UK: bufera questionario, distingue italiani da siciliani e napoletani

12 Ottobre 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Siete italiani, napoletani o siciliani? L’assurda domanda fa parte di un questionario inviate da alcune scuole della Gran Bretagna alle famiglie in occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico. Il questionario, parte di un’iniziativa che aveva in teoria non aveva uno scopo discriminatorio: l’obiettivo era infatti quello di stabilire la provenienza etnica dei figli di immigrati in modo da fornire un’eventuale assistenza linguistica nell’apprendimento dell’inglese.

Ma il risultato è stato inevitabilmente quello di far sentire i nostri connazionali “schedati” in base alla regione di provenienza. Cosi qualche famiglia italiana ha segnalato la cosa all’ambasciata italiana di Londra e la protesta è stata immediata.

“Siamo uniti dal 1861”, ha sottolineato piccato l‘ambasciatore Pasquale Terracciano, lasciando trasparire un’evidente punta di sarcasmo dietro il rispetto delle forme codificate della diplomazia.

E dopo la bufera sono arrivate le scuse di Londra: i moduli verranno corretti. “Categorizzazioni non giustificate e non giustificabili” si legge nelle scuse ufficiali del Foreign Office britannico che ha “deplorato l’accaduto” e assicurato che “verificherà per quale motivo, in pochi e isolati distretti scolastici, siano state introdotte queste categorizzazioni, che peraltro non avevano volontà discriminatoria, ma miravano all’accertamento di qualche ulteriore difficoltà linguistica per i bambini da inserire nel sistema scolastico”.

Il Foreign Office ha quindi promesso di far correggere i moduli e di far cancellare ogni traccia di possibili offese. L’ambasciatore Terracciano, si è quindi detto “soddisfatto” per le scuse .

“Così si evita – ha detto all’agenzia di stampa Adnkronos – il montare di una polemica su quello che è stato un errore dovuto a ignoranza e superficialità da parte di qualche isolato distretto scolastico più che a una reale volontà discriminatoria. È importante evitare l’insorgere di equivoci nella fase delicata del post-Brexit“.