Terrorismo: italiani più preoccupati oggi che dopo l’11 settembre

19 Novembre 2015, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Paura è il sentimento che provano oggi gli italiani, all’indomani dei brutali attentati di Parigi che hanno scosso l’opinione pubblica, colpendo luoghi simbolo della vita e della libertà, come teatri, bar e ristoranti in un tranquillo venerdì sera sulle rive della Senna. Ma come cambieranno le nostre abitudini ora?

A rivelarlo due sondaggi, uno realizzato dall’istituto Piepoli in collaborazione con La Stampa e uno realizzato dall’Istituto Demopolis: entrambi rivelano che gli italiani hanno più timori oggi dopo la mattanza di Parigi che non dopo l’11 settembre. Come sottolinea Nicola Piepoli:

“La grande differenza riscontrata con il dopo Torri Gemelle è che all’epoca gli italiani pensavano dopo questo attentato cambierà il mondo. Oggi invece dicono “dopo questo attentato cambierò le mie abitudini”. È prevalso il sentimento “siamo tutti europei”. Siamo stati toccati esattamente come se fossimo francesi”.

Dal sondaggio Piepoli-La Stampa emerge che il 47% degli intervistati crede che prossimo obiettivo degli attentatori dell’Isis sarà l’Italia, a seguire l’Inghilterra (28%), la Francia (22%) e il 10% un altro paese occidentale ma fuori dell’Europa, come gli Usa e Canada.

“Certamente il 76% crede che questa scia di sangue non si fermerà e quasi 6 italiani su dieci temono lo scoppio di un nuovo conflitto mondiale”.

Ma quali sono le abitudini che cambieranno post attentati di Parigi? In base al sondaggio sicuramente il 60% degli intervistati continuerà ad andare all’estero in vacanza o per lavoro mentre il 33% viaggerà meno di prima e il 4% rinuncerà totalmente.

Il 26% andrà di meno alle manifestazioni pubbliche contro il 65% che invece continuerà a farlo, come andare allo stadio, partecipare a concerti e visitare piazze, musei, mostri e grandi città sono attività che rispettivamente il 66, 70 e 73% degli intervistati continuerà a fare. Rinunceranno totalmente a queste attività solo il 6, 7 e il 2%. Il 79% degli intervistati continuerà a prendere i mezzi pubblici come la metropolitana e i treni, contro il 19%che lo farà meno di prima e solo l’1% che rinuncerà per sempre.

Nei dettagli, alla domanda del sondaggio sul modo in cui saranno modificate le proprie abitudini (spostamenti, partecipazioni a eventi, e viaggi), dopo gli attentati di Parigi, il 49% afferma di non voler cambiare nulla, il 27% cambierà poco le sue abitudini e il 23%invece cambierà molto le sue abitudini.

E se massima allerta in Italia, come ha detto l’FBI al nostro Paese, è per lo Stato Vaticano, gli italiani non credono sia giusto rinviare il Giubileo come rivela il sondaggio Demopolis.

“Nonostante i diffusi timori,  solo il 19% condivide l’ipotesi di un rinvio dell’imminente Giubileo per ridurre i rischi nella Capitale. Contrari ad un rinvio del grande evento voluto da Papa Francesco si dichiarano 7 italiani su 10, convinti che si tratterebbe di un cedimento alla paura”.

L’opinione pubblica inoltre, in base ai sondaggi, appare perplessa e piuttosto critica sull’intervento militare in Siria contro l’IS, voluto dal Presidente francese Francois Hollande.

“È una richiesta che fa discutere l’opinione pubblica italiana. Appena il 10% ritiene giusto intervenire subito, militarmente, accanto alla Francia; meno di un terzo condividerebbe l’intervento del nostro Paese soltanto se nell’ambito di una coalizione internazionale guidata dalle Nazioni Unite. Di parere opposto, decisamente contraria appare la maggioranza assoluta  (57%) degli italiani: il 37% ritiene che un intervento militare non servirebbe e risulterebbe anzi controproducente, come nel caso della Libia e, prima ancora, dell’Iraq. Per il 20% rischierebbe di esporre il nostro Pase a ritorsioni ed attentati”.

E perfino il giornalista Marco Travaglio ha fatto i complimenti al premier Renzi per il suo ‘non interventismo’ in Siria, contrariamente a quanto fatto da Francia e Russia.