Mercati

UniCredit stretto tra Banco BPM e Commerzbank: il risiko bancario si complica

È una vigilia tesa e densa di incognite quella che accompagna il consiglio d’amministrazione di Unicredit di oggi 22 luglio 2025. Sul tavolo c’è un ordine del giorno articolato, ma è un punto in particolare a catalizzare l’attenzione di analisti e mercati: il destino dell’offerta pubblica di scambio (Ops) lanciata dal gruppo guidato da Andrea Orcel su Banco BPM che termina domani 23 luglio.

Secondo quanto emerge dalla stampa, starebbe prendendo corpo l’ipotesi di lasciar decadere l’attuale offerta — rivelatasi poco incisiva — per poi rilanciare nel giro di pochi giorni con una nuova proposta, riformulata nei dettagli.

UniCredit: in bilico l’Ops su Banco BPM

Dopo otto mesi e numerosi ostacoli, i numeri parlano chiaro: appena lo 0,49% del capitale della banca milanese è stato consegnato all’offerta di Unicredit. Un risultato che sa di fallimento, almeno nella forma, ma che secondo fonti vicine al dossier non rappresenta un passo indietro. Piuttosto, si tratta di un momento di pausa strategica, con un potenziale rilancio già previsto per l’autunno.

«Non abbiamo intenzione di abbandonare questa operazione», ha dichiarato Andrea Orcel. «L’interesse strategico per Banco BPM resta intatto. È una pausa tecnica, non una ritirata».

L’Ops di Unicredit su Banco BPM, fin dal primo giorno, si è rivelata una partita complessa. Non solo per le dinamiche di mercato — l’assenza di un premio significativo sul valore delle azioni ha smorzato l’interesse degli investitori — ma soprattutto per i numerosi ostacoli normativi e politici incontrati lungo il cammino.

I punti critici mossi dall’Ue

Il governo Meloni ha attivato in primavera il “golden power”, sollevando ben cinque obiezioni formali all’operazione e innescando un contenzioso che ha coinvolto anche la Consob e, più recentemente, l’Unione Europea.

Proprio Bruxelles ha inviato nei giorni scorsi una lunga missiva al governo italiano — ben 55 pagine — in cui si contestano le modalità di applicazione del golden power sul caso Banco BPM. Un attacco frontale che, paradossalmente, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio: da un lato, mette in discussione l’intervento italiano; dall’altro, potrebbe aprire nuovi spazi di manovra per Unicredit, che a settembre potrebbe tornare alla carica in un contesto meno ostile.

«Abbiamo rispettato tutte le regole, ma ci siamo trovati di fronte a una giungla normativa e politica. Se l’Europa ristabilirà chiarezza e trasparenza, potremo riprendere il dialogo in modo costruttivo», ha commentato Orcel.

Cosa potrebbe succedere: al vaglio seconda Ops?

Nel consiglio d’amministrazione convocato per oggi, Unicredit non sarà chiamata quindi soltanto ad approvare i conti del secondo trimestre: sul tavolo c’è anche una decisione cruciale riguardo l’Ops su Banco BPM, che scade ufficialmente domani, 23 luglio. L’ipotesi che sta circolando prevede che la banca di Piazza Gae Aulenti potrebbe lasciar decadere l’attuale offerta per poi rilanciarla in nuova veste poco dopo.

L’amministratore delegato Andrea Orcel starebbe infatti valutando un piano alternativo: presentare una seconda Ops con caratteristiche differenti, in particolare con un aggiustamento al rialzo del prezzo, per renderla più interessante agli occhi del management e degli azionisti di Banco BPM. Una mossa che avrebbe una doppia valenza: da un lato, aumentare l’attrattività dell’operazione sul piano finanziario; dall’altro, mantenere BPM vincolata alla passivity rule, impedendole così di adottare contromosse ostili nel frattempo.

Anche Berlino contro Unicredit: il caso Commerzbank

Come se non bastasse il fronte italiano, Andrea Orcel deve gestire una crescente tensione anche in Germania. La recente scalata al capitale di Commerzbank, che ha portato Unicredit a detenere il 20% della banca tedesca, ha provocato una reazione durissima da parte del cancelliere Friedrich Merz. Durante la conferenza estiva del governo, Merz ha definito “ostile” la mossa dell’istituto italiano, accusandolo apertamente di aver agito senza trasparenza né coordinamento con le autorità federali.

La questione ha anche un risvolto normativo: raggiunto il 29,9% del capitale, Unicredit sarebbe obbligata a lanciare un’Opa secondo la normativa tedesca. Un’ipotesi che agita il mercato, ma soprattutto i sindacati e i vertici politici di Berlino, preoccupati per il rischio sistemico e occupazionale. Non a caso, una delegazione dei dipendenti Commerzbank si è già rivolta al Parlamento europeo per denunciare l’operazione e chiederne la sospensione.

«Non abbiamo intenzioni ostili. Il nostro investimento in Commerzbank è stato costruito con visione industriale e nel rispetto della normativa. Le critiche tedesche? Frutto di una lettura politica, non tecnica», ha replicato Orcel. «Siamo pronti a un dialogo aperto, ma vogliamo che venga riconosciuto il nostro ruolo come investitore responsabile».

La strategia di Andrea Orcel è chiara: rafforzare Unicredit come grande player bancario europeo, capace di competere con i colossi del continente. Ma il percorso si fa sempre più irto di ostacoli. Da un lato, il golden power e le tensioni con il governo italiano; dall’altro, l’opposizione tedesca alla scalata su Commerzbank. Due fronti delicati che rischiano di mettere sotto pressione l’intero piano industriale del gruppo.

Settembre si preannuncia come un mese decisivo, con molti nodi da sciogliere: un possibile rilancio su Banco BPM, la risposta europea al golden power italiano, e il futuro dell’asse italo-tedesco nel settore bancario. Unicredit gioca una partita ad alto rischio.

«Sappiamo che non è facile. Ma Unicredit non è qui per difendere lo status quo. Siamo qui per crescere, innovare e creare valore, anche quando la strada si fa in salita», ha concluso Orcel.