Tfr a rate per gli statali: ok della Consulta, se la cessazione è anticipata

26 Giugno 2019, di Alberto Battaglia

L’indennità di fine rapporto potrà essere corrisposta in forma dilazionata e rateale per i dipendenti statali, ma solo se il rapporto di lavoro è stato interrotto in anticipo rispetto al raggiungimento del limite di età o di servizio. Lo ha chiarito la Corte Costituzionale, che ha depositato lo motivazioni della sentenza n. 159 del 2019, nel quale ha ritenuto inammissibili le questioni sollevate dal ricorrente.

La battaglia legale della federazione Unsa-Confsal però ha chiarito le modalità con le quali il Tfr può essere liquidato nel settore pubblico. Solitamente questa indennità va corrisposta nel momento di cessazione del rapporto di lavoro. La possibilità di differire il pagamento del Tfr, dunque, sussiste solo in particolari condizioni nelle quali (come nel caso portato a giudizio) il rapporto di lavoro è cessato in anticipo rispetto al raggiungimento del limite di età o di servizio. Solo in queste situazioni, spiega una nota del sindacato Unsa-Confsal, “l’interesse del lavoratore all’ottenimento del Tfr in prossimità del pensionamento può essere sacrificato a vantaggio delle esigenze di equilibrio del bilancio restando invece impregiudicata la questione di legittimità costituzionale in relazione ai casi in cui il lavoratore venga posto definitivamente fuori dal lavoro”.

La Corte Costituzionale, prosegue il sindacato non ha potuto esimersi di segnalare “al Parlamento l’urgenza di ridefinire una disciplina non priva di aspetti problematici, nell’ambito di una organica revisione dell’intera materia, peraltro indicata come indifferibile nel recente dibattito parlamentare”.