UE, proposta ridicola anti terrorismo: bandire armi storiche

8 Giugno 2016, di Alessandra Caparello

BRUXELLES (WSI) – Il problema principale che l’Unione europea deve affrontare, oltre alla questione migranti, è senza dubbio il terrorismo che ha colpito nei mesi scorsi, prima con gli attentati di Parigi, poi con quelli di Bruxelles, il cuore stesso dell’Europa.

E dalla stessa Europa o meglio dalla Presidenza del Consiglio Ue, a guida dei paesi Bassi, arriva la bizzarra proposta di combattere il terrorismo dell’Isis, mettendo al bando le armi storiche come moschetti ed archibugi. Di una possibile riforma della disciplina sulle armi da fuoco all’interno dell’Ue se ne cominciò a parlare all’indomani degli attentati di novembre di Parigi con lo scopo di renderne difficile l’acquisizione e la detenzione delle armi da fuoco.

Una proposta di riforma che si è arenata fino a quando non ha assunto la presidenza del Consiglio europeo i Paesi Bassi – rimarranno in carica fino al 30 giugno – che la ripropone in maniera diversa, mettendo al bando quelle datate, come moschetti e archibugi e coinvolgendo circa 12 milioni di persone in tutta Europa. “Una cosa ridicola” commenta così dalla pagine de Libero Quotidiano Pierangelo Pedersoli, presidente del Consorzio armaioli italiani nonché titolare della Perdesoli Davide, una delle sei aziende italiche produttrice di armi per collezionisti e appassionati, che ha creato le armi usate da Leonardo Di Caprio nel film “The Revenant”.

“Quello che hanno scritto è una cosa ridicola (…) faccio fatica a pensare come di fronte ad una problematica così importante come il terrorismo questa presidenza e questo consiglio presentino una soluzione così ridicola”.

L’uso di tali armi inoltre non è per nulla semplice visto che funzionano con una procedura di oltre 300 anni fa. Secondo Pedersoli inoltre a rimetterci da questa trovata ridicola delle autorità Ue sono soprattutto i produttori che dovranno creare riproduzione di armi antiche non conformi alle originali, perdendo così un gran pezzo di clientela, con il rischio di produrre un buco nell’indotto.

“I dipendenti delle sei aziende italiane sono circa 400, ma arriviamo a circa 600-700 con l’ indotto esterno (…) Noi lavoriamo esportando il 90% dei manufatti prodotti. Il 30-40% viene venduto in Europa, il resto finisce tra Stati Uniti e Canada. I nostri clienti sono di cultura medio alta, cui piace la storia con un rapporto romantico con le armi. Non sono terroristi”.

Fonte: Libero Quotidiano