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Truffe finanziarie, indennizzi fino a 20mila euro: requisiti e come fare domanda

Per chi negli anni ha visto andare in fumo i propri risparmi a causa di truffe o crack finanziari, c’è finalmente una buona notizia. Il Fondo indennizzi per le vittime di frodi finanziarie torna a muoversi, con un “tesoretto” da oltre 200 milioni di euro messo a disposizione per risarcire, almeno in parte, i piccoli investitori truffati.

Non si tratta di rimborsi integrali, ma di un aiuto concreto: fino a 20mila euro per persona, pari alla metà del danno subito e accertato dalla giustizia.

Da dove arrivano i soldi

Il denaro del Fondo non arriva dalle tasse dei cittadini, ma da una fonte particolare: i cosiddetti conti dormienti, cioè conti correnti e rapporti bancari che non vengono più movimentati da anni. A questi si aggiungono somme recuperate da polizze e strumenti finanziari mai riscossi.

In totale, sono stati messi sul piatto 204,5 milioni di euro. La cifra verrà distribuita in tre tranche: 1,5 milioni nel 2025, oltre 61 milioni nel 2026 e più di 140 milioni nel 2027. La gestione del Fondo è stata affidata alla Consap, la società del Ministero dell’Economia che già si occupa di altri indennizzi pubblici.

Chi ha diritto all’indennizzo

Naturalmente non tutti i risparmiatori potranno accedere ai rimborsi. Il decreto è molto preciso sui requisiti. Possono fare domanda coloro che hanno subito un danno patrimoniale ingiusto, riconosciuto da una sentenza o da un arbitrato definitivo. Il danno deve riguardare investimenti effettuati prima del 1° gennaio 2006 in azioni o obbligazioni di società italiane quotate, poi finite in liquidazione o in amministrazione straordinaria. Inoltre, il danno deve essere legato a reati di truffa o bancarotta fraudolenta commessi da quelle società o dai loro amministratori.

Un altro requisito riguarda l’identità del richiedente: bisogna essere persone fisiche o imprenditori individuali, anche agricoli, e avere la residenza o la sede legale in Italia al momento in cui la società è stata posta in liquidazione.

Il caso speciale dei tango bond

Un capitolo a parte riguarda i cosiddetti tango bond, i titoli di Stato argentini andati in default nel 2001 e che hanno lasciato migliaia di italiani con un pugno di mosche. In questo caso i requisiti sono ancora più stringenti. Per ottenere l’indennizzo bisogna dimostrare di possedere quei titoli al 23 dicembre 2001, la data del default, e provare con una sentenza o con un lodo arbitrale di aver subito un danno non risarcito. Anche in questo caso è richiesto che il risparmiatore sia una persona fisica o un imprenditore individuale con residenza o sede legale in Italia.

Quanto si può ottenere

L’indennizzo sarà pari al 50% del danno accertato, con un tetto massimo di 20mila euro per ciascun richiedente. In pratica, chi ha perso 30mila euro potrà riceverne 15mila, mentre chi ha perso somme più elevate, ad esempio 50mila, non potrà comunque superare la soglia dei 20mila euro. Va però precisato che, se le domande dovessero superare le risorse disponibili, gli indennizzi verranno ridotti in maniera proporzionale.

Come presentare la domanda

La procedura non è ancora attiva, ma lo sarà a breve. La Consap metterà a disposizione una piattaforma online attraverso la quale i risparmiatori potranno presentare la loro richiesta caricando i documenti necessari. Una volta chiuso il bando, Consap avrà 180 giorni di tempo per concludere ogni pratica.
Se dovessero servire ulteriori verifiche, ci sarà la possibilità di sospendere i termini per un massimo di 90 giorni. I pagamenti verranno effettuati in base a piani di riparto e sempre nel rispetto del limite complessivo di 200 milioni di euro.