Telecom: utile netto zavorrato da oneri e accantonamenti. Migliorano risultati in Italia

7 Agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Telecom Italia ha chiuso il primo semestre dell’anno con un utile netto consolidato di 29 milioni di euro (543 milioni di euro nello stesso periodo del 2014).

Il dato sconta, oltre a oneri e proventi non ricorrenti conseguenti a contenziosi e sanzioni di carattere regolatorio e a passività correlate, anche l’impatto negativo delle operazioni di riacquisto delle obbligazioni proprie del semestre nonché di alcune partite aventi natura meramente valutativa e contabile. In assenza di tali impatti l’utile del primo semestre 2015 sarebbe risultato di oltre 650 milioni di euro.

Sull’Ebitda del primo semestre pesa l’impatto negativo di oneri non ricorrenti per complessivi 399 milioni di euro, che lo portano a 3.633 milioni di euro (4.345 milioni di euro nel primo semestre 2014). La flessione è di 712 milioni di euro rispetto al primo semestre 2014 con un’incidenza sui ricavi del 36% (41,2% nel primo semestre 2014).

I ricavi domestici, sul mercato italiano, sono ammontati a 7.375 milioni di euro (7.531 milioni di euro nel primo semestre 2014), -2,1% su base reported e del 2,5% in termini organici. La performance del primo semestre 2015, in termini di variazione rispetto allo stesso periodo del 2014, evidenzia ancora una riduzione (-2,1%, -156 milioni di euro), ma con conferma del trend di recupero osservato a partire dalla seconda metà dell’esercizio precedente.

In particolare il secondo trimestre 2015 presenta una flessione del -1,6%, più limitata rispetto ai trimestri precedenti (-2,6% del primo trimestre 2015 e -5,0% del quarto trimestre 2014).

Sul Brasile, “il mercato è condizionato da un deterioramento dello scenario macro-economico, che ha determinato una contrazione della domanda interna, una crescita dell’inflazione e un marcato deprezzamento del real. I ricavi del primo semestre del 2015 sono pari a 8.900 milioni di real e risultano in calo (-577 milioni di reais, -6,1%) rispetto allo stesso periodo del 2014. I ricavi da servizi si attestano a 7.724 milioni di real, con una riduzione di 360 milioni di real rispetto agli 8.084 milioni di real del primo semestre del 2014 (-4,5%).

Nel commentare i risultati, il numero uno Marco Patuano ha affermato che “i risultati del secondo trimestre dell’anno mostrano un solido trend di miglioramento del fatturato in Italia, cresciuto di 113 milioni di euro rispetto ai primi tre mesi dell’anno con incrementi sia nel fisso che nel mobile”.

“Tim si è confermato ancora una volta il primo operatore mobile del Paese, con un incremento del 21,8% dei ricavi da servizi innovativi rispetto al 2014”.

Patuano spiega: “il risultato ebitda domestico underlying – escludendo l’impatto sia degli oneri non ricorrenti che di altri elementi eccezionali – evidenzia un trend di miglioramento sequenziale, con una flessione nel secondo trimestre 2015 del 2,7% su base annua, in recupero rispetto a quella registrata nei primi tre mesi dell’anno (-4.8%)”.

L’amministratore delegato ha fatto notare che “la banda ultralarga fissa mostra con evidenza i benefici degli accordi che stiamo siglando con i content provider, con un incremento della domanda di connessione. Anche i margini industriali hanno proseguito nel percorso di miglioramento, mentre il dato assoluto sconta fattori non ricorrenti e accantonamenti tecnici legati a vicende regolatorie e legali ancora aperte per le quali confidiamo di raggiungere soluzioni positive”.

Il presidente di Telecom Giuseppe Recchi, riferendosi ai numeri del primo semestre, ha precisato: “Abbiamo investito oltre 2 miliardi per lo sviluppo delle nuove reti a banda ultralarga sia fisse che mobili, con un incremento del 25,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Siamo certi che grazie anche al nostro impegno l’Italia potrà raggiungere gli obiettivi dell’Agenda digitale e giocare un ruolo da protagonista in Europa”.

“In Italia abbiamo raggiunto il 37% della popolazione (+ 5% in un solo trimestre) con la banda ultralarga fissa (183 citta’ collegate) e oltre l’83% della popolazione con quella mobile”, ha continuato Recchi.