Trump, l’Fbi nella sua villa di Mar-a-Lago. Cosa sta succedendo

9 Agosto 2022, di Alessandra Caparello

L’Fbi è entrata nella residenza di lusso di Donald Trump a Mar-a-Lago e ha sequestrato una serie di documenti. “La mia bellissima casa, Mar-A-Lago a Palm Beach, Florida, è attualmente sotto assedio, razziata e occupata da un folto gruppo di agenti dell’Fbi”, ha dichiarato Trump, aggiungendo: “Hanno persino scassinato la mia cassaforte!”.

Perché è stata perquisita la residenza di Trump

Secondo le fonti, la perquisizione fa parte di un’indagine su documenti della Casa Bianca scomparsi dopo la presidenza di Trump. A gennaio sono state scoperte circa 15 scatole di materiale della Casa Bianca portate impropriamente a Mar-a-Lago. I documenti sono stati infine restituiti alla Nara (National Archives and Records Administration), un’agenzia indipendente del Governo degli Stati Uniti a incaricata di conservare importanti documenti governativi e storici, dopo una trattativa con gli avvocati di Trump. Tuttavia i funzionari governativi hanno poi scoperto che l’ex presidente aveva portato con sé alcuni documenti chiaramente contrassegnati come sensibili per la sicurezza nazionale.

Pare che nelle scatole ci fosse anche una lettera lasciata a Trump dal suo predecessore alla presidenza, Barack Obama, “lettere” di Kim Jong-un della Corea del Nord e un modello dell’Air Force One con la livrea rosso-bianco-blu che Trump aveva scelto, ma che era stato scartato dall’amministrazione Biden.

Una vicenda che ha anche spinto la commissione di controllo della Camera, guidata dalla deputata Carolyn Maloney, ad aprire un’indagine separata che ha rilevato che “rimuovere o nascondere documenti governativi è un reato penale”. Trump deve essere ritenuto responsabile, ha detto la democratica newyorkese.

Il tycoon è già stato messo sotto osservazione per le sue flagranti violazioni del Presidential Records Act del 1978,  che impone la conservazione dei documenti della Casa Bianca, ma l’indagine, per la prima volta, sembra indicare un potenziale rischio legale commesso da Trump per le sue pratiche di archiviazione.

Lo statuto che regola la rimozione o la distruzione intenzionale e illegale dei documenti presidenziali, anche se raramente applicato, comporta sanzioni significative, tra cui multe, reclusione e, soprattutto, l’interdizione dalle cariche attuali o future. Secondo una delle fonti vicine all’ex presidente, Trump non si trovava a Mar-a-Lago al momento dell’irruzione, ma nel suo golf club a Bedminster, nel New Jersey. Quando Trump ha rilasciato la dichiarazione, lasciando intendere che la perquisizione fosse in corso, l’Fbi in realtà aveva già lasciato la sua proprietà.

Durante la sua presidenza, Mar-a-Lago era conosciuta come la “Casa Bianca invernale” di Trump. Trump e la moglie Melania sono tornati nel resort in Florida dopo aver lasciato Washington e da allora il presidente ne ha fatto il centro dei suoi affari politici. La perquisizione arriva mentre Trump sta preparando una nuova corsa alle elezioni del 2024. Trump ha paragonato l’indagine dell’Fbi al “Watergate” e ha cercato di dare la colpa ai “democratici di sinistra radicale” che, a suo dire, ” non vogliono disperatamente che io mi candidi alla presidenza nel 2024 e faranno di tutto per fermare i repubblicani e i conservatori nelle prossime elezioni di midterm”.

L’Fbi è guidata da Christopher Wray, nominato da Trump prima di lasciare il suo incarico.  Secondo una fonte a conoscenza dell’inchiesta, il Dipartimento di Giustizia sta esaminando silenziosamente la prospettiva di aprire un’indagine penale sulla questione della rimozione dei documenti da parte di Trump almeno da aprile.

Trump prepara il terreno per le elezioni 2024

La notizia potrà essere giocata a favore del tycoon nella corsa alle presidenziali. “Il ritorno dell’America al voto inizia a novembre, e continuerà nel 2024. Continueremo a batterci e ci riprenderemo il Paese” ha detto Trump dal palco della conferenza dei conservatori del Cpac. Poi ha aggiunto:

“Ho corso due volte, ho vinto due volte, e potremmo rifarlo. Se restassi in silenzio gli attacchi contro di me si fermerebbe subito, ma non posso farlo perché amo questo Paese. Non faccio questo per me ma per voi. Per me è un onore farlo perché se non lo faccio rischiamo di diventare una nuova versione del Venezuela, dell’Unione Sovietica o di Cuba”.

Trump ha anche affermato le elezioni di metà mandato di novembre sono un referendum sulla “terribile gestione dei democratici. Dobbiamo fare una campagna populista incessante e ampia. Vogliamo essere populisti”.

E l’ex presidente non risparmia critiche all’attuale amministrazione Biden e soprattutto alla speaker della Camera Nancy Pelosi e la questione Taiwan.

“Tutto quello che tocca si trasforma in qualcosa di brutto: ha tentato con me l’impeachment due volte e ha fallito. Quella donna porta caos ed è quello che sta accadendo in Cina e Taiwan. Ora la Cina ha l’occasione di fare quello che vuole, con me non sarebbe mai successo“.