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Le neobank, istituti che offrono servizi finanziari quasi esclusivamente tramite piattaforma digitale, hanno smesso i panni della novità e sono diventate, nei casi di maggior successo, concorrenti a tutti gli effetti delle banche tradizionali. È quanto emerge dal nuovo report di S&P Global Ratings “Future Of Banking: Neobanks Come Of Age”, che fotografa un settore ormai entrato nella fase adulta del proprio ciclo di vita, pur restando profondamente eterogeneo.
Un settore diviso tra vincenti e ritardatari
Secondo l’agenzia di rating, il gruppo delle neobank resta variegato: molti operatori faticano ancora a raggiungere la sostenibilità economica, e i fallimenti restano frequenti. Tuttavia un ristretto nucleo di operatori ha ormai dimostrato modelli di business solidi, capacità di gestione del rischio e in grado di condizionare le prassi dell’intero mercato bancario.
Tra i nomi citati nell’analisi figurano realtà come Revolut, Nubank, Starling Bank, Monzo, SoFi, Klarna, N26 e WeBank: solo una parte di questi, però, è già riuscita a “rompere” stabilmente la soglia della redditività, come mostrano le serie storiche sul ritorno sul capitale proprio (ROE) raccolte da S&P dal 2017 a oggi.
Dallo smartphone alla app unica
Il report ricostruisce le origini del fenomeno nella convergenza fra diffusione degli smartphone ed e-commerce, che ha trasformato le aspettative dei clienti verso un’esperienza bancaria “always-online”. La pandemia ha poi accelerato l’adozione dei servizi digitali, un trend che si è consolidato soprattutto tra i clienti più giovani.
S&P individua tre fattori chiave che guideranno le scelte dei consumatori nei prossimi anni: la qualità dell’esperienza digitale, la trasparenza di prezzi e commissioni (che riduce i costi di cambio banca) e la capacità di offrire una “superapp” finanziaria integrata, capace di competere anche con le alternative “bankless” rese possibili dall’intelligenza artificiale generativa e dalla finanza decentralizzata.
Prestiti ancora marginali, ma la spinta all’innovazione continua
Nonostante l’agilità nel progettare nuovi prodotti, il contributo delle neobank al credito di lungo periodo in Europa resta contenuto: a fine 2024 detenevano solo il 4% degli attivi bancari dell’Eurozona, e secondo le stime S&P avrebbero erogato appena l’1% dei 15mila miliardi di euro di prestiti bancari dell’area a fine 2025, concentrati soprattutto su prestiti al consumo a breve termine. Per le decisioni di finanziamento più rilevanti, la maggioranza dei clienti europei continua dunque a rivolgersi alle banche tradizionali.
La crescita futura, osserva S&P, sarà probabilmente orientata più all’aumento dei ricavi che all’espansione dei bilanci, anche in vista di eventuali collocamenti in Borsa: Revolut, la neobank europea di maggior successo, avrebbe indicato un’ipotesi di IPO non prima del 2027.
Ricavi ancora concentrati, ma il risparmio apre nuove strade
La capacità di acquisire clienti resta un punto di forza delle neobank, ma la generazione di ricavi è spesso concentrata su un numero ristretto di prodotti. Il mix di ricavi varia molto da operatore a operatore: Starling Bank, Monzo e N26 ricavano una quota significativa dal credito, mentre Nubank genera la parte più consistente dai proventi da interessi. Realtà come Revolut puntano invece a una crescita più graduale del credito, in vista dell’offerta di mutui e servizi di consulenza in alcuni mercati.
Anche le cripto-attività stanno diventando una fonte di commissioni: Revolut e Trade Republic hanno ottenuto le licenze CASP previste dal regolamento europeo MiCAR, segnale di un interesse crescente anche da parte delle banche tradizionali, inizialmente più caute su questo fronte.
