Referendum, quanto si risparmia con il taglio dei parlamentari

27 Agosto 2020, di Alberto Battaglia

Il referendum confermativo che sottoporrà al vaglio popolare la riduzione dei parlamentari da 945 a 600 unità è stato fissato per le date del 20 e 21 settembre. Al di là dei cambiamenti pratici che questa riforma potrebbe introdurre a livello di rappresentatività e efficacia nei lavori delle Camere, i promotori di questa riforma ne hanno sempre difeso i risparmi che ne conseguirebbero. Meno parlamentari meno costi per le casse dello stato.

Tagliare una fetta della “casta”, però, non avrà grandi effetti sul bilancio dello Stato. L’analisi era stata fatta, già alcune settimane fa, dall’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica, guidato da Carlo Cottarelli. Nonostante quest’ultimo sia sempre stato in prima linea quando l’obiettivo era tagliare la spesa pubblica, l’esito dell’analisi dell’Osservatorio non può dirsi entusiastica.

Depurate dalla componente che ritorna in mano allo Stato sotto forma di tasse, le indennità e diarie risparmiate ogni anno dai 345 parlamentari eliminati dalla legge costituzionale arrivano a valere appena 57 milioni all’anno. Nel portafoglio di un comune cittadino questa è una cifra enorme, ma sul bilancio dello stato tale risparmio costituisce appena lo 0,007% della spesa pubblica complessiva.

Nel corso di una intera legislatura (5 anni) il risparmio netto arriverebbe a 285 milioni di euro, assai meno rispetto ai 500 milioni circa che erano stati prospettati da alcuni fautori della riforma come il leader del M5s, Luigi Di Maio.

All’origine della disparità ci sarebbe un calcolo basato sul costo dei parlamentari effettuato al lordo delle tasse, ha sostenuto l’Osservatorio, precisando che il risparmio reale deve escludere la componente di reddito dei parlamentari che viene trattenuta sotto forma di imposte.

“Il risparmio lordo annuo che si otterrebbe riducendo il numero di parlamentari di 345 unità ammonta quindi a 53 milioni per le casse della Camera e a 29 milioni per quelle del Senato, per un totale di 82 milioni. Il risparmio lordo sull’intera legislatura (410 milioni) si avvicinerebbe, ma sarebbe comunque inferiore, a quanto dichiarato dagli esponenti del M5s”.

Il costo per ciascun parlamentare, nel dettaglio

“L’indennità lorda mensile ammonta a circa 10.400 euro, ma al netto delle varie ritenute si attesta attorno ai 5.000 euro.
La somma dei rimborsi spese per l’esercizio del mandato (diaria, collaboratori, consulenze, convegni, spese accessorie di viaggio e telefoniche ecc.) è invece pari a 8.500-9.000 euro al mese”, ha ricordato il gruppo guidato da Cottarelli, “ogni parlamentare ha quindi un costo di circa 230-240 mila euro annui al lordo delle tasse, per un totale di circa 222 milioni. Queste cifre trovano conferma nei bilanci di previsione delle due camere: la spesa prevista per il 2019 per i compensi dei parlamentari è infatti di 225 milioni di euro”.