Ubs vede 2019 in frenata per l’economia mondiale, ma non mancheranno sorprese positive

3 Gennaio 2019, di Mariangela Tessa

Politica monetaria restrittiva, utili più deboli e sfide politiche metteranno un freno al Pil mondiale, colpendo soprattutto le maggiori economie. Risultato finale, secondo le stime di Ubs, la crescita dovrebbe segnare un rallentamento a +3,6% dal 3,8% nel 2018.

“La nostra prospettiva è che la crescita degli Stati Uniti sarà limitata dal calo degli stimoli fiscali e dai tassi di interesse più elevati”, hanno scritto ieri in una nota gli economisti di UBS, aggiungendo che almeno per ora resta esclusa una recessione. “Riteniamo che le tipiche cause di una recessione difficilmente si concretizzeranno nel 2019.”

Segnali di debolezza arrivano non solo dagli Stati Uniti, ma anche dal Vecchio Continente “dovela solida domanda interna non sarà sufficiente a compensare la ridotta crescita delle esportazioni”.

“Il nostro caso base è che l’inflazione rimarrà contenuta, consentendo alle banche centrali di rimanere sensibili alla crescita. Allo stesso tempo, non prevediamo un cambiamento di politica fiscale importante o uno shock dei prezzi delle materie prime, i bilanci dei consumatori sono in buona salute”.

Pur in un contesto di debolezza, non mancano opportunità di investimento.

“La crescita economica e degli utili sta diminuendo in modo aggregato, ma questo rallentamento non sarà percepito in modo uniforme da ogni paese, settore o azienda”, hanno detto gli economisti.

Sul fronte della politica monetaria, nonostante sul mercato inizi a circolare l’idea che nel 2019 la Fed possa mettere la parola fine ai rialzi dei tassi , UBS si aspetta un ulteriore aumento del costo del denaro di 100 punti base (al 3,5%) entro la fine del 2019.