Ucraina, una scusa per vendere mercati troppo gonfiati

4 Marzo 2014, di Redazione Wall Street Italia

LEGNANO (WSI) – Con tutta la risonanza mediatica di quei siamo invasi in questi giorni appare perfino pleonastico riferirsi alla questione russo-ucraina per motivare gli ampi scossoni che ieri hanno impattato in maniera davvero importante i mercati finanziari.

Che poi la crisi in Crimea sia stata davvero la causa di quanto accaduto sui listini azionari ad esempio, o che sia stata solo il pretesto affinché grandi attori istituzionali dei mercati alleggerissero i loro portafogli di determinati asset, beh questo è un altro discorso.

Ciò che però ora è importante è analizzare brevemente quanto accaduto al fine di trarne indicazioni per il prossimo futuro.

La vicenda della Crimea

Lo scoppio della guerra civile in Ucraina che ha visto la deposizione del premier filorusso Yanukovich, ha di fatto nuovamente inasprito i rapporti tra il paese ex-sovietico e la Russia la quale ha compiuto un gesto di estrema ostilità andando a schierare le proprie truppe ai confini della Crimea, territorio autonomo ma appartenente all’Ucraina a minoranza russa, e da sempre contesto.

Da un punto di vista economico naturalmente si sono aperte due questioni: quella specifica, strettamente attinente la Russia e l’Ucraina, quella finanziaria legata alla reazione degli operatori finanziari in risposta ad una forte situazione di tensione internazionale.

La prima attiene naturalmente alle ripercussioni che, visto anche l’irrigidirsi dei rapporti diplomatici tra aree economiche di riferimento, la crisi ha sugli scambi commerciali (con grande focus sul tema dell’energia) con conseguenti riflessi sui flussi di capitale.

A tal proposito infatti, la Banca Centrale Russa si è trovata di fronte ad una scelta quasi obbligata per evitare massicci deflussi di danaro dal paese, con un effetto freno della penante svalutazione del rublo. L’istituto centrale ha infatti annunciato un aumento del tasso di riferimento dal 5,5% al 7% con motivazioni ufficiali legate ai crescenti rischi inflazionistici e di instabilità finanziaria.

Diretto interventismo è stato dunque adottato dal Governatore della BoR Nabiullina, la quale intervenendo direttamente sul mercato dei cambi, ha venduto oltre 10 miliardi di dollari di riserve per acquistare rubli, frenando almeno in parte la sua corsa al ribasso che ha visto il cambio UsdRub arrivare oltre 37 e quello EurRub anche oltre 50.

Dal punto di vista invece globale, e migliore timing non poteva esserci visto che proprio da qualche giorno abbiamo “rispolverato” il manuale delle correlazioni all’interno delle nostre analisi, abbiamo invece assistito ad una dinamica di risk off dai connotati tuttavia non perfetti che vale la pena velocemente descrivere.

Risk off attivato

Ricordete come per tutto il 2012 e per discrete porzioni di 2013, avessimo coniato e largamente adottato l’espressione risk on in contrapposizione a risk off, per spiegare l’alternanza tra fasi di propensione e di avversione al rischio che riflettevano lo spostamento da parte degli investitori di flussi liquidità verso determinati classi si asset.

Quella di ieri evidentemente rientra a tutti gli effetti nel novero delle reazioni di risk off del mercato. Ampi capitali infatti sono stati fatti defluire dai listini azionari, tipicamente asset ad alto rendimento e ricercati quando c’è fiducia, e si sono riversati su obbligazionario safe haven come il bund tedesco e oro, tanto per citare i maggiori.

Ciò che non fa’ sì che il quadro organico sia completo è ciò che invece attiene il mercato valutario il quale, da manuale classico, avrebbe dovuto far registrare buoni apprezzamenti di yen giapponese, franco svizzero e dollaro americano almeno contro le commodities currencies ed euro.

Beh questa reazione è stata molto limitata e ciò di fatto lascia perplessi circa che il fatto che possiamo trovarci di fronte ad una vera avversione al rischio, pur giustificata. La chiave di lettura può dunque spostarsi verso una versione dei fatti che vede sì nel risk off il suo presupposto teorico ma che poi è andata ad estrinsecarsi con l’intervento su asset come i listini azionari, i cui i prezzi largamente gonfiati di questi mesi consentivano dunque ben ampie prese di profitto; dove dunque c’erano dei corto circuiti tra domanda e offerta, con quest’ultima in largo vantaggio e che aspettava perciò solo di potersi manifestare.

Ma ora dunque cosa può succedere

E’ notizia di questa mattina quella che vedrebbe un raffreddamento degli sviluppi militari da parte della Russia e questo non può che costituire oltre che un buon fatto per il mondo, uno spunto positivo per i mercati i quali hanno già di fatto messo a segno primi importanti movimenti contrari.

