Unicredit: i dossier sul tavolo per la crescita della banca

28 Maggio 2021, di Alberto Battaglia

Dopo il consolidamento del polo bancario guidato da Intesa Sanpaolo gli occhi sono puntati, ormai da tempo, su Unicredit. Il recente passato non ha sorriso nel confronto con il primo gruppo bancario: negli 11 anni compresi fra 2010 e 2020 Intesa ha fatto profitti per 18 miliardi di euro, Unicredit ha registrato una perdita totale da 20 miliardi di euro.
Per crescere e recuperare il passo con Intesa Sanpaolo sulla scrivania dell’a.d. Andrea Orcel ci sono numerose opzioni. Vediamo quali sono.

La sfida della crescita passa per l’acquisizione di altri istituti di credito. Mps e Banco Bpm sono i due gruppi che da tempo vengono avvicinati a Unicredit nell’ottica delle aggregazioni. “Per quanto riguarda l’M&A, non è uno scopo in sé, ma lo vedo come un acceleratore e un potenziale miglioramento del nostro risultato strategico, laddove faccia i migliori interessi dei nostri azionisti e se avremo piena fiducia nella nostra capacità di portare a termine l’integrazione”: con queste parole l’ad di Unicredit, Andrea Orcel, aveva risposto lo scorso 7 maggio a chi lo interrogava sul ruolo che il suo istituto avrebbe giocato nel risiko bancario.

Una partita che, salvo modifiche alla normativa, dovrebbe raggiungere la svolta entro quest’anno: solo così si porterebbero a casa gli incentivi fiscali previsti per le aggregazioni, le Dta (Deferred tax asset). Secondo i calcoli di Deutsche Bank, l’aggregazione Unicredit-Mps permetterebbe di trasformare in credito d’imposta, e dunque capitale, 3,4 miliardi di euro. Un’eventuale operazione con Banco Bpm supererebbe i 4 miliardi di euro.

Unicredit, l’opzione Mps

L’opzione di cui si parla da più tempo è quella dell’acquisizione di Mps dal ministero dell’Economia. Il governo, che entro l’aprile 2022 dovrà dismettere la sua quota del 64% in Mps per ottemperare agli accordi con la Commissione Ue, avrebbe messo sul piatto gli incentivi fiscali  proprio per offrire un incentivo adeguato a un’operazione da parte di Unicredit.
I dubbi su questa operazione sono legati al fatto che su Mps ci sono in sospeso cause legali per 10 miliardi di euro. Una vera e propria mina pronta ad esplodere in qualsiasi momento per il potenziale acquirente.

Unicredit, l’ipotesi dello “spezzatino” di Mps

Nelle ultime settimane è trapelato (su Repubblica) il contenuto di alcuni contatti fra Orcel e alcuni dirigenti del Tesoro, informazioni che avevano ridotto le chance di un’acquisizione della totalità di Mps da parte di Unicredit – la cosiddetta “soluzione sistemica”. Gae Aulenti, si era appreso, preferirebbe acquisire solo la porzione nordorientale e toscana dell’istituto senese, tralasciando le filiali al Sud Italia: esse andrebbero a sovrapporsi a quelle dell’ex Banco di Sicilia, sollevando il problema di un eventuale superamento delle soglie antitrust.
In quest’ultimo scenario, definito dai media come la “soluzione a spezzatino”, la porzione meridionale di Mps sarebbe acquisita da Mediocredito centrale, società controllata al 100% da Invitalia e il cui numero uno, Bernardo Mattarella, aveva apertamente dichiarato la disponibilità a intervenire in tal senso (“Qualora ci fosse bisogno, non potremmo non fare la nostra parte nell’ambito di un progetto industrialmente sostenibile con logiche, criteri e condizioni di mercato”).

L’integrazione con Banco Bpm

Sullo sfondo rimane la possibilità che Unicredit opti per l’acquisizione di Banco Bpm. L’ad del Banco, Giuseppe Castagna, ha manifestato un orientamento favorevole alla creazione di un terzo polo alternativo a Unicredit e Intesa – che andrebbe inevitabilmente a favorire l’unione con Bper. Secondo quanto affermato dagli analisti di Equita Sim lo scorso 27 aprile, l’integrazione fa Unicredit e Banco Bpm, riconoscerebbe agli azionisti di quest’ultimo istituto un premio maggiore rispetto all’accordo alternativo sul tavolo, quello con Bper Banca

Dal punto di vista di Unicredit i crediti fiscali ottenuti con l’integrazione con il Banco Bpm sarebbero superiori a quelli che verrebbero conseguiti tramite l’accordo con Mps; senza contare che Banco Bpm è tornata ad essere redditiva e permetterebbe di creare un polo competitivo nel confronto di Intesa Sanpaolo.

 

Difficile affermare oggi quale sia essere lo scenario più probabile fra quelli descritti. Le ultime indiscrezioni, raccolte da Formiche che ha raggiunto fonte vicina al dossier Unicredit, vedrebbe il governo più orientato verso lo “spezzatino” di Mps e alla conseguente fusione fra Banco Bpm e Unicredit. “Nei desiderata dell’esecutivo ci sarebbe più un’operazione Unicredit-Banco che Unicredit-Mps”, avrebbe dichiarato la fonte, secondo la quale la mancata proroga degli incentivi fiscali da parte del governo sarebbe stata uno sprone a “chiudere le varie partite” rapidamente e per “far deliberare le fusioni nelle assemblee della primavera 2022”.