Tasse alte in Usa? Macché, sono un paradiso fiscale

12 Aprile 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Il partito Repubblicano non fa che lamentarsi dei livelli elevati di pressione fiscale negli Stati Uniti, in particolare dopo la presentazione del piano di bilancio promosso dal presidente Democratico Barack Obama, volto ad alzare l’aliquota per i piu’ benestanti.

Ma guardando alle statistiche ufficiali, si scopre che tra i paesi dell’Ocse solo Messico e Cile hanno una pressione fiscale piu’ bassa degli Stati Uniti. In cima alla classifica degli ‘inferni fiscali’ si colloca l’Italia, superata solo da due paesi scandinavi (Danimarca e Svezia) e dal Belgio. Persino la Francia e’ piu’ sotto.

Come osserva Wolf Richter di Testosterone Pit , “i paesi dell’Eurozona cadono come pedine del domino sotto il peso della crisi del debito, ma i piani di salvataggio finanziati con i soldi dei contribuenti di altri stati evitano alle banche di fallire, ai governi di fare di default e agli investitori di subire le perdite che meriterebbero di incassare”.

Sono soldi che nessuno possiede veramente. Prendere in prestito non costa nulla a nessuno (sul momento) ed e’ piu’ semplice che passare per le entrate fiscali. Dura finche’ si puo’. Ma quando non e’ piu’ possibile, ecco che si viene a creare una crisi del debito.

Negli Usa si parla di entrate fiscali, anziche’ di tasse. Il piano di budget di Obama fa paura alla destra americana, ma osservando con attenzione il grafico che mette in fila i 34 paesi dell’Ocse a seconda della pressione fiscale complessiva nel 2010 – calcolata su reddito, consumi e altre proprieta’ sia a livello nazionale che locale – ci si accorge che l’America e’ un semi paradiso fiscale.

A tagliare le tasse sono capacit tutti. L’unico problema e’ che il Congresso non riesce a tenere basse le spese.

In Danimarca meta’ del Pil deriva dalle tasse. Al secondo posto la Svezia e nei primi 17 ci sono 17 stati dell’area euro a cui va aggiunta l’Ungheria. La Francia “confisca il 42,9% del suo Pil in tasse”, e questo prima che passassero una serie misure di stretta fiscale imposte nel 2012, ricorda Richter nell’articolo. Da parte sua la Germania si prende il 36,1% del Pil in tasse. Al contempo il deficit francese si sta gonfiando mentre quello tedesco resta tutto sommato equilibrato nel 2012.

I paesi salvati dai piani di aiuti sono tutti in fondo alla lista (Spagna 32,3%, Portogallo 31,7%, Grecia 30,9%). Se si esclude il caso a parte dell’Irlanda (con una pressione del 27,6% costituisce una sorta di paradiso fiscale per le imprese), sorprende vedere come dei paesi dell’area periferica piu’ debole e indebitata solo l’Italia si trova nella parte alta.

Cipro non e’ presente, perche’ non faceva parte dell’Ocse nel 2010 (la Turchia ha posto il suo veto). A ogni modo grazie al suo sistema finanziario sulla falsa riga del modello svizzero, allora era il secondo paese piu’ ricco dell’Eurozona. Con una imposta sul reddito aziendale del 10% e altri sgravi fiscali, se fosse presente nella graduatoria, Nicosia si sarebbe piazzata anche sotto Dublino.