Buona infatti la ripresa dell’indice S&P500 che di fatto si è riportato in zona dei massimi a 1,860 dopo i “pericolosi” minimi sotto 1.840 punti, a cui sembra seguire il Dax, con Bund ed oro invece subito rivenduti. Idem lo yen, che anche in virtù di quanto proferito questa notte da Abe. Si è nuovamente deprezzato contro euro e dollaro americano.

L’eurodollaro che, sebbene in maniera differita, pure era stato venduto ieri, ha arrestato il ribasso in area 1,3720. Possibile dunque assistere ad ampi assestamenti degli scossoni vissuti ieri che dunque potrebbero favorire ulteriori rialzi di borsa, in particolare in relazione agli indici europei che ieri hanno reagito in maniera particolarmente significativa; verosimile attendersi, sebbene meno lievi, riapprezzamenti di euro e sterlina contro il biglietto verde, con effetti dunque complessivi di decremento per il valore del greenback stesso.

Non dimentichiamoci che ci troviamo nella settimana della Bank of England, della Banca Centrale Europea e dei dati sul Lavoro negli Stati Uniti, per cui il mercato potrebbe tendere a trovare delle zone di congestione una volta riassestatisi. Ricordiamo inoltre che questa notte la RBA ha lasciato il cash rate al 2,5%, con effetti però pressochè ininfluenti sul dollaro australiano.

QUADRO TECNICO

EurUsd: buone dunque le vendite di ieri sul cambio principe che però non sono andate oltre le prime forti aree di supporto di 1,37. Importante adesso sarà valutare la reazione del prezzo all’area di 1,3760 che se superata, potrebbe di fatto condurre verso 1,38 e perfino l’area dei massimi a 1,3825. Conferme invece di tenuta dell’area, permetterebbero buone vendite che vedrebbero in 1,3720 il primo scoglio da superare ed una fitta rete di supporti tra 1,3710 e 1,3690 poi.

UsdJpy: ricoperto dunque questa notte il gap ribassista dell’apertura settimanale. Molto ben impostato tecnicamente è il grafico a time frame 4 ore, che ben evidenzia attraverso il transito della media mobile esponenziale a 21 periodi, la valenza di area 101,65 che, se ben violata, potrebbe consentire primi approdi in area 102. Da qui nel breve appaiono sensate le vendite in ripresa proprio di area 101,50/60, con stop&reverse sopra 102,10 verso area 102,40/50.

EurJpy: non straordinaria la price action del cross che di fatto non ha mostrato particolare debolezza nel momento in cui i minimi di ieri si sono mantenuto ben al di sopra dei punti precedenti di attenzione presenti a 138,90. Da valutare ora molto attentamente l’area di 140 che, se trovasse conferma, potrebbe favorire riprese a 140,40 in primo luogo e 140,75 in secondo. Da valutare poi eventuali ulteriori estensioni sui punti precisi a 141. Da cogliere in queste aree poi eventuali segnali di vendita mantenendo per buoni i riferimenti sopracitati.

GbpUsd: il cable continua a mostrarsi piuttosto”indeciso”. Il riferimento resta il canale rialzista, a sua volta contrapposto alla correzione ribassista degli ampi movimenti visti per gran parte del mese di febbraio. E’ ragionevole comunque pensare che l’area di 1,6640 possa essere presa a riferimento per risalite che potrebbero farsi ancor più interessanti sopra 1,6695 ancora una volta verso 1,6725 e 1,6750. Da valutare molto attentamente nuovi tentativi al ribasso sotto 1,6650 che potrebbero dunque avvalorare scenari discesisti verso area 1,66.

AudUsd: discreta la risalita del cambio che ha frenato la sua corsa, ad ora, sulla precisa resistenza a 0,8970. Più confusa ora la price action che è tecnicamente, visti i regolari minimi crescenti, impostata al rialzo per degli acquisti che dal punto di vista del rapporto tra rischio e rendimento, appaiono ottimali solo da area 0,8920 verso il primo target sopracitato.

Ger30 (Dax): forte apertura in gap rialzista per l’indice tedesco dopo il vero e proprio crollo che lo ha portato alle soglie dei 9.300 punti. Rivisitata dunque subito l’area di 9.450 che potrebbe nel breve favorire vendite in direzione 9.400 per acquisti di più ampio respiro con un inevitabile sguardo alla soglia di 9.500 punti.

XauUsd (Oro): i tentativi di raggiungimento della resistenza cruciale a 1.360 dollari l’oncia sono ad ora stati sviliti e l’ottimo time frame a 8 ore avvalora molto potenziali approdi in area 1.330/35 prima di giustificate ripartenze al rialzo. Valutabili percià nuovi acquisti in quella zona verso 1.345 in primo luogo ed i massimi, evidentemente, in secondo. Sfavorevole l’operatività al ribasso viste le forti aree di supporto a 1.325; per lo short perciò vanno raccomandate operazioni di breve, salvo clamorose violazioni verso 1.307.

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