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Tesla, l’affondo di Michael Burry: “Valutazione ridicolmente gonfiata”

Michael Burry torna al centro del dibattito finanziario internazionale con una critica frontale a Tesla, definita “ridicolmente sopravvalutata”. Nel suo nuovo post pubblicato sulla newsletter a pagamento “Cassandra Unchained”, il gestore reso celebre dal film “Big Short” ha messo nel mirino la casa automobilistica di Elon Musk, contestando non solo l’attuale valutazione di mercato ma anche la struttura dei costi e la gestione degli incentivi azionari.

Secondo Burry, il ricorso massiccio alla stock-based compensation – ossia retribuzioni in azioni corrisposte a manager e dipendenti – rappresenta un costo reale per l’azienda e, soprattutto, un meccanismo di diluizione costante degli azionisti, che non può essere ignorato nei bilanci né nelle valutazioni di Borsa.

“Tesla è stata sopravvalutata per molto tempo”, scrive Burry, sottolineando come il gruppo diluisca gli azionisti a un ritmo del 3,6% annuo, senza effettuare buyback che compensino l’effetto. Un fenomeno che, a suo dire, “distrugge valore nel lungo periodo” e che il mercato continua a sottovalutare.

La miccia: il maxi-pacchetto retributivo da un trilione per Musk

A preoccupare ulteriormente il finanziere è l’approvazione del maxi pacchetto retributivo da un trilione di dollari per Elon Musk, votato a larga maggioranza dagli azionisti nonostante l’opposizione delle principali proxy advisory, ISS e Glass Lewis.
Per Burry, la conseguenza è inevitabile: ulteriore diluizione nel corso dei prossimi anni.

“Con il recente voto sul pay package di Musk, la diluizione è destinata a proseguire”, afferma.

Tesla, che oggi capitalizza 1,43 trilioni di dollari, ha visto il titolo salire del 6% dall’inizio del 2025, pur restando indietro rispetto allo S&P 500, che nello stesso periodo ha guadagnato oltre il 15%. Numeri che secondo il gestore non giustificano il prezzo di mercato, soprattutto alla luce di un rapporto prezzo/utili che supera quota 250, ben distante dai multipli dei competitor tradizionali.

Una pratica diffusa nell’industria tech

Nella sua analisi, Burry estende il raggio della critica all’intero settore tecnologico, accusandolo di presentare agli investitori utili “aggiustati” che ignorano la stock-based compensation. Un’operazione che, pur tecnicamente ammessa dai principi contabili, produce secondo il finanziere una narrazione distorta della redditività reale.

Per rafforzare la sua tesi, Burry richiama un passaggio di Warren Buffett: “Che altro potrebbe essere, se non un regalo degli azionisti?”, scriveva l’oracolo di Omaha nella lettera agli azionisti del 2018, riferendosi alla prassi di non considerare la compensation azionaria come costo effettivo.

E Tesla non è l’unico bersaglio: Burry cita anche Palantir e Amazon tra le società che, a suo avviso, “penalizzano gli azionisti” attraverso una diluizione costante mascherata da pratica gestionale standard.

Il contesto competitivo

Burry non si limita alla dimensione contabile e mette in discussione anche la narrativa intorno a Tesla. A suo giudizio, il cosiddetto “culto di Elon” ha spostato negli anni il focus dell’azienda: prima l’auto elettrica, poi la guida autonoma e ora i robot umanoidi.
Ma, secondo il finanziere, ogni volta che la concorrenza arriva preparata, la narrazione cambia. E la concorrenza, oggi, è più forte che mai: Waymo per la guida autonoma, Unitree e altri player emergenti nel campo della robotica.
Nonostante ciò, Tesla continua a mantenere una quota del 41% nel mercato EV statunitense (dato ad agosto 2025), anche se in calo però rispetto agli anni precedenti. E il successo del lancio dei robotaxi, pur ben accolto dagli investitori, non basta a convincere Burry della sostenibilità delle valutazioni.

Burry, l’AI e il nuovo corso dopo Scion

L’attacco a Tesla arriva in un momento di rinnovata visibilità per il gestore. Dopo aver deregistrato il suo hedge fund Scion Asset Management, Burry ha rilanciato la propria presenza pubblica attraverso la sua newsletter da 379 dollari l’anno che, ad oggi, si è concentrata soprattutto sulla denuncia della “bolla dell’intelligenza artificiale”, accompagnata da scommesse ribassiste contro Nvidia e Palantir.

Il parallelo è chiaro: come nel caso dell’AI, Burry ritiene che anche su Tesla il mercato stia ignorando elementi fondamentali di rischio e sopravvalutando narrative di crescita non pienamente supportate dai dati.