Tassa sui rifiuti balzata del 55% in soli 5 anni

di Alberto Battaglia
3 Febbraio 2016 14:43

In Italia si producono sempre meno rifiuti, ma le tasse per il loro smaltimento salgono costantemente. E’ questa la sintesi dello studio presentato oggi da Confcommercio sulle “azioni e proposte” relative alla tassa sui rifiuti, la Tari. Dal 2010 al 2015 la tassa è aumentata del 55%, per importo dovuto cresciuto di quasi 3 miliardi di euro. Nello stesso periodo la produzione di rifuti è calata dell’11%.

tari

Secondo Confcommercio circa la metà dell’aumento della Tari (1,3 miliardi) è imputabile all’inefficienza delle amministrazioni locali. Il 62% dei Comuni capoluogo “registra infatti una spesa superiore rispetto ai propri fabbisogni”, scrive la confederazione, “peraltro associata con livelli di servizio e prestazioni inferiori. In alcuni casi lo scostamento del fabbisogno è superiore all’80 per cento”.

Non solo, ad essere particolarmente inique sono le disparità di trattamento fra un Comune e l’altro, con uno “spread” fra Tari che può superare il 900%. Nel periodo di riferimento è il Comune di Fermo quello più virtuoso, con un calo del 52%, mentre Brindisi è quello nel quale il conto è lievitato di più, il 97,5%.

Secondo il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, a parità di servizio reso tra due imprese simili con due residenze in comuni limitrofi, le diversità di costi arrivano fino a 10 volte.
Per un albergo di mille metri quadri, ad esempio, la disparità massima è del 983%, passando da un minimo di 1.200 euro a un massimo di 13 mila. Per un ristorante di 180 metri quadri si passa da 500 euro l’anno a quasi 10 mila euro (1.900%), mentre per un negozio di calzature di 50 metri quadri il divario è del 677% con variazioni che vanno da un minimo di 90 euro l’anno a quasi 700 euro. Il presidente ha poi tracciato un collegamento con la stagnazione economica:

Da tempo sosteniamo che il livello di pressione fiscale e di costi sulle imprese, di fatto, impedisce al nostro Paese di crescere a un ritmo sostenuto. Oggi le imprese sono penalizzate da costi dei servizi pubblici che continuano a crescere in modo ingiustificato.