Svezia, un modello? Il capitalismo “sociale”

15 Aprile 2013, di Redazione Wall Street Italia

Roma (WSI) -A inizio anni ’90 nessuno avrebbe preso la Svezia a modello. Con un debito pubblico oltre il 70% del Pil nel 1992, quasi il 60% dell’attività economica sulle spalle di aziende, molte di proprietà statale, e un sistema bancario sull’orlo della bancarotta, il Paese sembrava arrivato al capolinea. Viveva una situazione da far impallidire i guai che oggi assillano il Sud Europa. A distanza di vent’anni quella Svezia racconta tutta un’altra storia.

Stoccolma ha perseguito la strada delle riforme economiche e delle liberalizzazioni del mercato, accendendo la miccia alla ripresa del’economia. Dopo una crescita modesta nel corso del 2008, adesso l’economia svedese ha acquistato peso sul palcoscenico mondiale, superando quella di Stati Uniti e Germania. L’unico neo su cui il governo deve lavorare è la disparità di reddito fra i suoi cittadini.

Ma il bello, osservano gli esperti di mercato, è che questo modello di economia vincente non ha soltanto preso piede in Svezia, ma si è diffuso anche in Danimarca, Finlandia e Norvegia in quanto gli svedesi hanno scoperto un mix bizzarro di capitalismo basato sulla democrazia sociale, sul comunitarismo avanzato che ha dato vita a nazioni socialmente più mobili e fiscalmente solide.

Alcune società storiche, ex campioni nazionali, come Saab o Volvo saranno anche passate di mano, ma gli svedesi non ne hanno fatto un dramma. Hanno dato vita a nuove realtà industriali. E’ il caso di Ikea ed H&M. Mentre le loro banche oggi sono le più forti in Europa.

C’è chi osserva che il miracolo lì è stato possibile perché la Svezia è un’economia relativamente piccola di appena 500 miliardi di dollari del Pil, rispetto ai 15.700 miliardi dollari prodotto dagli Stati Uniti in un anno. Inoltre è anche una società molto più omogenea. Ma di certo dimostra che mai nulla è perduto.