiamo provato a partecipare ma non ci siamo riusciti. A Consob abbiamo segnalato i fatti”, ha detto, aggiungendo che Anima avrebbe acquistato una partecipazione in Mps mentre era sotto passivity rule in quanto target di Banco Bpm e che quest’ultima ha acquistato la quota Mps in un collocamento gestito dalla controllata Banca Akros.
La procura di Milano ha aperto un’inchiesta, e lo stesso Orcel è stato ascoltato come persona informata sui fatti.
Sull’altro fronte di potenziale espansione, Commerzbank, Orcel ha chiarito che per il momento UniCredit intende restare un investitore: “Abbiamo una quota del 30%, ma non c’è l’intenzione immediata di procedere con una fusione, anche per le resistenze del governo tedesco”.
“Il futuro è brillante anche senza acquisizioni”
Nonostante le incertezze sul fronte delle operazioni straordinarie, Orcel ha ribadito la fiducia nella traiettoria autonoma del gruppo. “UniCredit continuerà a eseguire con disciplina la propria strategia e a sovraperformare il settore. Non si basa su fusioni e acquisizioni, bensì su un piano di continua trasformazione che porteremo a termine”, ha affermato, ricordando i risultati del 2024: 24,8 miliardi di ricavi e un utile netto di 9,3 miliardi, in crescita dell’8,1% rispetto all’anno precedente.
“Con “UniCredit Unlocked” abbiamo reso la banca la più efficiente del settore – ha aggiunto – e ora entriamo nella fase due, incentrata sulla crescita mirata per geografie, segmenti e prodotti”.
Sul piano politico, Orcel ha lanciato un monito sull’eccessivo protezionismo nei diversi Paesi europei:
“Oggi le fusioni bancarie devono fare i conti non solo con il mercato ma con le autorità nazionali. L’Europa ha bisogno di banche forti per finanziare la sua trasformazione: serve un’unione bancaria e un mercato dei capitali veramente unificato”.