Tutti i pericoli di un dollaro forte

2 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

LONDRA (WSI) – Il dollaro forte permette alla banca centrale americana di mantenere i tassi di interesse allo zero per un tempo più prolungato del previsto.

Incominciano ad arrivare segnali di crescita dei salari e l’inflazione non è certamente all’orizzonte. Più il biglietto verde è potente e più sarà basso il costo delle importazioni. Anche il calo del prezzo del petrolio sta aiutando.

La cattiva notizia per gli Stati Uniti è che la ripresa si fonda sul modello familiare della crescita dei consumi. Nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, la crescita del 2,6% è stata alimentata dalle spese dei nuclei familiari, piuttosto che dagli investimenti.

Le società americane stanno riducendo gli investimenti domestici.

La ripresa dei consumi è favorita dall’abbassamento dei tassi di interesse e non dall’incremento degli stipendi della classe media.

L’economia maggiore al mondo è vulnerabile a un’inversione del ciclo dei tassi di interesse. Gran parte degli americani ha ancora una fiducia ridotta nella solidità della ripresa.

Con i tassi sui mutui a 30 anni che sono a disposizione sul mercato a meno del 3%, è impressionante quanto basso sia il numero di americani che compra casa. È difficile pensare che il trend migliorerà dopo che Janet Yellen e i colleghi del braccio monetario della Federal Reserve decideranno di imporre una stretta monetaria. Un evento che il mercato stima si materializzerzà a metà anno.

Il dollaro forte, in sintesi, rispecchia il successo dell’America rispetto a tante altre economia.

La crescita delle esportazioni sta rallentando e i maggiori competitor degli Usa stanno abbassando i tassi di interesse, assistendo a una svalutazione delle proprie valute rispetto al dollaro. Se l’andamento persisterà ancora, come sembra, le autorità di politica americana saranno chiamate ad agire. Un dollaro in ulteriore rafforzamento non è così favorevole alla lunga.

Il problema per gli Stati Uniti è che non si riesce bene a capire come riusciranno a fermare il trend sul valutario. Il gap tra la crescita del Nordamerica, che è solida, e quella delle altre economie è ampio e reale. Ma anche la divergenza monetaria lo è.

I tassi sui titoli di Stato decennali sono sui minimi storici dell’1,7%. In confronto a Germania (0,3%), Giappone (0,25% e Regno Unito (1,3%) sono enormemente avvantaggiosi. Motivo in più per spingere gli investitori a comprare dollari. Un fenomeno che sarà ancora più pronunciato una volta che la Fed alzerà i tassi di interesse, per la prima volta in quasi dieci anni.

Non è più una questione di se ma di quando: in poco tempo il dollaro è raggiungerà la parità sull’euro.

Fonte: Financial Times

(DaC)