Trump licenzia ministro Giustizia dopo critiche a bando immigrati

31 Gennaio 2017, di Alessandra Caparello

WASHINGTON (WSI) –  E anche l’ultima superstite della precedente amministrazione Obama lascia la casa Bianca. Si tratta di Sally Yates, il ministro della Giustizia a stelle e strisce che ha osato sfidare il nuovo presidente Donald Trump in merito al tanto contestato decreto anti immigrati ordinando al suo Dipartimento di non difenderlo in tribunale. Una mossa che non è andata ovviamente giù al neo inquilino della Casa Bianca che ha prontamente rimosso la Yates dal suo incarico per tradimento.

“Ha tradito il Dipartimento di Giustizia rifiutando di attuare un ordine messo a punto per difendere i cittadini americani. È il momento di essere seri nel proteggere il paese. Chiedere controlli accurati per gli individui che arrivano da sette posti pericolosi non è estremo. È ragionevole e necessario per tutelare il paese”.

Così il tycoon su Twitter. Barack Obama subito dopo la firma del bando di Trump aveva sottolineato come si trattasse di una discriminazione su base religiosa in cui in gioco ci sono gli stessi valori americani. Da qui l’ordine della Yates. Al suo posto è stata nominata Dana Boente, procuratore del distretto orientale della Virginia che rimarrà in carica fino a quando il neo ministro della Giustizia Jeff Sessions non sarà confermato dal Sento.

Bando anti rifugiati: le proteste negli Usa e fuori

Intanto non si placano le proteste e l’indignazione generale contro le mosse della nuova amministrazione. Il procuratore generale dello Stato di Washington, Bob Ferguson, ha annunciato un’azione legale contro lo stesso Trump indicando come anti-americano e illegale il suo provvedimento. Difende l’operato della Casa Bianca il portavoce Sean Spicer secondo cui il presidente sta facendo quello che aveva promesso in campagna elettorale.

Ma anche fuori dagli Stati Uniti monta la polemica. Mentre l’Ue fa sapere di non discriminare, anche l’Onu attacca il bando anti immigrati, indicato come illegale e meschino.

Tra i leader europei, critica anche la cancelliera Angela Merkel secondo cui la lotta al terrorismo non può giustificare un generale sospetto contro persone di una specifica religione, musulmana come in questo caso. L’ambasciata Usa a Berlino ha reso noto che i cittadini dei sette paesi colpiti dal bando di Trump che hanno la doppia nazionalità non dovranno più chiedere visti per gli Usa.

E intanto in Gran Bretagna è stata lanciata una petizione popolare per chiedere di annullare la visita di stato di Trump programmata nel Regno Unito ma la premier inglese Theresa May ha bloccato tutto.