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La settimana finanziaria prende il via con una notizia destinata a pesare sui mercati e sulla credibilità delle istituzioni. Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, ha reso noto di essere oggetto di un’indagine penale federale in relazione al maxi–cantiere da 2,5 miliardi di dollari per la ristrutturazione degli edifici storici della banca centrale di Washington e alle dichiarazioni rese al Congresso lo scorso giugno.
Powell ha parlato di un attacco senza precedenti all’autonomia della banca centrale:
“Questo è un momento che determinerà se la Fed potrà continuare a fissare i tassi in base alle condizioni economiche o se la politica monetaria sarà dettata dalla pressione politica o dall’intimidazione”.
La reazione del mercato
La comunicazione, diffusa con un video ufficiale pubblicato sull’account X della Fed, ha immediatamente spinto al ribasso i future di Wall Street, segnalando il nervosismo degli investitori di fronte a un potenziale terremoto istituzionale.
In questo scenario il dollaro si indebolisce, mentre continua rinvigorirsi il prezzo dell’oro che ha raggiunto un massimo storico oltre i 4.600 dollari l’oncia, sostenuto anche dalle tensioni geopolitiche.
L’inchiesta e il nodo della ristrutturazione
Secondo quanto reso noto dal Dipartimento di Giustizia, l’indagine riguarda l’utilizzo di fondi pubblici e la correttezza della testimonianza di Powell davanti alla Commissione bancaria del Senato. Al centro vi è il progetto pluriennale di ristrutturazione delle sedi storiche della Fed, un intervento che – secondo la Casa Bianca – avrebbe ormai superato i 4 miliardi di dollari, diventando “il più costoso al mondo per metro quadrato”.
Powell respinge però l’accusa di irregolarità:
“Non si tratta della mia testimonianza né della ristrutturazione. Quelli sono solo dei pretesti”, ha detto, sostenendo che il Congresso è stato tenuto costantemente informato attraverso audizioni e documenti pubblici. “Ho un profondo rispetto per lo Stato di diritto – ha aggiunto – e nessuno è al di sopra della legge, ma questa azione va letta nel contesto delle pressioni dell’amministrazione”.
Il confronto con Trump
Il vero terreno dello scontro – come fa notare Powell – è la politica dei tassi. Da quando è tornato alla Casa Bianca nel gennaio 2025, Donald Trump ha più volte accusato la Fed di frenare la crescita mantenendo il costo del denaro troppo elevato. Nonostante tre tagli consecutivi dei tassi a partire dallo scorso settembre, il presidente ha continuato a chiedere interventi più rapidi e più profondi.
“La minaccia di accuse penali è una conseguenza del fatto che fissiamo i tassi in base a ciò che serve al pubblico, non alle preferenze del Presidente”, ha detto Powell, in una frase destinata a diventare un riferimento nel dibattito sull’indipendenza delle banche centrali.
Trump, dal canto suo, ha negato qualsiasi collegamento tra l’indagine e la politica monetaria:
“Non ci penserei mai in questo modo. L’unica pressione è che i tassi sono troppo alti”, ha dichiarato a NBC, salvo poi aggiungere che Powell “non è molto bravo né alla Fed né a costruire edifici”.
Il fronte del Congresso
Lo scontro ha ormai raggiunto il Congresso. Per l’opposizione democratica, tuttavia, il sospetto di un uso politico della giustizia è evidente. Chuck Schumer ha parlato di “assalto continuo all’indipendenza della Fed”, mentre Elizabeth Warren ha accusato Trump di voler “installare un burattino” alla guida della banca centrale per completare “una presa di controllo corrotta”.
Non solo i democratici. Anche una parte dei repubblicani ha reagito con durezza. Thom Tillis, senatore del North Carolina e membro della Commissione bancaria, ha annunciato che bloccherà qualsiasi nomina di Trump alla Fed finché la vicenda non sarà chiarita: “Se c’era qualche dubbio che l’amministrazione stia cercando di porre fine all’indipendenza della Federal Reserve, ora non ce ne sono più”.
I riflessi sui mercati e sull’economia
Per gli investitori globali, la vicenda va oltre la persona di Powell. La credibilità della politica monetaria americana, pilastro della stabilità finanziaria internazionale, poggia sull’autonomia dalla politica. Metterla in discussione significa aumentare l’incertezza su dollaro, debito pubblico e traiettoria dei tassi.
Come ha scritto Brian Jacobsen di Annex Wealth Management, “con la pressione politica sulla Fed, Powell potrebbe persino decidere di restare nel board per impedire al Presidente di riempirlo di nuovi nominati”. Una prospettiva inedita che riflette quanto la crisi sia ormai istituzionale prima ancora che giudiziaria. In un momento di inflazione ancora elevata e crescita incerta, lo scontro tra Casa Bianca e banca centrale rischia di diventare un ulteriore fattore di instabilità per l’economia americana – e per quella globale.
La corsa alla successione e la short list di Trump
Va ricordato infine che la posta in gioco della vicenda è alta perché il mandato di Powell da presidente scade a maggio. A confermare che la partita del dopo Powell è entrata nella fase finale è stato il Segretario al Tesoro Scott Bessent, secondo cui “al presidente Trump resta solo un ultimo colloquio prima di nominare il prossimo leader della Federal Reserve”.
Intervenendo al Minnesota Economic Club, Bessent ha precisato che l’ultimo candidato atteso alla Casa Bianca è Rick Rieder, responsabile globale dell’obbligazionario di BlackRock, figura di primo piano nei mercati finanziari internazionali.
Trump, secondo fonti dell’amministrazione, avrebbe ormai ristretto la rosa a quattro nomi: Kevin Hassett, Kevin Warsh, Christopher Waller e lo stesso Rick Rieder.
Hassett, attuale direttore del National Economic Council, è il più vicino al presidente: è stato consigliere economico di Trump sia nel primo mandato sia nella campagna del 2024 ed è considerato un convinto sostenitore della linea della Casa Bianca. Warsh, ex banchiere di Morgan Stanley ed ex governatore della Fed, ha invece costruito la propria candidatura attaccando apertamente l’attuale gestione della banca centrale, proponendosi come l’uomo della “svolta”.
Christopher Waller, oggi governatore della Fed, rappresenta il profilo più accademico del gruppo: ha più volte chiesto tagli dei tassi – in parte in sintonia con Trump – ma ha anche ribadito “l’importanza di preservare l’indipendenza della Federal Reserve!. Rick Rieder, infine, porterebbe in dote un forte profilo di mercato, dopo anni alla guida delle strategie obbligazionarie di BlackRock.
Bessent, che ha avuto un ruolo chiave nella definizione della short list, ha aggiunto che Trump dovrebbe annunciare la sua decisione “entro la fine del mese”, mentre l’indagine su Powell e lo scontro istituzionale in corso continuano ad aggiungere tensione a una transizione già carica di implicazioni economiche e politiche.