TANZI VUOTA IL SACCO SU POLITICI E BANCHIERI

28 Gennaio 2004, di Redazione Wall Street Italia

Non sta parlando solo di conti personali e debiti aziendali, ma anche di banchieri e di politici. Locali e nazionali. Di finanziamenti a partiti dei più vari orientamenti. E di coperture per evitare controlli pubblici e privati.

Dopo il secondo interrogatorio in due giorni, il detenuto da un mese Calisto Tanzi sta conquistando consensi anche tra i dubbiosi inquirenti milanesi: «Sta collaborando». Dal segreto imposto dai pm sui tre nuovi verbali, per ora filtra solo la conferma del nome che apre la lista dei presunti favori a imprenditori indebitati, ma raccomandati da leader politici: dopo le rivelazioni del suo manager Fausto Tonna, anche Tanzi ha dovuto parlare di Ciriaco De Mita, l’ex segretario di quella Dc che fino a Tangentopoli fu il suo partito di riferimento.

Storie di oltre dieci anni fa: acquisti di aziende, partecipazioni e nuove imprese che Tanzi ora ammette di aver deciso anche, o soprattutto, per aiutare imprenditori amici di politici. A cominciare da De Mita. Operazioni ora tradotte in perdite, ma decise quando il crac era ancora lontano e imprevedibile. Ma il nome di De Mita sarebbe solo il primo di un elenco di partiti e imprenditori «sponsorizzati».

E proprio ieri a Milano è stato interrogato fino a tarda sera Piergiovanni Tanzi, da vent’anni segretario particolare di Calisto, amministrazione della «Coloniale» (la cassaforte di famiglia) e custode di molti segreti anche sui rapporti con i politici.

COPERTURE ISTITUZIONALI – A Tanzi, nelle 5 ore dell’interrogatorio di ieri, i pm potrebbero aver già contestato anche le parole di Tonna su possibili corruzioni: «Io non sono a conoscenza di dazioni di denaro alla Guardia di Finanza – ha detto il manager il 16 gennaio – ma è a Tanzi che dovrebbe essere rivolta la domanda». Negando di conoscere cifre e destinatari, Tonna sostiene di aver sentito odore di tangenti quando Tanzi gli preannunciò «una verifica della Finanza nel 2002» e «un controllo dell’Agenzia delle entrate nel 2003», chiedendogli «se era meglio farli venire subito o più avanti».

Da ancora più in basso vede la scena il contabile Gianfranco Bocchi: «Del Soldato mi disse che non mi dovevo preoccupare per i controlli in quanto in Parmalat non sarebbe venuto nessuno. Mi ha detto che erano pagati, senza specificare chi. E non mi ha parlato di Guardia di Finanza». In questo quadro scivoloso, gli inquirenti indagano anche su un’ispezione annullata dagli uffici periferici del ministero dell’Economia.

Che rinviarono «a data da destinarsi» una «verifica già programmata in novembre», cioè in pieno caso Epicurum, mentre a Collecchio i falsari già cominciavano a distruggere bilanci e computer. Ancor più concreta è l’ipotesi già formulata dalla procura di Firenze su corruzioni addirittura a livello giudiziario.

LA VERITA’ DEL SUICIDA – In questo scenario di collusioni, spicca per contrasto l’innocenza del neo-capoufficio Alessandro Bassi, attestata da un verbale che non può spiegarne il suicidio: «Dipendevo da Del Soldato – sono le ultime parole del testimone ai pm, il 20 gennaio – mi occupavo di costi e ricavi industriali, non di bilanci che io non vedevo. Sapevo che la Parmalat era in perdita e i bilanci civili mi sembravano strani, inconciliabili con il conto economico. Ma l’accesso ai dati mondiali l’avevano solo Del Soldato, Tonna e Stefano Tanzi».

RISPARMIATORI – In Procura a Milano sono salite a 50 mila le denunce presentate dagli acquirenti dei bond Parmalat. Il consiglio a chi telefona è di «non spendere altri soldi con avvocati», ma aspettare il processo, che a Milano potrebbe essere imminente: anche l’indagato Stefano Tanzi, come tutti gli arrestati, rischia un «giudizio immediato» e per questo è stato sottoposto l’altra sera a un interrogatorio segretato.

Per poter risarcire i risparmiatori, le inchieste ora puntano su eventuali complicità esterne di società di revisione e istituti di credito, che gli inquirenti si preparano a dividere in tre liste: banche sospettate di aver conosciuto in anticipo la crisi, casi di ipotetica piena conoscenza del dissesto, eventuali partecipazioni alle falsificazioni.

