Tsipras chiede taglio debito 30% e periodo di grazia per 20 anni

3 Luglio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ATENE (WSI) – A questo punto o meglio, a queste dichiarazioni, come reagiranno i falchi dell’Unione europea e, in generale dell’ex troika? In generale le dichiarazioni sono arrivate proprio in risposta a un report del Fondo Monetario Internazionale, che ha scritto che, di fatto, il debito greco è insostenibile. Il premier Alexis Tsipras ha colto la palla al balzo e ha affermato che proprio l’analisi dell’Fmi giustifica la decisione di Atene di rifiutare le proposte dei suoi creditori: queste, infatti, non hanno offerto nessuna forma di ristrutturazione del debito.

“Oxi”, ovvero “NO”, ha detto Tsipras nel corso di un discorso alla nazione televisivo in vista del referendum di dopodomani, domenica 5 luglio. “Ieri, c’è stato un evento di grande importanza politica. L’Fmi ha pubblicato un rapporto sull’economia grecia, che è una grande giustificazione per il governo greco, dal momento che conferma l’ovvio, ovvero che il debito greco non è sostenibile”, ha detto il premier.

Nell’analisi, si legge di fatto che la Grecia ha bisogno di 60 miliardi di euro di extra fondi nei prossimi tre anni e, anche, di un taglio del debito, al fine di permettere alla Grecia di tornare a crescere. Tsipras ha chiesto così un taglio del debito greco del 30% e un periodo di grazia di 20 anni (lo stesso periodo di grazia viene considerato necessario dall’istituzione di Washington)

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Immediata la dichiarazione del ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble, che ha affermato che, in caso di nuovo bailout, sarebbe necessario il voto del Bundestag.

Alert intanto dalla Bce, con il membro Ewald Nowotny che ha chiaramente detto che l’assistenza finanziaria di emergenza che la Banca centrale europea di Mario Draghi sta assicurando alle banche elleniche durerà fino a lunedì.

Tutto questo, mentre si attende la decisione del Consiglio di Stato, la più alta Corte della Grecia, che si è riunito in una sessione di emergenza per considerare se il referendum è legale.

Oggi, altra pioggia di dichiarazioni da parte di diversi funzionari, più o meno noti, che invece di chiarire la situazione, presentano sempre di più un quadro confuso.

Parla di nuovo il ministro delle finanze Yanis Varoufakis che, nel rilasciare un’intervista radiofonica alla stazione RTE in Irlanda, sottolinea che, qualsiasi sarà l’esito del referendum, l’accordo è più o meno raggiunto, dal momento che ci sono state discussioni private con la Bce e l’Unione europea durante la settimana. Dunque, se vinceranno i “SI”, il governo di Atene firmerà la proposta dei creditori; se vincerà il “No”, si dovranno valutare alcune proposte, che lui reputa decenti, che sono arrivate dall’Europa.

E comunque in ogni caso, anche se dovesse vincere il fronte dei “SI”, si tratterebbe di una “vittoria al limite” e dunque Syriza rimarrebbe l’unico partito capace di guidare il paese. Detto questo, Varoufakis ammette che il governo greco ha commesso alcuni errori: “Sarebbe arrogante dire che non li abbiamo commessi”.

Ma se Varoufakis è così convinto del fatto suo, la stessa certezza non arriva sicuramente dal presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, che afferma che la posizione della Grecia sarebbe indebilita se vincesse il “NO” e che comunque, non c’è stato alcun cambiamento nell’approccio dell’ex troika, istituzioni, verso la Grecia. Anzi, Juncker afferma che ci sono difficoltà sia in caso di vittoria dei “SI” che di vittoria dei “NO”.

In caso di vittoria del sì, il ministro ha precisato che tornerà a essere considerata e sarà “certamente sul tavolo” delle trattative la proposta che i creditori hanno presentato la scorsa settimana. Personalmente, ha continuato, lui non firmerà un nuovo accordo, nel caso in cui non venissero affrontate questioni vitali come la sostenibilità del debito. “Preferirei tagliarmi un braccio” piuttosto che firmare un’intesa che non rendesse sostenibile il debito greco, ha detto, aggiungendo: “io non ho il diritto morale” di firmare un accordo che non includa la ristrutturazione del debito.

