Tragedia Concordia: 32 morti “a pelo di scoglio”

12 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

Il disastro della nave da crociera della COSTA CONCORDIA, avvenuto in una fredda notte del gennaio 2013 e che ha registrato la morte di 32 persone, sembra aver individuato un responsabile: Francesco SCHETTINO, già Comandante della nave e docente provetto in aula universitaria a discettare su come gestire “il panico”.

Per meglio consentire la comprensione dei fatti di causa, voglio ricordare che, dopo la immane tragedia, il Pubblico ministero a conclusione della propria requisitoria, profusa nel dibattimento che si svolse all’interno del Teatro Moderno di Grosseto all’uopo adibito, chiese 26 anni e tre mesi di carcere per l’ex Comandante Schettino.

Nel contempo, ritenendo sussistere il rischio di fuga, venne altresì richiesta una Misura cautelare di natura preventiva. Le prime dichiarazioni rese dall’accusatore sembrarono convergenti nel circoscrivere il complesso delle responsabilità nella condotta dell’ex Comandante della nave naufragata nelle acque dell’Isola del Giglio.

  • Indico e ricordo i principali commenti apparsi sulla stampa dell’epoca da parte del Pubblico Ministero:
    – “Anche se incensurato” il giudizio non è positivo circa la capacità di delinquere”;
    – “L’aver voluto fare un favore a un capo cameriere che gli aveva chiesto di passare vicino all’isola, per fare il c.d. inchino”;
    – “E’ stata una bravata per gli amici passare a pelo di scoglio al Giglio, sono stati dei futili motivi”.

Ancora il P.M., aggravando la responsabilità dello Schettino, aggiunse la “ingiustificabile e ignominiosa fuga dalla nave”.

Infatti, parlò della gravità della condotta dello Schettino in riferimento alle persone abbandonate a se stesse, di notte, senza sapere neanche come provare a salvarsi.

Il Procuratore generale della Toscana al riguardo ebbe a dire: “ La richiesta dell’accusa è più che congrua, mentre per la difesa è esagerata”.

E’ arrivato il prosieguo: 16 anni di carcere all’ex Comandante della Nave da crociera COSTA CONCORDIA.

Per ragioni di lavoro, ho fatto il Direttore di macchine di Unità navali della Guardia di finanza e pertanto, ho direttamente vissuto anche momenti difficili.

Ciò detto, mi preme oggi sottolineare, invece, l’esigenza di dare una lettura più ampia alla intera e drammatica vicenda, non tanto e non solo per onorare le tante vittime innocenti, ma soprattutto per contribuire a fornire elementi di riflessione che devono ispirare tutti coloro sono chiamati al controllo della sicurezza della navigazione e della vita umana in mare.
La richiesta di condanna dell’ex Comandante della Costa Concordia sembra scaturire, in primo luogo, dalla grave condotta del medesimo che, nella veste di Comandante decise l’abbandono anzitempo della nave in pieno naufragio, disinteressandosi completamente dei passeggeri e dell’intero equipaggio.

A molti, nella lettura di questa drammatica vicenda, sfugge il ruolo nefasto della locale Capitaneria di Porto che pur conoscendo l’andazzo del c.d. “inchino” in uso da anni, non intervenne mai come avrebbe dovuto, tanto nel rispetto della norma che per far cessare simile spregio alla sicurezza della navigazione.

La Compagnia inoltre, ben volentieri accettava e addirittura, promuoveva quel modus operandi che meglio di qualunque campagna promozionale serviva ad esibire la bellezza e il fascino delle sue navi.

Ecco, la responsabilità è certamente di Schettino cui nessuna pena potrà bastare a compensare le morti causate dal disastro, ma è altrettanto vero che ad esso si dovrebbe aggiungere quella dell’ignavia Istituzionale che ahimè nessuno ricorda e della Compagnia di navigazione per la quale, auspico serie conseguenze sotto il profilo della responsabilità amministrativa per effetto degli evidenti benefici (promozione pubblicitaria), che sono derivati negli anni, al perpetuarsi di simile andazzo della navigazione a “pelo di scoglio”[1].

[1] La responsabilità amministrativa degli enti ex d.lgs. 231/2001