Tutto quel che dovete sapere sul salvataggio forzato della Grecia

21 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Le misure di riforma e austerita’ stanno mettendo in ginocchio l’economia greca e c’e’ un’alta probabilita’ che il paese non riuscira’ mai a riavere il debito pubblico sotto controllo. Un’analisi della Troika composta da Fmi, Bce e Commissione Ue mostra, infatti, che Atene difficilmente riuscira’ a raggiungere l’obiettivo di rientro del debito al 120% entro il 2020.

In un report riservato inviato ai ministri delle Finanze europei e ottenuto in esclusiva da Reuters e il Financial Times, sono messi in evidenza gli argomenti cruciali dei colloqui dell’Eurogruppo durante i quali e’ stata presa la decisione di varare un secondo programma di aiuti per la Grecia. La conclusione che emerge dall’analisi e’ che il piano probabilmente non funzionera’.

Dal documento di nove pagine si evince infatti che i principi del nuovo pacchetto potrebbero essere autodistruttivi. Obbligare la Grecia all’austerita’ potrebbe ottenere l’effetto controproducente di spingere in rialzo i livelli di debito e indebolire l’economia. Inoltre la ristrutturazione dei 200 miliardi di euro di debito potrebbe impedire ad Atene di potersi rifinanziare sui mercati finanziari, perche’ gli investitori privati, impauriti, staranno alla larga.

* Lo scenario di base piu’ ottimista vede Atene in grado di ridurre il suo rapporto tra debito e Pil al 129% entro il 2020, ma solo se il paese riesce a mettere in sesto tutte le riforme strutturali, obblighi fiscali e privatizzazioni richieste dall’Eurogruppo.

* Un punto critico riguarda il fatto che l’aggravarsi della recessione, provocata da un ritardo delle riforme strutturali e dell’implementazione delle privatizzazioni, potrebbe frenare la buona riuscita del piano di salvataggio.

“Il risultato sarebbe una traiettoria debitoria piu’ alta, con un debito che restera’ fino al 160% del Pil nel 2020″, si legge nel rapporto. Tenuto conto dei rischi, si evince che il programma greco potrebbe essere prono ad eventuali inconvenienti e irregolarita’, con dubbi circa la sostenibilita’ che incombono”.
[ARTICLEIMAGE]
* Il report spiega inoltre che le banche potrebbero avere bisogno di fino a 50 miliardi di euro di capitale fresco extra, ovvero 10 miliardi in piu’ di quanto previsto in precedenza, con varie analisi condotte da parti terze che prevedono una situazione peggiore delle attese.

* Se la Grecia riuscira’ a ridurre il livello del debito sotto il 120% entro il 2020, allora a quel punto avra’ bisogno del sostegno dei settori privato e pubblico.

* L’analisi di sostenibilita’ del debito fornisce la prima conferma dell’offerta fatta dal settore privato per partecipare al piano di ristrutturazione. Gli obbligazionisti sono pronti a subire una svalutazione del 50% del valore nominale del debito in loro possesso, con 35 centesimi ogni euro convertito in titoli di stato a 30 anni ammortizzabili dopo 10 anni e 15 centesimi pagati sui bond a breve termine.

* Sara’ invece pagato un coupon del 3% sui bond dal 2012 al 2020, che salira’ al 3,75% dal 2021 in avanti.

* Sara’ inoltre fatto un versamento aggiuntivo legato al Pil, pari all’1% dell’ammontare circolante di nuovi bond. Chi ha condotto l’analisi ha presupposto un tasso di partecipazione del 95%.

Nel complesso il report dice che “Le autorita’ greche potrebbero non essere in grado di mettere in atto le riforme strutturali e le modifiche politiche restando nei tempi previsti dalle linee guida”. “La traiettoria del debito e’ estremamente sensibile a eventuali rinvii. Cio’ suggerisce che il programma potrebbe essere prono a inconvienti”, facendo entrare in gioco di prepotemnza la questione della sostenibilita’.

In tutto questo a pagare saranno le giovani generazioni: risulteranno vittime per anni a venire delle misure di austerita’ chieste in rappresaglia per i 130 miliardi di nuovi aiuti concessi al governo.