Varoufakis è comunque piuttosto ottimista sull’esito del referendum, convinto che vincerà il no. No alla politica di austerity imposta dai creditori. E’ possibile che il ministro però si sbagli, dal momento che sono trapelati i risultati dei sondaggi di GPO, che mostrano come il Si starebbe vincendo con il 47%, rispetto al 43% dei voti “NO”.

In realtà i sondaggi sono stati diffusi dagli organi di stampa greci senza alcun permesso, precisa GPO, che parla di “risultati parziali”. Ancora, la società afferma che “il sondaggio GPO che dà in vantaggio i SI era incompleto ed è stato pubblicato senza nessun permesso”.

Alexis Tsipras vuole fare concessioni ai creditori e stringere un accordo per sbloccare nuovi aiuti sulla base delle proposte fatte lo scorso weekend. Allo stesso tempo tira dritto sul referendum sull’austerità, annunciando che si terrà come previsto il prossimo 5 luglio. Ma l’Eurogruppo si conclude con un forte “no” alle richieste greche di continuare nelle trattative. E’ lo stesso Jeroen Dijsselbloem, numero uno del panel, ad affermare che non ci sono le premesse per ulteriori negoziati, a questo punto, e che qualsiasi dialogo avverrà dopo il referendum.

Proprio a pochi giorni dal voto, il Fondo Monetario Internazionale ha emesso un report in cui si calcola che il paese ha bisogno di 50 miliardi extra nei prossimi tre anni e una riduzione massiccia del debito per poter tornare a far respirare la sua economia.

Allo stesso tempo, la Bce conferma di mantenere in vigore la liquidità a favore delle banche elleniche.

Intanto, il governo greco di Atene dovrà fare cercare di rientrare nel quadro delle normative europee. Il Consiglio d’Europa ha infatti dichiarato che il voto popolare indetto per domenica non rispetta gli standard internazionali.

Sono tre le condizioni che non sono state rispettate, secondo il consiglio. Innanzitutto “gli elettori devono conoscere le domande di un referendum con due settimane di anticipo” rispetto alla votazione “e non è questo il caso”, ha spiegato. Inoltre, dato lo scarso preavviso non c’e’ la possibilita’ di organizzare l’invio di osservatori internazionali, come raccomandato dalla Commissione di Venezia, e poi “le domande di un referendum devono essere molto chiare e comprensibili”, e anche questo standard non sarebbe rispettato.

Insomma, è un’altra giornata schizofrenica, fatta di rumor e dichiarazioni che rimbalzano e si accavallano, e che rendono ancora più caotiche queste ore che la Grecia e l’Europa intera stanno vivendo.

L’unica cosa al momento sicura è che, allo scoccare della mezzanotte, il paese ellenico ha fatto default sui debiti che avrebbe dovuto onorare nei confronti del Fondo Monetario Internazionale. Il giorno X per la Grecia era stato fissato infatti al 30 giugno, data entro cui Atene avrebbe dovuto rimborsare i debiti di giugno, per un valore di 1,6 miliardi di euro. In questo modo, il secondo pacchetto di aiuti dell’ex troika, ora istituzioni, è formalmente scaduto.

In attesa del referendum che si terrà nella giornata di domenica 5 luglio, il Financial Times scrive che il governo di Tsipras si sta per piegare al volere dell’Ue, e che è pronto ad accettare la proposta dei creditori ma con alcune modifiche, che implicano il ricorso al fondo salva Stati europeo e la ristrutturazione del debito, chiesta da diversi economisti illustri come Stiglitz e persino dall’ex direttore generale dell’Fmi, Strauss-Khan.

Nella lettera inviata al direttore dell’Fmi Lagarde e ai presidenti di Bce e Commissione Ue, Draghi e Juncker, il premier ellenico conferma di fatto che è pronto ad accettare il nuovo piano di aiuti da 29,1 miliardi di euro che fa ricorso alle risorse del fondo salva Stati ESM e l’estensione del programma di prestiti esistente che fa affidamento sull’EFSF.

