Time: Italia razzista. Caso Kyenge scuote stampa Usa

7 Maggio 2013, di Redazione Wall Street Italia

Roma (WSI) – Lezioni contro il razzismo in Parlamento. Da quando Cecile Kyenge è entrata a far parte della squadra del governo Letta, i palazzi della politica sono in subbuglio. Lei, 48 anni, arrivata nel 1980 dal Congo per studiare medicina a Roma, poi diventata medico oculista, nonché cittadina italiana dopo aver sposato un italiano, è stata nominata lo scorso 27 aprile Ministro per l’Integrazione.

Adesso, scrive il settimanale americano Time dovrà accompagnare il Paese verso quella legge che permetta di dare la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati nati nei nostri confini.

Secondo la normativa vigente, la cittadinanza italiana oggi è trasmessa attraverso vincoli di sangue. Gli esperti di diritto spiegano che questo significa che è più facile ottenerla per i nipoti di un italiano che non ha mai messo piede qui piuttosto che qualcuno che è nato a Roma da genitori stranieri. Kyenge sarà quindi in grado di spingere il Parlamento, verso questa transazione, in un Paese che fatica ancora a riconoscere la sua rapida trasformazione?

Che si tratti di un argomento che scalda gli animi è fuori discussione. Ha avuto già battute feroci da parte della Lega. “Kyenge vuole imporre le sue tradizioni tribali dal Congo”, ha dichiarato Mario Borghezio, membro del Parlamento Europeo per la Lega Nord. Anche se l’Italia cerca di scrollarsi di dosso l’etichetta di razzista, quelle parole risuonano troppo spesso nelle nostre città. Eppure che il tessuto demografico sia orientato a diventare sempre più multietnico è evidente.

Se nel 1991 solo uno su 100 residenti in Italia aveva passaporto straniero, oggi siamo in presenza di un cittadino di nazionalità non italiana ogni 12. Ma non solo. Uno studio dell’Università di Messina ha riscontrato che la maggior parte dei figli di immigrati ha dichiarato di essere insultato per le strade o di essere guardato con sospetto nei negozi, allontanato dai ristoranti o trattato scortesemente dai funzionari dell’immigrazione.

Nel 2002, il governo italiano ha approvato una legge che impone a tutti i residenti non italiani di rilasciare le loro impronte digitali, come parte del processo per chiedere la residenza.

Adesso la nomina di Kyenge è un motivo per sperare che le cose cambino, e in meglio, per la popolazione immigrata in Italia. Ma secondo Ferruccio Pastore, direttore del Forum internazionale ed europeo per la ricerca sulla migrazione a Torino, Kyenge non avrà vita facile. “La vera prova sarà vedere quale atteggiamento assumeranno i politici: se lei sarà sostenuta politicamente”, dice. “Sarà capace di fare qualcosa? O sarà tenuto lì come una sorta di gettone?” Domande a cui nessuno oggi è in grado di rispondere.