Curdi affiliati agli Usa e Turchia sull’orlo di una guerra

19 Luglio 2017, di Daniele Chicca

La Turchia e le forze curde sponsorizzate e aiutate dagli Stati Uniti in Siria sono sull’orlo di un sanguinoso conflitto militare. I militari curdi dell’YPG (L’Unità di Protezione Popolare) – che stanno aiutando la coalizione di cui fa parte il Pentagono a combattere l’ISIS in Siria – si stanno scontrando militarmente con le forze turche da almeno aprile di quest’anno.

La Turchia – la cui parte orientale è dominata dal popolo curdo e che da anni è impegnata a strozzare le sue ambizioni di indipendenza – sostiene di aver ucciso 11 militanti delle forze curde in Siria durante i combattimenti contro le forze curde avvenuti in Siria a fine giugno.

L’YPG (Yekîneyên Parastina Gel in lingua curda) è la milizia operativa nel nord della Siria e forza armata del Kurdistan siriano (Rojava). A inizio luglio la Turchia ha dispiegato soldati al confine con l’area controllata dai curdi nella parte nordoccidentale della Siria. La decisione è stata definita dal comandante del gruppo YPG l’equivalente di “una dichiarazione di guerra“.

I ribelli filo turchi, chiamati dall’YPG “mercenari”, si sono nuovamente scontrati in Siria lunedì, stando a quanto riferito da Reuters. I curdi sostengono di aver ucciso tre militari filo turchi e di averne feriti altri quattro. La Turchia da parte sua giudica i curdi alla pari di un gruppo terrorista. Per il governo Erdogan l’YPG altro non è che un’estensione del PKK, il gruppo di ribelli curdi della Turchia che da decenni sta cercando di formare uno stato autonomo nel paese a est di Ankara.

Turchia e curdi in guerra, Usa in mezzo a due fuochi

Gli Stati Uniti si trovano nella spiacevole posizione di essere in mezzo a due fuochi. La Turchia è il terzo maggiore acquirente di armi americane e a maggio gli Usa hanno iniziato a fornire armi all’YPG per aiutare le forze della coalizione anti ISIS in Siria.

La Turchia ha criticato aspramente l’operazione di rifornimento. Le tensioni tra Washington e Ankara rischiano di inasprirsi e arrivare – secondo Kemal Kirisci, professore associato del Brookings Institution – a un punto più critico persino di quello raggiunto quando gli Usa si sono opposti all’estradizione di Fethullah Gulen. Gulen è un Imam musulmano che vive in Pennsylvania e che è accusato dalle autorità turche di aver organizzato dall’estero il colpo di stato – poi fallito – del 2016.

Le ultime novità sul campo siriano giungo in un momento in cui la Turchia si sta riavvicinando alla Russia, che in Siria è impegnata nella lotta contro tutti i ribelli anti governativi. Ankara e Mosca hanno trovato un accordo per la costruzione di un gasdotto (Turkish Stream) che attraverserà la Turchia e che consentirà a Mosca di bypassare l’Ucraina, paese governato da una formazione politica filo europea e anti russa. La settimana scorsa la Turchia ha firmato un’altra intesa con la Russia, questa volta riguardante l’acquisto del sistema di difesa missilistico russo S-400 per una somma pari a 2,5 miliardi di dollari.