Triennio 2011-2014 da dimenticare: occupati in calo del 2% e Pil -5%

26 Novembre 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Pil in contrazione del 5% nel suo volume, diminuzione del 2% degli occupati e contrazione del 6% dei consumi delle famiglie.

È la deprimente fotografia scattata all’economia italiana dall’Istat per il triennio 2011-2014. Un quadro dal quale come al solito emergono profonde differenze a livello regionale.

In termini di dinamica del Pil, l’area che ha registrato il calo maggiore è il Nord-ovest (-5,7%), che ha fatto poco peggio rispetto al Mezzogiorno (-5,6%), mentre Nordest e Centro segnano flessioni più contenute (rispettivamente -4,3% e -4,2%).

Sul versante dell’occupazione, la caduta più marcata si registra nel Mezzogiorno (-4,2%) e mentre nel Nord-ovest il trend e’ quasi dimezzato (-2,2%). Le altre due aree subiscono cali contenuti.

Nel dettaglio del 2014, gli andamenti sono molto differenziati a livello territoriale: l’incremento maggiore si è registrato nel Lazio (+3,0%) e la flessione più ampia in Puglia (-2,1%). Anche se il Mezzogiorno registra il calo maggiore (-0,9%), al suo interno vi sono i risultati positivi di Basilicata e Molise (rispettivamente +1,8% e +1,6%).

Record negativo per il Sud anche per quanto riguarda i consumi delle famiglie che, nel triennio in esame, ha segnato una contrazione dell’8,4% a fronte di cali quasi analoghi nel Centro (-5,3%), Nord-ovest (-5,0%) e Nord-est (-5,0%).

In un quadro a tinte fosche, le uniche due eccezioni sono rappresentate dalla Provincia Autonoma di Bolzano e la Valle d’Aosta: entrambe hanno registrato una crescita del Pil anche in  un triennio che è stato da dimenticare per il resto d’Italia, con incrementi rispettivamente dell’1,0% e dello 0,2%, a cui corrisponde tuttavia un calo moderato dell’occupazione (rispettivamente -0,6% e -0,8%) e uno più deciso dei consumi (-4,7% e -5,2%).

Sul fronte opposto, il risultato univocamente peggiore si registra in Calabria, con un calo del Pil dell’8,2%, dell’occupazione del 5,6% e dei consumi del 9,3%.