Turchia: ultimatum all’Europa. Con crisi debiti, in forse l’ingresso

31 Ottobre 2012, di Redazione Wall Street Italia

Istanbul – Dove va la Turchia del sultano Recep Tayyip Erdogan: verso l’Ue, l’Eurasia, il Medio Oriente? Se entro il 2023 l’Unione europea non consentirà l’ingresso di Ankara, la perderà definitivamente. Suonano come un ultimatum le parole del premier. Ha indicato per la prima volta con esattezza sino a quando è disposto ad attendere per l’ingresso nell’Ue. Per l’uomo forte del Paese – da 10 anni al potere – quello è un punto fermo che non si tocca. Se Bruxelles dirà no grazie – ha aggiunto – sarà un’occasione persa con la storia.

Dal 2005, ossia da quando Ankara avviò la prima richiesta per fare il suo ingresso nella comunità europea, tante cose sono cambiate. Prima la crisi subprime e poi quella del debito sovrano hanno sparigliato le carte. E oggi è il consenso dei turchi verso l’ingresso nell’Ue a fare da ago della bilancia: adesso il sogno dell’Europa unita non è, infatti, più allettante sulle rive del Bosforo come una volta. L’euro e le sue promesse mancate con lo spauracchio di un default in giro per il Vecchio Continente hanno incrinato la voglia dei turchi di sentirsi europei.

Si spiega anche così la freddezza con cui Erdogan ieri alla domanda che gli è stata posta nel corso di una tavola rotonda a Berlino se la Turchia sarà o meno membro dell’Unione Europea entro il 2023 si è limitato a dire: “Probabilmente sì, ma se l’Unione europea deciderà diversamente noi non perderemo nulla, saranno loro a perdere la Turchia”.

E in effetti il Paese ha dalla sua i fatti: con un Pil annuo che da quasi un decennio cresce in media del 5 % sembra davvero non perderà nulla. Tanto più che la Turchia celebrerà il centesimo anniversario della sua fondazione come una repubblica dalle rovine dell’impero ottomano nel 2023. Qualche economista malizioso ha osservato: “Ha ancora tempo per scegliere da che parte stare”. Come dire: la tentazione di ballare ancora da sola non è poi così malvagia.

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