Il nodo della fiducia
Le neobank, spiega S&P, restano spesso il secondo conto dei propri clienti, non quello principale su cui gestire stipendio e spese ricorrenti: anche Revolut, pur tra le prime cinque banche per numero di clienti in molti Paesi, viene utilizzata da una parte consistente dell’utenza solo per viaggi o transazioni occasionali.
Per servizi complessi come mutui, corporate banking o gestione patrimoniale, i clienti continuano in prevalenza a preferire gli istituti tradizionali. Il berlinese Trade Republic ha risposto a questo divario di fiducia lanciando ad aprile 2026 un servizio clienti attivo 24 ore su 24, con oltre mille operatori dedicati a più di 10 milioni di clienti, dopo che l’approccio basato solo su bot automatici si era rivelato inadeguato rispetto alle ambizioni di crescita dell’azienda.
Per attrarre e trattenere clienti, le neobank offrono spesso tassi sui depositi più elevati rispetto alle banche tradizionali, con un impatto diretto sui costi di raccolta dal 2020 in poi. Pochi operatori, inoltre, hanno accesso comprovato ai mercati wholesale, sia garantiti sia non garantiti, anche perché non sono ancora tenuti a emettere debito bail-in. Gli accordi di forward-flow possono accelerare l’attività di prestito, ma comportano rischi se utilizzati come unica fonte di funding, mentre i programmi di cartolarizzazione richiedono investimenti significativi per essere avviati.
Quattro tendenze da monitorare
Secondo S&P, quattro fattori potrebbero sostenere l’espansione del settore nei prossimi anni. Il primo è il grande trasferimento generazionale della ricchezza. Il Global Wealth Report 2025 di UBS stima che circa 74 mila miliardi di dollari passeranno nei prossimi due decenni dalla generazione dei baby boomer agli eredi. Una parte di questi patrimoni potrebbe essere indirizzata verso le piattaforme di investimento delle neobank.
Il secondo riguarda l’espansione internazionale, favorita in Europa dal sistema del passporting, che consente di operare in più Paesi con un’unica licenza bancaria.
Terzo elemento è il progressivo rafforzamento delle fonti di finanziamento, attraverso maggiore accesso ai mercati dei capitali e programmi di cartolarizzazione.
Infine, l’intelligenza artificiale generativa. Secondo un’indagine del World Economic Forum, circa l’80% delle fintech ha già introdotto o prevede di introdurre strumenti di AI generativa nel servizio clienti e nell’automazione dei processi, mentre il 30% punta a utilizzarli anche nella gestione del rischio entro il 2027.
L’effetto sulle banche tradizionali
L’effetto delle neobank va oltre la loro quota di mercato. Per S&P, la pressione competitiva esercitata negli ultimi dieci anni ha costretto le banche tradizionali ad accelerare gli investimenti digitali, migliorando l’esperienza dei clienti e ampliando l’offerta di servizi disponibili online.
Tra gli esempi di maggiore successo figurano ING DiBa, Comdirect, Consorsbank, BoursoBank e Openbank di Banco Santander. Quest’ultima è ormai stabilmente redditizia, mentre BoursoBank ha aumentato la propria penetrazione nella popolazione attiva francese dall’1,8% del 2015 al 16,6% nel 2025, tornando all’utile dal 2023.
Sul terreno del credito, però, il vantaggio competitivo delle banche tradizionali rimane significativo. I modelli di valutazione del rischio, l’esperienza accumulata e il rapporto diretto con la clientela continuano a rappresentare barriere difficili da superare, soprattutto nel mercato dei mutui.
Per questo S&P ritiene che la crescita delle neobank passerà soprattutto dall’espansione dei ricavi e dall’ampliamento della gamma di servizi, più che da un aumento rapido dei volumi di credito. L’obiettivo sarà raggiungere una scala sufficiente a garantire utili sostenibili nel lungo periodo. In questa sfida, conclude il report, saranno determinanti la fiducia dei clienti, la qualità della governance e la solidità dei modelli di business.