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Unicredit fa marcia indietro su BPM. E archivia trimestre record

Dopo otto mesi di trattative, UniCredit ha deciso di fare marcia indietro sull’Ops presentata per Banco Bpm. Il passo indietro è stato comunicato nella serata di martedì 22 luglio, appena 24 ore prima della scadenza fissata per l’adesione all’operazione. Alla base della rinuncia, come chiarito dall’istituto guidato da Andrea Orcel, ci sono i poteri speciali esercitati dal governo attraverso il cosiddetto Golden Power, che avrebbero ostacolato il buon esito dell’operazione.

“La mia responsabilità principale è di agire nel migliore interesse di Unicredit e dei nostri azionisti. La continua incertezza sull’applicazione delle prescrizioni del Golden Power non giova né alla banca né agli azionisti. Abbiamo quindi deciso di ritirare la nostra offerta”, ha dichiarato l’amministratore delegato dopo il consiglio di amministrazione.

La decisione, maturata al termine di una giornata concitata, rappresenta un dietrofront pesante sul piano strategico per Piazza Gae Aulenti, che vede così sfumare un’integrazione considerata di alto valore.

“La combinazione tra Unicredit e Banco Bpm avrebbe apportato un enorme valore aggiunto per tutte le parti interessate”, ha sottolineato il presidente di UniCredit, Pier Carlo Padoan.

L’ombra del Golden Power

Il governo aveva fissato una serie di vincoli all’operazione con il Dpcm del 18 aprile, misure giudicate troppo restrittive da parte di UniCredit. L’istituto ha ribadito che le condizioni poste dal decreto hanno reso impraticabile il percorso di fusione, privando l’offerta del necessario dialogo con il mercato.

“L’offerta deviata e la continua incertezza hanno reso questa situazione insostenibile”, ha aggiunto ancora Padoan, richiamando l’uso del Golden Power, “insistentemente invocato dai vertici di Bpm”.

Anche l’intervento della Consob, arrivato martedì, non è bastato a sbloccare lo stallo. L’autorità di vigilanza ha disposto una sospensione di 30 giorni sulla proposta pubblica di scambio, citando “fatti nuovi” come la sentenza del Tar del Lazio e la risposta interlocutoria della Commissione Ue. Questi elementi, secondo l’Authority, avrebbero impedito a investitori e risparmiatori di formarsi un’opinione solida sull’operazione.

Nessun commento è intanto arrivato di Banco Bpm mentre restano sotto i riflettori dei mercati le future mosse della francese Credit Agricole che, nel frattempo, potrebbe incassare dalla Bce il via libera a salire oltre il 20% nel capitale di Piazza Meda.

La ambizioni di Piazza Gae Aulenti

L’uscita di scena da Banco Bpm non chiude però il fronte delle ambizioni strategiche di UniCredit, che resta attiva sul dossier Commerzbank, pur incontrando la ferma opposizione del governo tedesco. Orcel ha portato la partecipazione al 20%, convertendo strumenti derivati, e l’obiettivo dichiarato è quello di salire fino al 29% per avere un ruolo più incisivo nella governance della banca di Francoforte. Un compromesso, secondo alcuni osservatori di mercato, potrebbe passare dalla cessione di M Bank, controllata polacca della stessa Commerz.

In parallelo, restano sul tavolo anche le partecipazioni in Generali — di cui Orcel ha manifestato l’intenzione a dismettere — e quella residuale in Mediobanca, oggi sotto l’offerta pubblica del Monte dei Paschi.

Conti oltre le attese: trimestre e semestre da primato

Se sul fronte delle operazioni straordinarie la strategia di UniCredit ha subito una battuta d’arresto, i numeri del business ordinario sono tutt’altro che deludenti. Il secondo trimestre del 2025 si è chiuso con un utile netto di 3,3 miliardi di euro, ben al di sopra dei 2,5 previsti dagli analisti, contribuendo a un primo semestre record da 6,1 miliardi di euro. I ricavi core sono saliti su base annua a 5,9 miliardi, mentre il Return on Tangible Equity si è attestato al 24,1%.

“UniCredit ha conseguito risultati finanziari eccellenti, con un secondo trimestre da record che contribuisce al miglior primo semestre nella storia della banca”, ha affermato Orcel. “Abbiamo riportato un utile netto trimestrale di 3,3 miliardi e un robusto Rote del 24,1%, con i ricavi core in aumento. Siamo protetti per il futuro grazie al nostro basso costo del rischio, alla qualità elevata degli attivi e a un livello di overlay senza eguali”, ha aggiunto il ceo.

Il Cet1 ratio pro-forma è salito al 16,2%, rafforzato dall’applicazione del Danish Compromise, confermando la solidità patrimoniale del gruppo anche in uno scenario macroeconomico sfidante.

“UniCredit si trova decisamente nella fase di accelerazione di UniCredit Unlocked, che sta producendo risultati superiori al piano e al contempo rafforzando e proteggendo la nostra banca per il futuro”, ha concluso Orcel.