TIM: il futuro tra TLC, nuove tecnologie e trasformazione

28 Ottobre 2020, di Redazione

TIM, il futuro tra TLC e nuove tecnologie

Non sono molte le aziende italiane che possono dire di aver attraverso diversi decenni di storia del nostro paese. Tra queste, sicuramente, si può annoverare TIM, sicura interprete di diversi cambiamenti non solo tecnologici, ma anche sociali nel corso della storia recente del nostro paese.

In una interessante intervista a Il Messaggero, l’AD di TIM, Luigi Gubitosi, ha raccontato i piani futuri dell’azienda. Digital divide, Recovery Fund e Fibercop sono solo alcuni degli argomenti trattati in quello che sembra essere, anche ad una prima lettura, un vero e proprio manifesto degli obiettivi della più grande TLC del nostro paese nei prossimi anni.

 

TIM, non solo TLC. Nel prossimo futuro, nuove tecnologie e lotta al digital divide

Che il contesto non sia dei migliori, è abbastanza chiaro: il settore TLC è da sempre un settore fortemente concorrenziale e l’impatto del Covid non ha certo facilitato il tutto, ma come evidenziato dallo stesso AD di TIM Gubitosi, il 2021 sembra prospettare nuove sfide e nuovi orizzonti per la società di Corso d’Italia e per tutto il settore in generale. Guardando ai conti della società, è chiaro che il 2020 risulti un anno complesso per numerosi settori industriali e il TLC non fa eccezione, risultando penalizzato in tutta Europa; nonostante ciò, però, l’AD TIM sottolinea come “generazione di cassa e riduzione del debito continuano a darci soddisfazione, anche grazie ai primi segni di miglioramento del fisso. Il board oggi lavora in piena sintonia grazie anche al supporto degli azionisti, penso che il mercato avrà presto motivi per apprezzare il titolo della nostra società”.

Ed effettivamente, come sottolineato da un recente studio realizzato da Mediobanca, TIM ha le sue ragioni per guardare al futuro con un ruolo da principale interprete dell’implementazione e dello sviluppo digitale del nostro Paese. Anche nel momento di maggior criticità, nelle settimane di lockdown e del conseguente intenso utilizzo della rete legato ad una situazione dove evidentemente i volumi di traffico sono cresciuti esponenzialmente ed improvvisamente, la rete TIM ha retto molto bene l’”urto”, rispondendo adeguatamente al mutato contesto. “Già a Marzo – riporta l’AD TIM al Messaggero – abbiamo deciso che la rete andava ulterioremente rafforzata e ne abbiamo aumentato le capacità. La vera differenza è stata il veloce completamento dei cabinet nelle aree bianche, oggi coperte per il 70%, non meno dunque di 2.700 comuni”.

Proprio il tema delle aree bianche, quelle aree del nostro paese non raggiunte da una adeguata connessione principalmente per motivi di scarsa profittabilità da parte degli operatori, è uno dei temi sui quali TIM si sta impegnando significativamente, con l’obiettivo mai nascosto di ridurre e poi chiudere il digital divide in Italia. “Chiudere il digital divide è una questione di volontà e competenze”, sottolinea Gubitosi, “dobbiamo impedire che si crei un pericoloso divario per quanti non hanno ancora accesso alla rete”. Un fronte, questo, sul quale TIM è impegnata da diverso tempo, raggiungendo appunto oltre 2.700 comuni solo nel corso del 2020.

TIM e il progetto FiberCop

Il tema della cablatura dell’intero territorio nazionale da parte di TIM passa da FiberCop, azienda la cui creazione è fortemente voluta da TIM per agevolare l’opera di realizzazione di una rete unica moderna, efficiente ed in grado appunto di raggiungere anche le aree più remote del nostro Paese. “FiberCop sarà operativa entro il primo trimestre 2021 ­– afferma l’AD TIM – e accelererà lo sviluppo della fibra FTTH. Il presidente sarà Massimo Sarmi, un nome che non ha bisogno di presentazioni nel nostro settore”.

Su questo fronte, l’approccio di TIM ha voluto premiare la tecnologia italiana, come evidente dalla selezione dei primi fornitori, provenienti solo dallo Stivale. TIM, per ammissione dello stesso Gubitosi, ha giudicato importante che gli investimenti si potessero estendere alla filiera nazionale, con le conseguenti ricadute positive sul sistema economico, in un momento in cui c’è sicuramente bisogno di inserire olio negli ingranaggi di un sistema-Paese sicuramente provato dalla gestione dell’emergenza sanitaria.

 

Il Recovery Fund e l’agenda digitale italiana

Emergenza sanitaria che trova spazio anche nell’intervista al Messaggero, al confronto della quale però, specifica Gubitosi, in TIM si cerca di “guardare avanti. Il 2021 sarà migliore non soltanto per TIM, ma per l’intero settore”. Fiducia dell’AD TIM che sembra tenere conto anche dell’apporto del Recovery Fund e del programma Next Generation EU, che riserva al digitale in Italia ben 40 miliardi di euro, cui si aggiungono i 2,7 già stanziati dal governo. Il settore digitale “è al centro delle agende italiana ed europea”, favorendo così la convinzione di un futuro migliore rispetto a questo 2020 che di certo non sarà ricordato come un anno semplice, da nessun operatore economico.

Ma come detto, anche in questo 2020 TIM ha cercato di ragionare sul futuro. Gubitosi ha già anticipato l’aggiornamento del piano strategico, che avverrà all’inizio del 2021 è che simbolicamente si chiamerà “Beyond connectivity”.

 

TIM cambierà pelle? Un’azienda di servizi e prodotti, con lo sguardo al futuro

Titolo scelto da TIM e che per la stessa TIM è già una dichiarazione di intenti: andare oltre il semplice ragionamento sulla connettività, favorendo una trasformazione aziendale che non comprenda dunque solo questo elemento ma che porti TIM a divenire da società di telecomunicazioni a società di prodotti e servizi, “nell’accezione più ampia del termine”, come sostiene il suo AD. Una ricetta che comporta diversificazione dei ricavi, che saranno generati sempre più da settori come cloud, IoT e cybersecurity, e prosecuzione di quella politica di riduzione del debito TIM per la quale Gubitosi e il suo staff si sono già operati a partire dal 2019.

Proprio in relazione ai settori di maggiore interesse per il futuro di TIM, l’apporto delle risorse Recovery Fund può rivelarsi un efficace catalizzatore di sviluppo e implementazione. Le aree più rilevanti per TIM, come indicato dall’AD, sono cinque: oltre allo sviluppo della banda larga e la chiusura del digital divide, le risorse potranno essere utilizzate per accelerare lo sviluppo del 5G, lo sviluppo di cloud e dati, dei servizi IoT ma anche delle tecnologie connesse (come blockchain, AI e data analytics) oltre alla promozione sul territorio delle competenze digitali, giudicato dall’AD TIM “il più importante. In assenza di una popolazione in grado di utilizzare le opportunità offerte dalla rete, tutto si rivelerebbe di scarsa portata, se non addirittura inutile”. Una chiusura in linea con la visione di TIM e di Gubitosi, in prima nell’interpretare la “coesione digitale” come una componente significativamente importante di quella “coesione sociale” la cui tenuta è di fondamentale importanza per vincere le sfide future, Covid e non solo.