Tangenti alla Nigeria: due mediatori condannati, Eni aspetta ricostruzione fatti

20 Settembre 2018, di Redazione Wall Street Italia

È arrivata la prima sentenza e con essa la prima condanna a due persone nel processo per presunte tangenti in Nigeria che vede coinvolte Eni e il governo del paese africano. In seguito alle condanne con rito abbreviato a quattro anni di Obi Emeka e Gianluca Di Nardo, due mediatori nell’operazione di acquisto del giacimento OPL 245 in Nigeria che erano tra gli imputati, la compagnia petrolifera italiana ha ribadito l’estraneità alla vicenda, dicendosi fiduciosa che con il rito ordinario emergerà la verità.

La sentenza pronunciata dal gup di Milano Giusy Barbara riguarda una prima parte del procedimento circa una presunta tangente da un miliardo e 92 milioni di dollari che sarebbe stata versata alle autorità della Nigeria tramite i due mediatori, che si sono visti inoltre confiscare 94,8 milioni di dollari e 21 milioni di franchi svizzeri. Secondo la ricostruzione dei pm i mediatori avrebbero ricevuto le mazzette nel 2011, reato sulla base del quale l’accusa aveva chiesto cinque anni di reclusione.

Tra gli imputati figurano anche il noto faccendiere Luigi Bisignani, che avrebbe agito da mediatore dell’accordo, l’ex amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni e l’attuale numero uno Claudio Descalzi. I tre hanno scelto però il rito ordinario e non abbreviato. Eni è tornata sulla vicenda, sottolineando di aver trattato direttamente con il governo nigeriano e di essere pertanto estranea ai fatti. La società è sicura che una volta ricostruito l’accaduto nella sua interezza, emergerà la correttezza dell’operato.

“Eni prende atto della sentenza resa dal giudice del Tribunale di Milano nel processo, celebrato con il rito abbreviato, a carico dei signori Obi e Di Nardo e in attesa di leggere le motivazioni della decisione, ribadisce la correttezza del proprio operato nell’acquisizione di OPL 245 in Nigeria e di avere trattato e concluso l’operazione direttamente con il Governo nigeriano”.

Lo ha affermato un portavoce di Eni, aggiungendo che “la società conferma la propria totale fiducia nell’operato dei giudici del dibattimento che si sta svolgendo presso la settima sezione dello stesso Tribunale. Eni ritiene che in tale sede verrà effettuata una ricostruzione dei fatti completa ed esaustiva, rispetto a quella di cui disponeva il giudice del rito abbreviato, che poteva utilizzare solo le acquisizioni della pubblica accusa”.

Eni infine dice di essere “certa che tale ricostruzione potrà definitivamente consentire di provare la totale estraneità della società a qualsiasi ipotesi corruttiva”.