Trimestrali, le regole di base per una corretta lettura

7 Maggio 2019, di Alberto Battaglia

La pubblicazione dei risultati trimestrali è uno degli appuntamenti-chiave fra una società e gli investitori. A seconda delle aspettative e dei risultati conseguiti, il valore delle azioni può subire anche forti scossoni. Per il risparmiatore alle prime armi, tuttavia, non sarà facile interpretare una trimestrale e le relative reazioni del titolo quotato in borsa – talvolta contrarie a quanto ci si potrebbe aspettare. Sound Asset Management, società di consulenza finanziaria basata in Connecticut, ha offerto un vademecum sintetico sugli aspetti che non possono non essere considerati nell’analisi dei risultati aziendali.

La domanda di fondo degli operatori, nell’interpretazione della trimestrale, sarà ovviamente: “I risultati della società sono in miglioramento, e di quanto?”. Anche se la risposta “gratta solo la superficie… nella maggioranza dei casi la formula per una valutazione appropriata non è così difficile”, esordisce Sound AM.

Le prime due voci da monitorare sono i ricavi e gli utili: nella trimestrale più promettente, com’è facile intuire, entrambi valori sono in crescita.
Se a crescere sono solo i profitti, ma non le vendite, si possono fare strada ragionevoli dubbi sulle prospettive future della società.

“L’aumento degli utili senza una crescita proporzionale delle entrate può significare diverse cose”, spiega Sound AM, “in primo luogo, che i costi siano stati ridotti – il che contribuisce all’aumento sia dei margini sia dei profitti. Anche se è così, da un punto di vista di lungo termine, tale approccio non può ispirare fiducia. Una seconda spiegazione è che il numero delle azioni in circolazione sia stato ridotto dai riacquisti (buyback); anche qui il guadagno è in gran parte artificiale. Infine, i profitti potrebbero essere stati amplificati da un’entrata una tantum come la vendita di beni”.

A influenzare il comportamento degli investitori, e quindi il valore dell’azione a ridosso di una trimestrale, è soprattutto la prospettiva che è possibile ricavare dalle informazioni: il miglior segnale giunge da utili sostenibili nel tempo. Per questo va notato che “le poste non ricorrenti non supportano la crescita a lungo termine”. In un certo senso, il discorso è valido, per quanto in senso opposto, quando sono solo i ricavi a crescere.

Questo risultato “può essere un’indicazione problematica oppure no” prosegue Sound AM, “a volte, questa apparente discrepanza potrebbe essere il risultato di un’introduzione al prodotto e di ingenti spese di marketing… Col passare del tempo, questo potrebbe tradursi in una ripresa della crescita degli utili. Ma non sempre”.
Posto brevemente che nei casi in cui ricavi e profitti siano entrambi negativi il segnale per il mercato non potrà essere incoraggiante, un ultimo punto chiave è costituito dalla guidance dell’azienda.

La pubblicazione dei risultati trimestrali, infatti, viene spesso accompagnata a un revisione o a una conferma degli obiettivi che la società si prefigge per l’anno. Il mutamento della guidance, pertanto, è spesso alla base degli scambi sul titolo azionario: un miglioramento delle attese da parte della società è naturalmente di buon auspicio.

Spesso le previsioni degli analisti indipendenti non sono allineate con quelle delle società: queste ultime offrono un confronto sintetico fra le aspettative degli investitori e – a trimestrale pubblicata – con i numeri concreti portati a casa dall’azienda.