Tra veleni e sospetti di manovre ricattatorie a base di dossier giudiziari, va segnalata anche l’alta tensione tra la Procura di Roma, Milano e Monza sul crac Cirio, attestata da un «doppio sequestro» negli uffici della Delotte Touche, la società di revisione della Cirio. E, dal ’99, della Parmalat.

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PARMALAT: 35 MLN DA TANZI, CHE CONTINUA A PARLARE

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28 Gennaio 2004 21:41 MILANO (ANSA)

(ANSA) – MILANO, 28 GEN – Mentre i difensori dei due ex direttori finanziari di Parmalat, Fausto Tonna e Luciano Del Soldato, depositavano a Milano l’ istanza volta a far trasferire a Parma l’inchiesta sul reato di aggiotaggio, la Procura milanese procedeva nel programma di interrogatorio fiume di Calisto Tanzi: quarto giorno di interrogatorio a partire da venerdì scorso, il terzo consecutivo da lunedì.

Ma prima, il pm Francesco Greco correva a Parma nell’evidente intento di chiarire con i colleghi della Procura emiliana le prospettive dell’inchiesta alla luce dell’istanza di trasferimento. Visita rapida quella di Greco a Parma: poco prima delle 16 il sostituto procuratore milanese, partito nella tarda mattinata, era già a San Vittore per riprendere (più tardi assieme al collega Eugenio Fusco) l’ormai lunghissima conversazione con l’ex patron dell’azienda di Collecchio.

Il quale continua ad essere collaborativo con i magistrati e, si è appreso proprio oggi, ha messo a disposizione del Commissario straordinario Enrico Bondi 35 milioni di euro per tentare di contribuire a risollevare le sorti del gruppo. Calisto Tanzi ha comunicato questa ‘disponibilita” tramite un documento di qualche pagina consegnato ai pm di Milano e Parma. Si tratta di una parte del patrimonio di famiglia di cui Tanzi, come aveva annunciato nella dichiarazione d’ intenti fatta in carcere lo scorso 3 gennaio, vuole “consegnare le chiavi” per “salvare il salvabile”.

La relazione presentata alla magistratura e firmata dal commercialista Gianluigi Saporito, consulente incaricato dai difensori di Tanzi di fare una sorta di inventario dei beni personali dell’ ex presidente di Parmalat, inizia con l’ offerta del Te Vega, il veliero d’ epoca di 40 metri che, “depurato dai debiti” varrebbe circa dieci milioni di euro. Nonostante si sia fatto avanti un potenziale acquirente la vendita, però, per ora é impossibile perché la barca è intestata alla società Vega Shipping, a sua volta controllata da Tabata, un’ altra società con sede in Lussemburgo, paese dove, per l’ apertura di un’ inchiesta per riciclaggio, tutti i beni riconducibili a Tanzi sono stati bloccati.

Oltre al veliero l’ ex patron ha messo a disposizione la tenuta di Rimigliano, in Toscana, che varrebbe cinque o sei milioni di euro e le sue quote nella Bonatti, la società di costruzioni di cui detiene il 40 per cento delle azioni che, secondo le stime fatte dal consulente, varrebbero 20 milioni di euro. Oggi Calisto Tanzi ha parlato ancora per circa quattro ore davanti ai pm Greco e Fusco. Ha continuato a ricostruire la mappa dei suoi rapporti con il mondo imprenditoriale, finanziario e politico: i contenuti, come sempre da venerdì scorso, sono secretati dalla Procura.

Verosimile che Tanzi abbia ormai affidato ai verbali degli interrogatori una gran quantità di nomi e di episodi: in maniera così dettagliata che ieri sera i pm hanno chiamato d’urgenza da Parma Pier Giovanni Tanzi (ex componente del cda di Coloniale, non parente ma uomo di fiducia di Calisto Tanzi) per trovare riscontri ad alcune affermazioni di un certo spessore fatte dell’ex presidente del gruppo.

“Come in un esame a scuola – ha spiegato l’avv. Fabio Belloni, difensore di Tanzi – si parla di un argomento, si fa una digressione e poi si torna indietro. I punti da trattare non sono molti, ma il problema è il modo in cui si sviluppano”. Per questo si ipotizzano altri interrogatori in sequenza. Intanto Calisto Tanzi e i suoi legali premono perché sia data all’ex patron di Parmalat la possibilità di tornare a casa, agli arresti domiciliari.

I difensori hanno infatti presentato istanza per una visita specialistica (una consulenza psichiatrica) che dovrebbe certificare l’asserita incompatibilità psicofisica di Tanzi con la detenzione. in alternativa i legali stanno valutando la possibilità di ottenere il ricovero in stato di detenzione nell’apposito reparto per i detenuti dell’Ospedale San Paolo di Milano. (ANSA).

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