Il quadro a un certo punto si è presentato ancora più assurdo da quando sono iniziate a circolare indiscrezioni, poi smentite dallo stesso Tsipras, secondo cui Atene avrebbe potuto anche decidere di cancellare il referendum.

A riportare le indiscrezioni era stato il Wall Street Journal. Il giornalista Simon Nixon, in particolare, aveva scritto su Twitter: “Fonti dell’Eurogruppo affermano di credere che Tsipras cancellerà il referendum di oggi prima del meeting dell’Eurogruppo”. E ancora: “Berlino vuole che il referendum in Grecia vada avanti; la Commissione vuole che Tsipras chieda ai suoi elettori di votare si (Tsipras sostiene invece che gli elettori debbano votare no alle proposte dei creditori)”.

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Il Financial Times, che ha visionato le due pagine della missiva, aveva riportato che la Grecia è pronta ad accettare quasi tutte le condizioni che erano sul tavolo delle trattative lo scorso fine settimana. Anche se l’estensione di un piano che è già scaduto, la lettera di Tsipras potrebbe servire come base degli accordi per un nuovo piano di aiuti da avviare nei prossimi giorni.

Il ministro tedesco delle Finanze Schaeuble e alcuni funzionari dell’area euro hanno però detto che ci sono alcuni elementi che saranno difficili da accettare da parte loro. Ci sono ancora centinaia di milioni di euro di differenza tra le due parti.

Ma già quando ha parlato la cancelliera tedesca Angela Merkel, si è capito che la pazienza dei creditori era giunta al limite. La cancelliera ha affermato che i greci hanno il diritto di partecipare a un referendum, ma che gli altri 18 paesi dell’Eurozona hanno il diritto di reagire e di avere una opinione. Di fatto: “il terzo bailout per la Grecia non può essere discusso senza l’approvazione del Bundestag”.

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Attacco anche da Schaeuble, che non risparmia critiche contro il governo greco. La situazione “è peggiorata drammaticamente” con Alexis Tsipras, ha tuonato il falco tedesco. “Questo governo non ha fatto nulla da quando ha preso il potere – ha detto Schaeuble, parlando alla Camera bassa del Parlamento – si è solo tirato indietro rispetto agli impegni che erano stati assunti in precedenza. Onestamente, non potete aspettarvi che noi parliamo con loro in una situazione come questa. Dobbiamo aspettare di vedere cosa accadrà in Grecia”.

Sui mercati sono aumentati nella giornata di ieri gli acquisti sui titoli azionari e sui bond periferici. Come osservato da Banca Intermobiliare finora le prese di profitto sugli asset più direttamente esposti alla crisi di liquidità ellenica (euro, titoli di Stato dei paesi euro-periferici, azionario europeo) “sono state ad oggi (ieri per chi legge) relativamente contenute, probabilmente anticipando l’intervento massiccio della Bce qualora il contagio sugli altri mercati andasse fuori controllo”.

Quello della Grecia è finora il default maggiore che l’Fmi abbia mai dovuto affrontare nella sua storia. Lo psicodramma del debito ellenico non è ancora finito, anche se i mercati non vedono l’ora che qualcuno chiuda definitivamente il sipario.

L’Ue ha offerto un piano simile a quello proposto domenica scorsa. Atene aveva invece prima della lettera di Tsipras proposto un piano di due anni che escluda la partecipazione dell’Fmi e faccia affidamento sulle risorse del fondo salva stati ESM per coprire i buchi finanziari. L’accordo prevede anche in parallelo una ristrutturazione del debito, che è stata promessa, ma non prima del prossimo autunno, dalle autorità europee.

Dal canto suo l’istituto centrale Bce ha reso noto che, in caso di default, le banche greche rimarrebbero solvibili per cinque giorni.

Ma di fatto, ha precisato Felix Hufeld, membro del consiglio di supervisione della Bce, “è una questione di giorni”. Possiamo “stare qui a parlare di ore, se si tratterà di due, tre, quattro o cinque giorni”, ha affermato il funzionario.

