Un paese che muore di tasse, via a prima serrata nazionale partite Iva

20 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Un grido di allarme, forte e chiaro. Per chiedere aiuto e per chiedere allo Stato in che direzione si vuole andare: la crisi morde e le imprese non possono più resistere. Per farlo, il prossimo 27 novembre ci sarà la prima grande serrata nazionale delle partite Iva, dei piccoli imprenditori, dei commercianti, degli artigiani: insomma, coloro che sentono sempre più la pressione della crisi, tra tasse e burocrazia soffocante.

Per 4 ore si fermeranno, non risponderanno al telefono, tireranno giù le serrande, usciranno dai negozi e andranno in piazza a protestare. Per dire allo Stato e alle associazioni di categoria che in Italia ormai è diventato impossibile lavorare, fare impresa, creare posti di lavoro, creare ricchezza.

L’idea della serrata nasce da ‘ImpreseCheResistono‘, un movimento spontaneo nazionale di piccole e medie imprese che vogliono resistere alla crisi fondato nel 2009 dall’imprenditore cuneese Luca Peotta. Rainews lo ha contattato telefonicamente.

“A forza di resistere rischiamo di dare il messaggio che ce la facciamo lo stesso”

“Perchè facciamo questa serrata? Semplice. A forza di resistere rischiamo di dare il messaggio che ce la facciamo lo stesso. Ma non è così. Lo Stato non vede come ha ridotto i suoi figli?”. Ma con questo stop di 4 ore non rischiate di arrecarvi un danno maggiore? “Il danno lo facciamo a noi stessi, ma dobbiamo dare un segnale. Se continuiamo così, affondiamo. Lo Stato deve sapere, deve prendere posizione, ci stiamo mettendo a nudo”.

“Associazioni di categoria poco attive”

Ma perchè protestate solo adesso? “Abbiamo sempre fatto manifestazioni e proteste limitate. Le associazioni di categoria non sono attive. Anzi, sono assenti: danno numeri negativi ma non prendono una posizione. Dobbiamo dare un segnale allo Stato, ma anche a loro. Perchè insieme non riusciamo a fare qualcosa?”.

“Proponiamo un intervento emergenziale sull’Iva e sull’Irap”

Voi lanciate il grido di allarme, ma che cosa proponete? “Prima di tutto un provvedimento immediato contro l’evasione fiscale, che intervenga sull’Iva per il privato, che la renda scaricabile per i beni di consumo non di prima necessità come ad esempio il cellulare, l’auto, e molti altri servizi”.

Operazione trasparenza, insomma. “Sì, si tratta di un provvedimento emergenziale che potrebbe durare all’incirca un anno, che permetta di far girare l’economia, creerebbe posti di lavoro, metterebbe più soldi in tasca agli italiani”.

Per quanto riguarda l’Irap (imposta regionale sulle attività produttive, ndr) che cosa chiedete? “Chiediamo di poter investire metà dell’importo dovuto in investimenti in azienda come, ad esempio, per la manutenzione ordinaria. Sono anni che non investiamo, che non sostituiamo i pc, le macchine… Il resto di Irap dovuto vorremmo invece darlo in busta paga ai nostri dipendenti: sarebbero all’incirca 200 euro netti al mese”.

Il grido di dolore

Sul sito ‘impresecheresitono.org’ il grido di dolore delle pmi: “Ci stanno rubando il futuro, ci impediscono di crescere, ci costringono a tagliare posti di lavoro”. (Rainews)