Tesoro sfida i mercati: colloca Btp per 7 miliardi nel giorno del possibile default greco

26 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

MILANO (WSI) – Il Tesoro è chiamato a un test non facile la prossima settimana. Rifinanziarsi sul mercato primario non è stato troppo complicato e costoso negli ultimi tempi, ma se la crisi greca dovesse precipitare – ovvero se creditori e governo ellenico non dovesso giungere ad un’intesa all’Eurogruppo di sabato – la situazione sarebbe ben diversa.

In concomitanza con l’asta di debito a medio-lungo termine di martedì prossimo 30 giugno e soprattuto della scadenza del rimborso da 1,6 miliardi di euro che il governo greco deve all’Fmi, il Tesoro collocherà tra 5 e 7 miliardi di euro in Btp a 5 e 10 anni.

In parallelo verranno messi a disposizione della comunità di investitori titoli Ccteu con scadenza giugno 2022. Il tempismo è infelice, ma il governo non crede di uscirne danneggiato.

Nel dettaglio, finiranno in asta da 2 a 2,5 miliardi della settima tranche del Ccteu 15 giugno 2022, da 1 a 1,5 miliardi della quinta tranche del Btp 5 anni 1 maggio 2020 cedola 0,70% e da 2 a 3 miliardi della nona tranche del Btp decennale 1 giugno 2025 coupon 1,50%.

Oggi il Tesoro ha piazzato Bot a sei mesi per un valore di 6,750 miliardi di euro con rendimento allo 0,06%, in crescita dallo 0,004% registrato nell’asta del 27 maggio scorso. Buona la domanda con un bid to cover a 1,58.

Nell’asta odierna del CTZ con scadenza febbraio 2017 sono stati collocati titoli per 1,750 miliardi di euro. Il rendimento è salito allo 0,204% lordo dallo 0,062% dell’asta di fine maggio. Il bid to cover è stato pari a 1,83.

Intanto sul secondario le tensioni iniziano a farsi sentire. Se i colloqui non dovessero portare a nulla di buono – e le posizioni di Fmi e governo sono ancora molto distanti – si materializzerebbe quello che tutti temono: un default e una conseguente ‘Grexit’, con conseguente balzo degli Spread tra Btp e Bund.

Se così fosse, secondo Goldman Sachs il differenziale si amplierebbe fino a 350-400 punti base, un livello preoccupante ma in ogni modo inferiore ai livelli massimi toccati all’apice della crisi del debito europeo a fine 2011. Questo perché il mercato già sconta, almeno in parte, un evento cataclisma del genere.

Se fosse trovata una qualche soluzione alla crisi o comunque un accordo che risolva in tempo la questione, scongiurando un default almeno sul breve periodo, il valore dovrebbe stringersi di 100 punti base.

Nel caso in cui vengano imposti controlli di capitale in Grecia per arginare uan fuga di capitali inevitabile dopo un default parziale con ritardo nei pagamenti, sempre secondo i calcoli della banca Usa i differenziali tra i rendimenti dei Bund e quelli dei decennali omologhi italiani e spagnoli dovrebbe salire, attestandosi in area 200-250 punti base.

(DaC)