Insomma, nel piano appena accordato ci sono tante domande che non trovano risposte e passaggi che sollevano forti dubbi. Ad esempio:

1) Le perdite per gli obbligazionisti del settore privato. La svalutazione che dovranno subire tocca il 53,5% (ovvero il 74% al valore attuale netto). L’analisi del debito sostenibile (DSA) presuppone un tasso di partecipazione del 95%. Non e’ credibile. Gia’ il 90% lo era ben poco e lo era quando si pensava anche a una partecipazione della Bce. Che invece secondo la regola per cui alcuni creditori sono piu’ uguali degli altri , non subira’ alcuna perdita e girera’ i guadagni cosi’ ottenuti ai singoli stati. Sara’ interessante vedere come gli obbligazionisti risponderanno al pian, ma con ogni probabilita’ la percentuale di coloro i quali si tireranno fuori sara’ superiore al 5%.

2) Le precedenti misure intraprese da Atene: l’intesa chiede alla Grecia di varare nuove misure di rientro del bilancio da 3,3 miliardi di euro di tagli quest’anno: riduzione ai salari, aumento della flessibilita’ del mercato del lavoro e riforme che incrementino la competitivita’.

I famigerati €325 milioni di tagli devono ancora essere attuati. Le modifiche al mercato del lavoro e alla liberalizzazione delle professioni segnano un cambio culturale netto: costringere i cittadini ad accettarle non fara’ che far salire la tensione e alimentare le proteste.

3) Rischi fondamentali negli obiettivi del programma: l’analisi di sostenibilita’ del debito prevede un ritorno alla competitivita’ e al contempo una riduzione del debito. E’ pressoche’ infattibile. Le misure di austerita’ massiccia non faranno che aggravare la fase di recessione.

Ritornare alla crescita nel giro di due anni non e’ credibile e, anzi, e’ quasi contradditorio. La riduzione delle spese imposta e’ tra le maggiori che si siano mai viste nella storia. Il programma di crescita e’ ancora pressoche’ inesistente, mettendo di fatto la parola fine alle speranze di sostenibilita’ del debito ellenico.

4) Un ulteriore trattamento di favore alla Bce: Francoforte e le altre banche centrali non subiranno perdite dai loro possedimenti di debito greco, ma promettono di ridistribuire i “profitti” relativi in modo tale da riutilizzarli per il bene di Atene.

I mercati non sembrano troppo preoccupati per il fatto di essere stati subordinati dalle banche centrali in Europa, ma dovrebbero esserlo. Solleva delle questioni sul fatto che i bond non sono trattati tutti allo stesso modo. In base a chi li detiene. Il concetto stesso di “profitti” e’ fuorviante, perche’ una qualsiasi opera di ridistribuzione avverrebbe in ogni modo. Non e’ un impegno preso dai banchieri centrali, bensi’ un favore fatto a loro dall’Eurozona, che promette ulteriori impegni fiscali.

5) La Grecia rischia di non riuscire a finanziarsi sul mercato per piu’ dei prossimi tre anni: l’analisi suggerische che qualsiasi nuova emissione sara’ valutata junior rispetto al debito esistente, riducendo al lumicino le possibilita’ che il Tesoro di Atene collochi bond nel biennio 2014/2015.

Tenuto conto del fatto che la Troika deterra’ una percentuale piu’ alta di debito greco nel 2014, un qualsiasi credito del settore privato sara’ subordinato al rischio di perdere valore nel caso in cui qualcosa vada storto nel piano di salvataggio. Inoltre dopo il piano di ristrutturazione il debito del settore privato sara’ governato secondo la legge inglese e avra’ il Fondo ESFS fondo salva stati come dolcificante: chi vorra’ mai acquistare debito in una situazione come questa?

6) I requisiti del fondo salva stati: l’EFSF dovra’ reperire 70,5 miliardi di euro in vista dello swap sui bond – €30 miliardi in concessioni fatte dal settore privato, €5,5 miliardi per pagare gli interessi e 35 miliardi da offrire alle banche greche, con gli asset che verranno utilizzati per innalzare i livelli di liquidita’ tramite la Bce.

Raggiungere un aumento di capitale in tempi cosi’ rapidi non e’ cosi’ semplice. Data l’incertezza sui tempi durante i quali le banche avranno bisogno di questi asset (finche’ la Greciaa viene dichiarata dalle agenzie di rating in default selettivo) e’ chiaro che si tratta di un calcolo generoso.

7) Infine, non si fa menzione dei soldi che servono alle banche. E’ una strategia rischiosa considerando che la principale risorsa di finanziamenti per gli istituti di credito (ovvero i bond governativi) verra’ ridotta in maniera significativa. In precedenza si era parlato di 23 miliardi di euro, ma ora la somma pare che potrebbe salire fino a 50 miliardi. Non si sa ancora quando e sopratutto dove verrano trovati i soldi.

Per le banche greche il piano di ristrutturazione del debito sara’ un po’ come ballare in un terreno minato.