Il piano che Tsipras aveva presentato due giorni fa, come riporta il giornale ellenico Kathimerini, prevedeva l’Iva al 13% per gli stabilimenti turistici e gli hotel, tetto che era stabilito nella proposta greca poi respinta dalla troika, che da parte sua chiedeva invece un’imposta al 23%. Inoltre l’abolizione del sussidio per le pensioni povere viene spostato al 2019 dal 2017. La lettera con cui invece Tsipras ha deciso ieri di accettare le proposte Ue chiede alcune modifiche, tra cui il mantenimento di uno sconto del 30% sull’Iva per le isole greche e la richiesta che il piano di innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni entro il 2022 sia implementato in ottobre.

Sono piccole modifiche, ma potrebbero essere ‘vendute’ meglio in patria da Tsipras che vuole evitare il suicido politico, forte del mandato del popolo per mettere fine all’era del rigore e dei sacrifici. Si tratterebbe in pratica però di dire si allo stesso piano di domenica che Sryiza aveva rifiutato, basandosi su quanto riportato dai media greci.

Atene poi, sicura come dice di rimanere in Eurozona, non ha intenzione di cedere su un paio di punti. Non vuole che vengano oltrepassate alcune “linee rosse” su sistema previdenziale e Iva.

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Il tempo intanto stringe e nelle strade di Atene c’è chi parla persino di timori di scoppio di una guerra civile. “Le nostre vite non appartengono ai creditori”: con questi slogan ben 12.000 persone si sono riunite nella piazza Syntagma di Atene, protestando contro le politiche di austerity imposte in tutti questi anni dall’ex troika, ribattezzata Istituzioni.

Questo, mentre il premier greco Alexis Tsipras appare piuttosto sicuro del fatto suo. In un’intervista rilasciata di recente al canale televisivo ERT TV, ha affermato che l’Eurozona non permetterà alla Grecia di lasciare l’euro. “Non ci cacceranno dall’Eurozona – ha detto, forte del fatto suo – Fatemi spiegare perché. Il costo sarebbe enorme”.

Va ricordato che è stato lo stesso Mario Draghi a garantire che l’euro è irreversibile. Significa che chi aderisce non puo’ uscire dall’area della moneta unica. Tra l’altro un evento del genere non è previsto nemmeno dai trattati europei, uno dei motivi per cui Tsipras intende fare ricorso alla Corte di Giustizia se Atene verrà esclusa.

Detto questo la Bce ha tuttavvia ammesso, attraverso le parole del membro del Comitato esecutivo Benoit Coeure, che “l’uscita della Grecia dall’Eurozona, sfortunatamente non può più essere esclusa”. La banca centrale ha allo studio, a questo punto, nuove misure per arginare il caos.

“Se risponderanno sì (al referendum, indetto per domenica 5 luglio), non ho alcun dubbio sul fatto che le autorità dell’Eurozona riusciranno a trovare i mezzi, sotto una forma o un’altra, per far fronte ai loro impegni”, ha continuato Coeure nell’intervista al quotidiano Les Echos.

Se invece i greci votano no, come ha avvertito il leader dell’Opposizione, le pensioni e gli stipendi dei funzionari statali non saranno pagati. In pratica i greci sono davanti a un dilemma corneliano: devono scegliere di quale morte morire.

Kelvin Tay, responsabile investimenti dell’Asia Pacifico presso UBS Wealth management, ritiene che “ci sia una probabilità del 60% che l’elettorato voti sì, a favore del bailout. Probabilmente un tale scenario sarà seguito da un periodo di confusione, visto che ci saranno pressioni affinché il governo attuale si dimetta, dal momento che (Tsipras) sta cercando di convincere gli elettori a votare no”.

“Se si dimettono – ha spiegato in un’intervista a Bloomberg – avremo un altro periodo di elezioni, prima che l’accordo (di bailout) venga firmato e finalizzato. Ricordatevi che il 20 luglio, scade un’altra tranche di debiti, per un valore di 3,2 miliardi di euro”, ha concluso l’analista.

Su questo punto, Tsipras ha chiaramente chiarito di essere pronto anche a presentare una ingiunzione alla Corte europea di Giustizia. “I trattati Ue non fanno alcun cenno a un’uscita dall’euro e noi rifiutiamo di accettarla. La nostra appartenenza all’euro non è negoziabile”.[ARTICLEIMAGE]

(DaC-Lna)