Ucraina: Draghi decreta stato emergenza fino al 31 dicembre, cosa succede

1 Marzo 2022, di Mariangela Tessa

Ancora uno stato di emergenza per l’Italia, ma questa volta il Covid non c’entra. E le nostre vite non subiranno conseguenze. Il Consiglio dei Ministri ha adottato ieri all’unanimità una serie di provvedimenti relativi alla crisi in Ucraina, per “assicurare soccorso e assistenza alla popolazione ucraina sul territorio nazionale in conseguenza della grave crisi internazionale in atto”.

Accoglienza dei profughi e armi per l’esercito di Kiev, fondi per studenti e ricercatori ucraini e centrali a carbone pronte a ripartire in qualsiasi momento, se servisse ridurre i consumi di gas sono gli ambiti principali, che tocca il nuovo decreto.

Vediamo i punti principali:

Stato emergenza: le mosse per la Difesa

In particolare, il provvedimento contiene una norma abilitante che, dopo una preventiva risoluzione delle Camere, consente al Ministro della difesa di adottare un decreto interministeriale per la cessione alle autorità governative dell’Ucraina di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari. E’ prevista peraltro una deroga specifica ad alcune disposizioni vigenti.

Secondo quanto scrive la Repubblica, sul fronte militare il decreto Ucraina prevede – sempre nell’ambito della Nato e mai oltre i confini dell’alleanza – l’invio di 250 soldati in Lettonia, di 130 soldati e 14 aerei per il pattugliamento aereo in Romania e di 2 navi, più un aereo, con 235 marinai per il pattugliamento del Mar Nero. In più verranno impiegate le cosiddette “forze ad alta prontezza”: 1.350 soldati, 77 mezzi terrestri, 2 navali e 5 aerei.
In totale i soldati in partenza per la crisi ucraina non supereranno i 1.970, prevede al momento il decreto. Il governo autorizza la cessione gratuita all’Ucraina di materiale militare non letale: soprattutto per la protezione dei soldati e per lo sminamento.

Energia

Il decreto prepara il terreno per far scattare razionamenti dei consumi nelle centrali elettriche e nel settore termoelettrico in modo “immediato” e “a prescindere” dal livello di emergenza (nel piano nazionale ce ne sono tre, per ora siamo al livello uno, di preallerta e monitoraggio), razionamenti che passano per la “massimizzazione” dell’impiego delle centrali a olio o carbone (e l’applicazione dei limiti di Co2 europei, meno restrittivi di quelli nazionali).

Il nuovo decreto, inoltre, “si occupa del livello di rischio imprevisto” rispetto al funzionamento del sistema nazionale gas. Palazzo Chigi ha spiegato che “si autorizza, anche a scopo preventivo, di anticipare l’adozione di misure per l’aumento dell’offerta e/o riduzione della domanda di gas previste in casi di emergenza, una eventualità che al momento non corrisponde a quella in cui si trova il nostro Paese”.

Rifugiati

Il decreto prende prime misure per l’eventualità che una parte del flusso dei profughi si indirizzi presso il nostro Paese: in Italia vi è una cospicua presenza di cittadini ucraini, circa 250.000 persone. Il provvedimento prevede, pertanto, il rafforzamento della rete di accoglienza degli stranieri. Inoltre, si dispone che i cittadini ucraini vengano ospitati nei CAS anche indipendentemente dal fatto che abbiano presentato domanda di protezione internazionale.

Tra le misure approvate per sostenere i rifugiati ucraini c’è anche “l’incremento di 13.000 posti dei centri straordinari che potranno essere attivati dai Prefetti (CAS) e un potenziamento di ulteriori 3.000 posti del sistema di accoglienza e integrazione (SAI)”.

Stanziati infine 10 milioni di euro a carico del Fondo per le emergenze nazionali per consentire di organizzare ed attuare gli interventi più urgenti in materia di soccorso e assistenza alla popolazione ucraina.

Università

Infine, è istituito un apposito Fondo da 500 mila euro per finanziare misure di sostegno per studenti, ricercatori e docenti ucraini affinché possano svolgere le proprie attività presso università, istituzioni per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica ed enti di ricerca italiani.

Previsti tutti i mezzi per garantire loro il diritto allo studio, partendo dalle borse di studio.