Ue trema. No della Danimarca alimenta rischio Brexit

4 Dicembre 2015, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Schiaffo della Danimarca all’Unione europea. Con un referendum, i danesi hanno detto no alla proposta del governo filo europeista di centro-destra di rafforzare l’integrazione europea, abbandonando alcuni opt out, le cosiddette rinunce ad adottare le regole Ue riguardo agli Affari interni e altre aree. La vittoria del no rischia ora di far uscire il paese dall’Europol, l’Ufficio di Polizia della Ue che sostiene i paesi membri dell’Unione nella lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata su base internazionale.

Ma, soprattutto. il risultato di questo referendum rischia di rendere più instabile la stessa Ue, avallando la posizione di chi nel Regno Unito è a favore del “Brexit” e in generale di chi vuole l’uscita del proprio paese dall’Unione europea.

Così il premier Lars Lokke Rasmussen:

“E’ chiaramente un no…rispetto a pieno la decisione dei danesi”.

Rasmussen aveva invitato i cittadini a votare per il sì, dunque a favore di un maggiore coordinamento nella lotta contro i crimini internazionali e contro l’estremismo violento.  Ma a trionfare è stata la linea del “No camp”, appoggiata dal Partito popolare danese (DPP), anti Ue e contro l’immigrazione, che aveva affermato che l’abbandono dell’opt out nel sistema giudiziario danese avrebbe dato troppo potere a Bruxelles, esponendo la Danimarca al rischio di afflusso di maggiori flussi migratori.

Rasmussen ha ammesso che i risultati riflettono il senso di “insicurezza e di incertezza” sulle conseguenze di una vittoria del sì, ma “forse anche uno scetticismo generale nei confronti dell’Ue“.

Da segnalare che la Danimarca non adotta a pieno le politiche relative agli Affari Interni e al sistema giudiziario della Ue, ufficialmente dal 1992, quando i danesi rifiutarono il Trattato di Maastricht.  L’Ue, dopo quel no, garantì a Copenhagen alcuni opt out, ovvero il diritto di non adottare necessariamente le decisioni prese a livello comunitario in alcuni campi, come quello appunto della giustizia, e in questo modo riuscì ad assicurarsi il sì dei danesi al Trattato di Maastricht, nel 1993.

Il “No Camp” ha vinto con il 53,1% dei voti, contro il 46,9% del Yes Camp, in un referendum che ha visto partecipare il 72% dei danesi con diritto di voto.

Dahl Thulesen, leader del partito popolare danese, si è così espresso:

“I danesi sanno che quando è Bruxelles a gestire le cose, il processo avviene in un modo non trasparente e il risultato è la perdita di gran parte della nostra democrazia“.