TIM: nello scontro tra Vivendi e Elliott, si profila l’ingovernabilità

30 Aprile 2018, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Non c’è nessun piano alternativo per TIM. A precisarlo il fondo americano Elliott in risposta ad un articolo apparso sul Sunday Telegraph in cui lad di Telecom Italia, Amos Genish si è detto pronto a fare un passo indietro nel caso in cui nell’assemblea del 4 maggio, il fondo guidato da Paul Singer dovesse avere la meglio su Vivendi.

“Se la lista di Vivendi non otterrà la maggioranza dei voti, visto che è chiaramente la sola lista che sostiene il nostro piano industriale a lungo termine, credo fermamente che la mia posizione come direttore generale sarebbe insostenibile”.

Queste le parole di Genish a cui subito ha risposto il gestore del fondo Elliott, Paul Singer:

“Elliott e i suoi candidati indipendenti sostengono pienamente Genish e sono incoraggiati dal fatto che Genish si è impegnato a restare in Tim ad eseguire il suo piano con il pieno supporto del cda, indipendentemente dalla sua composizione. Il fondo Usa ha fiducia nella capacità del management e di un board indipendente di valutare queste iniziative nell’interesse di massimizzare il valore per gli azionisti”.

All’assemblea del 4 maggio si sfideranno Vivendi ed Elliott con il primo che parte dalla posizione di forza essendo primo azionista, con in mano il quasi 24% del capitale ordinario di Telecom. Elliott ha arrotondato al 9,191% e poi c’è la Cassa Depositi e Prestiti col suo 4,775%, rimasta silente nella sua prima adunanza da socio Telecom. Il problema, scrive Il Sole 24 Ore, è il futuro incerto per Telecom:

“Nella sfida all’ok corral tra francesi e americani, chiunque vinca venerdì vincerà sul filo di lana e Telecom sarà condannata a una pressoché certa ingovernabilità finché non maturerà un riassetto definitivo”.